di
Alfio Sciacca

Le ragazze in tv: «Ingannate anche ai casting». L’ex attore smentisce e denuncia 20 persone. A Milano un fascicolo per diffamazione

Milano – Alla pm Marina Petruzzella toccherà visionare anche un numero imprecisato di video a luci rosse allegati alla già corposa querela. Duecento pagine di denuncia, più i supporti multimediali che occupano ben 500 gigabyte. Per la difesa di Rocco Siffredi «si tratta dei necessari riscontri documentali» che smentirebbero le accuse lanciate da attrici, e non, che sostengono di aver subìto violenze e abusi sui set di film hard girati o prodotti dall’ex pornodivo.

A raccogliere le loro testimonianze è stata la trasmissione «Le Iene» che ha realizzato diverse puntate sui presunti abusi. Accuse alle quali l’avvocata Rossella Gallo, che assiste Siffredi, ha replicato con successive integrazioni di una prima denuncia presentata lo scorso luglio. In tutto vengono chiamate in causa 20 persone: due autori de «Le Iene», 15 donne indicate con nome e cognome e 3 rimaste anonime. La difesa sarebbe risalita all’identità anche di chi ha raccontato le presunte violenze mantenendo l’anonimato. Dopo la denuncia la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per diffamazione, iscrivendo 20 persone per i necessari accertamenti. Un lavoro difficile perché si muove in un ambito, quello del porno, dove si immagina che non ci sia spazio per poter parlare di abusi sessuali.



















































Rocco Siffredi, al momento, preferisce non aggiungere altro alla denuncia, considerandosi vittima di una «macchina del fango». Come si sono chiuse nel silenzio le attrici che lo hanno denunciato raccontando la loro storia in tv. Decine i casi di violenza sessuale e psicologica contestati a Siffredi, anche nella sua veste di regista e produttore. Da quattro anni infatti ha chiuso la sua attività di attore hard. Tra le accuse più gravi quella di aver girato dei contenuti porno, poi immessi nelle vaie piattaforme online, senza il consenso delle donne protagoniste.

Alcune ragazze raccontato di aver partecipato a dei casting che poi sarebbero stati messi in circolo come video hard senza il loro consenso e senza aver ricevuto alcun compenso. Ancora, c’è chi denuncia di essere stata costretta a particolari prestazioni sessuali contro la propria volontà. Accuse che nella denuncia Siffredi smentisce, sostenendo che nulla sarebbe stato fatto contro la volontà delle attrici. 

Quanto al mancato consenso si sosterrebbe che fino ad un certo periodo non era previsto. Mentre le attrici che denunciano prestazioni sessuali forzate, secondo l’ex attore le avevano già messe in scena in altri film. A sua difesa Siffredi ha presentato una lista di testi: cameraman e tecnici presenti sui set.

Insomma una guerra che sarà inevitabilmente combattuta a colpi di scene hard tra le quali dovrà districarsi la Procura per accertare, come vuole dimostrare l’inchiesta de «Le Iene», che anche nel torbido mondo del porno occorre sempre rispettare la volontà e la dignità delle donne. 

«Abbiamo raccolto testimonianze di donne che raccontano di presunte prevaricazioni, abusi e violenze — dicono gli autori del programma —. Con loro abbiamo avviato una riflessione sul consenso, un tema quanto mai attuale e dibattuto a livello mondiale. Ci sorprende notare che la notizia della denuncia di Siffredi, insieme alla versione dell’uomo che le donne intervistate hanno accusato, stia ottenendo un’attenzione maggiore rispetto al racconto delle presunte vittime».

7 marzo 2026