A contribuire alla pericolosità della minaccia, l’utilizzo di un certificato Extended Validation (EV) apparentemente legittimo. La nota della company

«Siamo lieti di informarla che la sua azienda è stata selezionata per presentare una proposta e un preventivo per una prossima opportunità di progetto». A corredo di tale email, l’invito a cliccare su un link per scaricare un’applicazione di videoconferenze tramite cui completare il processo. Il fatto è che «i download risultanti, mascherati da installer di Teams, Zoom o Google Meet» sono in realtà software di monitoraggio da remoto (RMM, acronimo di Remote Monitoring and Management) in grado di generare un accesso stabile al sistema violato, e di conseguenza di sottrarre potenzialmente tutti i dati sensibili in memoria. A peggiorare le cose, il fatto che per «indurre l’utente a un’azione rapida» i siti in questione mostrino «messaggi di errore come “obsoleto” o “aggiornamento richiesto”».

L’ennesimo caso di phishing

Come evidente, si tratta dell’ennesimo schema fraudolento basato sul phishing, meccanismo che consiste nell’inviare alle vittime un messaggio contraffatto e, attraverso l’indebito utilizzo del nome e del logo del presunto mittente – banche, aziende, istituzioni –, convincerle a rivelare informazioni riservate o a compiere una determinata azione. A lanciare l’allarme, martedì 3 marzo, il blog ufficiale di Microsoft. Sotto la lente di ingrandimento del colosso tech – a quanto si legge –, anche altre due truffe veicolate via email che in queste settimane stanno sfruttando l’identità digitale di strumenti comunemente usati nel mondo del lavoro: una mima una sorta di aggiornamento automatico di AdobeReader necessario per leggere correttamente un Pdf mostrato ad arte come protetto, mentre l’altra spinge a scaricare una falsa trascrizione di una riunione di Teams.



















































Vale il solito consiglio numero uno

A rendere ancora più insidiose le tre fattispecie, il fatto che i file dannosi risultino firmati con l’impiego di un certificato Extended Validation (EV) apparentemente legittimo rilasciato da una fantomatica società informatica di nome TrustConnect Software PTY LTD. Risultato: un punteggio di reputazione più elevato da parte degli antivirus installati sui dispositivi delle vittime, più che mai dunque esposte al pericolo. Naturale a questo punto domandarsi come ci si possa difendere. Ebbene, se da un lato Microsoft raccomanda in primis di utilizzare i suoi programmi di difesa targati Windows (come Defender Application Control o AppLocker), dall’altro resta soprattutto fondamentale seguire la regina delle consuete buone pratiche anti-phishing: l’accurata verifica di link e mittenti, in questo caso tenendo a mente anche che ogni update andrebbe sempre scaricato solo dal sito ufficiale della relativa software house. A questo link la nostra guida sulle truffe telefoniche e online più diffuse: come riconoscerle e cosa fare per neutralizzarle, evitando così pessime sorprese.

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6 marzo 2026 ( modifica il 6 marzo 2026 | 17:01)