di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

l conflitto con l’Iran riporta in primo piano l’incertezza sui mercati: Borse in calo, rendimenti dei titoli di Stato in aumento e nuova corsa all’oro. In queste fasi la parola chiave resta diversificazione… e mantenere la calma

Le guerre fanno tremare i mercati. Non è una novità. Ma ogni volta che accade, quando le immagini del conflitto si mescolano ai grafici delle Borse, la sensazione è sempre la stessa: che il sistema finanziario stia entrando in una fase completamente nuova e più pericolosa.

Negli ultimi giorni, dopo l’attacco all’Iran e il rischio di una paralisi dello stretto di Hormuz — da cui passa una parte decisiva del petrolio mondiale — gli investitori hanno reagito come spesso accade nelle fasi di incertezza: vendendo gli asset più rischiosi e rifugiandosi in quelli considerati più sicuri.



















































Il risultato è stato immediato. Le Borse sono scese, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti e l’oro ha ripreso la sua corsa. In momenti come questi molti risparmiatori si chiedono se sia il caso di cambiare strategia o, al contrario, di restare fermi. Eppure, se si guarda alla storia dei mercati finanziari, la prima regola resta sempre la stessa: evitare il panico.

La Borsa e il tempo lungo degli investimenti

Il nervosismo delle Borse non nasce solo dalla guerra. Già nelle settimane precedenti i mercati avevano iniziato a mostrare segnali di tensione, soprattutto attorno ai grandi titoli tecnologici coinvolti nella corsa all’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni hanno raggiunto valutazioni molto elevate. Il conflitto ha semplicemente acceso una miccia già pronta.

Quando l’incertezza geopolitica aumenta, gli investitori temono due cose: un rallentamento dell’economia globale e un aumento dei prezzi dell’energia. Entrambi i fattori possono pesare sugli utili delle aziende e quindi sulle quotazioni in Borsa.

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Ma chi investe con una prospettiva di lungo periodo dovrebbe ricordare una semplice evidenza storica. Secondo uno studio pubblicato dalla banca svizzera Ubs, un dollaro investito nel mercato azionario americano all’inizio del Novecento varrebbe oggi più di tremila dollari, al netto dell’inflazione. La lezione è chiara: le crisi arrivano e passano. I mercati, nel tempo, tendono a recuperare.

Il ritorno dell’oro rifugio

Quando i mercati si agitano, l’oro torna sempre protagonista. Il metallo giallo è da secoli il simbolo della sicurezza finanziaria e nelle fasi di turbolenza viene acquistato come protezione contro l’incertezza. Non stupisce quindi che il suo prezzo sia tornato a salire. Ma la recente rivalutazione non dipende solo dalle tensioni geopolitiche. Negli ultimi anni molte banche centrali hanno aumentato le loro riserve auree, diversificando rispetto al dollaro e ad altri asset finanziari.

A questo si aggiungono due fattori importanti: la debolezza della valuta americana e il calo dei tassi di interesse, che rende relativamente più attraente detenere oro. Per i piccoli risparmiatori il messaggio non è quello di puntare tutto su questo asset, ma piuttosto di imparare dalla strategia delle banche centrali: diversificare.

La regola della diversificazione

La parola chiave, in realtà, è sempre la stessa: equilibrio. Un portafoglio ben costruito non dovrebbe dipendere da un solo tipo di investimento. Azioni, obbligazioni, materie prime e valute hanno comportamenti diversi nei vari momenti del ciclo economico. Quando una categoria soffre, un’altra può invece salire.

Un esempio concreto: chi negli ultimi anni ha costruito un portafoglio con una combinazione di azioni, titoli di Stato e una piccola quota di oro o materie prime oggi vede oscillazioni molto più contenute rispetto a chi è rimasto esposto a un solo mercato.

La diversificazione non elimina i rischi, ma li distribuisce. E soprattutto rende il portafoglio meno vulnerabile agli shock improvvisi, come quelli geopolitici.

Perché salgono i rendimenti dei Btp

Anche il mercato obbligazionario ha reagito alla nuova fase di incertezza. Quando gli investitori diventano più prudenti, tendono a spostare il denaro verso i titoli considerati più sicuri. In Europa il punto di riferimento resta il debito pubblico tedesco, mentre i titoli dei Paesi percepiti come leggermente più rischiosi vengono venduti.

È per questo motivo che lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi si è allargato. Lo Spread Btp-Bund misura proprio questa differenza: quanto in più l’Italia deve pagare per finanziarsi rispetto alla Germania. Negli ultimi giorni il rendimento dei Btp decennale è risalito attorno al 3,5%, un movimento legato alla discesa dei prezzi delle obbligazioni sul mercato. Si tratta però di livelli ancora relativamente contenuti e lontani dalle tensioni viste nelle grandi crisi del debito europeo.

La pazienza come strategia

Per chi ha costruito i propri investimenti con un piano preciso, il consiglio resta sorprendentemente semplice: aspettare. Le decisioni prese sull’onda dell’emotività raramente si rivelano le migliori. I mercati reagiscono rapidamente alle notizie, ma altrettanto rapidamente possono cambiare direzione quando il quadro diventa più chiaro.

La forte domanda registrata per il Btp Valore, che ha raccolto miliardi di euro tra i risparmiatori italiani, è in questo senso un segnale interessante. Significa che, nonostante le tensioni internazionali, la fiducia negli investimenti di lungo periodo non è venuta meno. Ed è proprio questa, alla fine, la vera arma contro l’incertezza dei mercati: tempo, diversificazione e sangue freddo.

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7 marzo 2026 ( modifica il 7 marzo 2026 | 09:56)