Il magnate statunitense è noto soprattutto come cofondatore di Oracle, uno dei giganti globali del software e dei database. All’inizio degli anni duemila prese un torneo che rischiava la licenza e l’ha trasformato in una delle tappe più ambite del circuito
Martina Sessa
7 marzo – 12:07 – MILANO
Nel panorama del tennis mondiale pochi tornei hanno conosciuto una trasformazione tanto profonda quanto quella di Indian Wells. Dietro questa metamorfosi ci sono la visione e il patrimonio di Larry Ellison, il magnate della tecnologia che negli ultimi quindici anni ha trasformato un Masters 1000 nel torneo che molti oggi definiscono il “quinto Slam”. Newyorkese, Ellison è noto soprattutto come cofondatore di Oracle, uno dei giganti globali del software e dei database. Fondata nel 1977, l’azienda è cresciuta fino a diventare un colosso dell’informatica mondiale, contribuendo a rendere Ellison il secondo uomo più ricco del pianeta secondo la classifica annuale di Forbes. Oltre alla tecnologia, tuttavia, l’imprenditore americano ha sempre coltivato passioni molto diverse: dalla vela, (con il team Oracle Team USA, vincitore dell’America’s Cup nel 2010) agli investimenti immobiliari, fino allo sport. Tra tutte, quella per il tennis è probabilmente la più personale.
tennis e rafa—
“Gioco cinque giorni alla settimana, di solito sulla terra battuta”, ha raccontato in più occasioni. Non sorprende quindi che Ellison nutra una profonda ammirazione, e anche un rapporto di amicizia, con Rafael Nadal, il dominatore della superficie. Un legame che negli anni ha portato il campione spagnolo a essere ospite nella casa del magnate durante alcune edizioni del torneo di Indian Wells. “L’altro giorno ho giocato con lui per un’ora e mezza”, ha raccontato Ellison al in una vecchia intervista al New York Times. “Imprime una rotazione incredibile alla palla e ovviamente può colpire da posizioni molto arretrate. È il miglior atleta che abbia mai visto su un campo da tennis”. È il profondo amore verso il tennis che l’ha spinto verso la California.
l’acquisto—
All’inizio degli anni Duemila, Indian Wells non attraversava un periodo facile. Il rischio di fallimento era concreto e la possibilità di perdere la licenza, con il torneo trasferito in un’altra parte del mondo, tutt’altro che remota. L’Oriente, in particolare Shanghai, guardava con interesse all’evento californiano, prima ancora della nascita del proprio Masters 1000. Il punto di svolta, però, arriva nel 2009, quando Ellison decide di acquistare il torneo e il complesso dell’Indian Wells Tennis Garden per circa 100 milioni di dollari. L’operazione segna l’inizio di una nuova era. Il fondatore di Oracle non si limita a salvare il torneo: investe massicciamente nel suo sviluppo. Nel corso degli anni vengono destinati oltre 230 milioni di dollari al rinnovamento delle strutture, all’ampliamento dei campi e al miglioramento dell’esperienza per pubblico e giocatori. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: creare il miglior torneo del mondo al di fuori dei quattro Slam. Nel giro di pochi anni Indian Wells cambia volto: nasce così il soprannome che oggi accompagna il torneo: “Tennis Paradise”.
IL TORNEO PREFERITO DAI GIOCATORI—
Una delle chiavi del successo di Indian Wells sotto la gestione Ellison è stata l’attenzione quasi maniacale al comfort dei giocatori. Il miliardario americano ha più volte sottolineato come un torneo funzioni davvero solo quando gli atleti possono competere nelle migliori condizioni possibili. Per questo motivo sono stati potenziati campi di allenamento, aree di recupero e spazi dedicati esclusivamente ai professionisti. I risultati non hanno tardato ad arrivare: per la prima volta i tennisti del circuito Atp e Wta hanno votato Indian Wells come miglior torneo del calendario.
LA RIVOLUZIONE DI HOLLYWOOD—
Non c’è solo la volontà di cambiare il tennis da parte del magnate americano. Attraverso Paramount Global e Skydance Media, la società guidata dal figlio David, la famiglia Ellison è diventata protagonista di una delle operazioni più rilevanti nella recente storia di Hollywood. L’acquisizione di Warner Bros. Discovery, sostenuta anche dal fondo RedBird, punta infatti a creare un nuovo gigante globale dei media. Dopotutto, la storia di come Larry Ellison abbia salvato Indian Wells non è forse una perfetta favola hollywoodiana?
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