di
Guido Olimpio
Azioni reali o diversivi. I tanti precedenti storici, le Number Stations e il caso cubano della spia Ana Montes
Una sequenza di numeri captabili via radio, messaggi in lingua Farsi diretti verso l’Iran. La trasmissione è iniziata in contemporanea con i raid di Israele e Usa, una coincidenza non casuale. Infatti, il segnale è stato poi contrastato in modo efficace a partire dal 5 marzo, una conferma indiretta di un’attività «anomala».
A rivelarne l’esistenza sulla piattaforma X Roberto, un radioamatore milanese, nickname Shortwave Observer, appassionato delle Number Stations, le stazioni che trasmettono segnali di intelligence di alcuni Paesi. «Erano le tre di notte e sono stato allertato da TJ, un ex ufficiale della RAF, uno specialista scrupoloso. Da quel momento ho iniziato a cercare e solo successivamente l’ho trovata».
La «stazione», finché è rimasta attiva, ha trasmesso tra le 19 e le 3, poche ore sufficienti a svolgere la missione. Molto probabile che si trovi in Medio Oriente, vicino allo scacchiere della crisi.
Si può supporre che la serie numerica fosse rivolta ad operativi, a donne e uomini che per ragioni di sicurezza o opportunità non posso impiegare altri sistemi di comunicazione. Chi c’è dietro i codici? Diversi i candidati: Israele, la Cia, lo spionaggio militare statunitense. Tanti agiscono in un teatro in fiamme marcato da azioni clandestine, sabotaggi, mosse di oppositori interni, infiltrati in città. Ma non possiamo neppure escludere un diversivo, qualcosa per innervosire l’avversario.
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Il modus operandi è «antico» e per alcuni Paesi rappresenta una tradizione spionistica consolidata, mai abbandonata. Ad oggi le Number Stations note sono quelle impiegate dai russi, dai polacchi (forse se ne servono nel conflitto ucraino), dai taiwanesi, dai francesi. Una volta era celebre quella cubana, ormai chiusa. Era un legame costante con le sue talpe negli Usa e in altre regioni, una storia emersa dopo l’arresto di Ana Montes nel 2001. Abilissima, grande esperta di America Latina, aveva fatto carriera nell’intelligence del Pentagono al punto di essere stata soprannominata «la regina di Cuba» per la sua conoscenza degli affari castristi. In realtà lavorava anche per i cubani, una scelta puramente ideologica. Venne smascherata solo dopo 17 anni.
Nel suo appartamento di Washington l’Fbi trovò una normale radio ad onde corte, in grado anche di agganciare il Morse: era il suo filo diretto con il referente sull’isola. Riceveva la serie di numeri che decriptava usando un manuale ad hoc.
Il metodo non tramonta perché è efficace ed è ritenuto a prova di sospetto in quanto parliamo di apparati radio comuni, poco costosi e non di tecnologia sofisticata, con dimensioni ridotte. Possederne una non è un reato.
Prima del conflitto e dopo la rivolta popolare Washington ha considerato diverse opzioni su come sostenere i dimostranti. Tra queste l’invio di «terminali» satellitari Starlink per favorire i contatti con gli oppositori e, in effetti, ne sarebbero state spedite alcune migliaia. Immediata la reazione dei pasdaran con la mobilitazione di unità speciali per individuare gli equipaggiamenti.
7 marzo 2026 ( modifica il 7 marzo 2026 | 13:58)
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