«Una parola è troppa e due sono poche». Se la citazione vi rimbomba in testa, come un mantra rassicurante, inutile negarlo: siete già prigionieri del loop. La Rai ha deciso di rispedirci tutti a Poggio Fiorito, trasformando “Un medico in famiglia” in una sorta di “coperta di Linus” applicata allo streaming. Al via su Samsung TV Plus il nuovo Fast channel Rai Fiction, interamente dedicato alla serie tv, visibile al numero 4230 e sui dispositivi della galassia coreana (scaricabile da Galaxy Store o Google Play). Un servizio h24 completamente gratuito che inietta senza sosta i 286 episodi della saga. Dieci stagioni in cui nessuno invecchia, nessuno muore (tranne il povero Guido, il cui addio resta un trauma nazionale insuperato), e nessuno deve affrontare l’ansia della scelta davanti al telecomando.

Quando eravamo tutti Martini

Per capire perché la Rai abbia colonizzato uno spazio h24 con una serie ferma dal 2016, bisogna guardare ai fatti. “Un medico” non è stata una semplice fiction, ma una messa cantata nazionalpopolare. Nata come adattamento del format spagnolo “Médico de familia”, quando debuttò, il 6 dicembre 1998, il dottor Lele Martini (interpretato da Giulio Scarpati) e la sua tribù traslocarono nelle case di 10 milioni di persone. È la serie che ha sdoganato la famiglia allargata prima dei trattati di sociologia, che ha fatto amare il multiculturalismo ruspante di Cettina (una Lunetta Savino monumentale), e che ha eletto Lino Banfi nonno d’Italia per decreto istituzionale. Un porto sicuro per millennials traumatizzati, incastrati tra un’uscita al vetriolo di nonna Enrica (Milena Vukotic) e il carro funebre extra-lusso di Augusto Torello (Francesco Salvi) parcheggiato a un passo dalle lasagne: l’anestetico perfetto contro l’ansia quotidiana.