Praticamente proprio il giorno prima di andare a vedere Scream 7 mi stavo sentendo con un mio amico e gli dicevo: “Eh sì, domani vado a vedere l’ultimo capitolo, mi sto recuperando gli altri per avere un attimo le idee più chiare”. Scream è stata la mia prima esperienza volontaria con l’horror, il film che mi ha aperto la strada allo slasher, al gore e ai serial killer. Al mio primo anno di università uscì il reboot, ma al tempo io e i miei compagni di corso eravamo troppo intrippati con Tarkovskij e Kubrick per andare a spendere soldi appresso a una saga commerciale (sì, eravamo degli spocchiosi insopportabili). Comunque a voi che ve frega della mia infanzia cinefila, siete qua per sapere com’è sto benedetto film. Ebbene, Scream 7 non sarà 2001: Odissea nello spazio, ma senza dubbio… fa cagare, SIGLA!

Quando il grande capo mi ha assegnato questo pezzo, sono partita in quarta a recuperare i film che mi mancavano, e che gaso! Nonostante qualche up and down, la saga di Scream nella sua totalità rimaneva godibile, e avevo molte aspettative su questo settimo capitolo della saga, che sembrava star creando qualcosa di veramente interessante a partire dal duo Melissa Barrera/Jenna Ortega. Motivo per cui, quando ho appreso del licenziamento della prima e dell’uscita della seconda causa ideali e valori vs industria fottesega, ho iniziato a imprecare. Perché oltre a farmi incazzare che un film del genere diventi la palestra dove mostrare che Hollywood ancora una volta non ha spina dorsale (per non parlare poi dell’embargo recensioni di Letterboxd onde evitare review bombing, posso solo dire: cringe), sapevo già che questa scelta avrebbe portato solo a un film di merda.

“Ciao bello divertiti senza di noi”

E infatti udite udite: se ne vanno le attrici, se ne vanno il regista, recuperano un vecchio soggetto e, con dei tempi di pre-produzione inesistenti, cambiano totalmente la storia: il focus non è più il dinamico duo di sorelle, ma ritorna Sydney Prescott (Neve Campbell) e viene introdotta sua figlia, Tatum. Un nuovo duo girl power, ma pensato e sceneggiato con metà del talento, della voglia e dell’intelligenza. A ciò aggiungiamo anche che avevo appreso del ritorno di David Arquette (Linus Riley, morto nel quinto film), di Matthew Lillard (dal primo film) e di Scott Foley (dal terzo film), manco avessi ordinato un fritto misto. Questa cosa per me voleva dire una cosa sola: operazione nostalgia. Ed ecco che i miei coglioni erano scesi ancora di più, quasi al punto da toccare il pavimento, per due motivi diversi:

  • Va bene far tornare i personaggi delle saghe horror per 45 anni, non possono fare altro che autocannibalizzarsi (sì insomma, nel prossimo Halloween Jamie Lee Curtis e Mike Myers faranno a gara coi deambulatori) ma pure la gente morta? Ecche siamo in un fumetto Marvel? Spero seriamente facciano tornare almeno in modo intelligente, tipo il mio amatissimo Randy in Scream 3.
  • Non lo so, soprattutto il ritorno di David Arquette mi resta un po’ indigesto. Lui è quello che durante tutta la saga è invecchiato più di tutti, è sempre stato una persona a metà tra un marshmallow e un orsetto gommoso. Che pietà che ho provato quando in Scream 5 la nuova gen è venuta a richiamarlo e dopo aver detto “Ragazzi mannaggia cr- mi hanno già affettato 9 volte” comunque li aiuta, per poi morire una delle morti peggiori che abbia mai visto (coltellata da un lato sulle palle e dall’altro sul culo, l’equivalente slasher di pisciare e cagare in contemporanea). E dopo tutte le sofferenze sto povero vecchio non lo lasciamo al giusto riposo nei campi elisi? Eddai.

La faccia di mio padre quando gli dicono che gli mancano ancora 7 anni di contributi prima di andare in pensione

Insomma, questi erano i miei pensieri PRIMA di entrare in sala: o stavo per azzeccare tutto e incazzarmi come una bestia, o stavo per avere una felice sorpresa. è molto difficile parlare di Scream 7 senza dire bell’e buono qual è la trama, perché viene veramente rivelato tutto con una velocità impressionante: dopo solo mezz’ora si vede che la trama del classico Scream è totalmente sovvertita. Il focus del film è il legame tra Sydney e Tatum, che viene messo in scena come una sorta di deja vu: Sydney mamma preoccupata che vede la figlia compiere gli stessi errori che ha fatto lei in precedenza (avere un ragazzo, pericolo numero uno di questa saga) e ovviamente cerca di tenerla in una bolla, senza raccontare nulla del proprio passato, per la frustrazione di Tatum. Ovviamente Scream 7 marcia sul pluriprovato tema del rapporto genitore/figlia, insomma sapete, quello che fa ogni franchise da circa 20 anni. Il problema è che non ci prova neppure abbastanza, è un perdere focus da un momento all’altro, sembra di stare sulle montagne russe.
Sul personaggio di Tatum, poi, c’è poco da dire oltre che è figlia del retcon, insieme ad altre due figlie ipotetiche di Sydney che non vengono mai mostrate sullo schermo: lotta tanto per la sua indipendenza e per voler apprendere l’adolescenza della madre da lei piuttosto che dai magazine sensazionalistici, ma non fa mai un passo in alcuna direzione. Ogni cosa intelligente che fa in questo film le viene dettata dalla madre, mentre tutte le cose stupide, proprio quelle del manuale del film horror base da NON FARE, beh quelle sono tutte opera sua. Morale della storia: il sangue da final girl non scorre nella famiglia Prescott, e il finale accellerato che danno a Tatum mi fa sperare di non vedere un altro film di Scream con la sua faccia.
Se i primi Scream, quelli scritti da Kevin Williamson – che a sto giro si prende tutto il peso sulle spalle e dirige pure- si prendevano il loro tempo e la loro attenzione al dettaglio prima di rivelare l’interiorità dei personaggi, qua è tutto un urlare chi è chi. Si tratta di semplici etichette, che vengono date e smentite alla velocità della luce, senza alcuna attenzione alla naturale evoluzione dei personaggi o degli eventi. Sydney, che torna alle luci della ribalta, è una sorta di supereroina, che non sbaglia mai, non cade mai in trappola. Ci sta che dopo 7 film abbia imparato un po’ di karate e come registrare le telefonate, però il film cade in un noioso binarismo da subito che rende ancora più noioso il legame madre/figlia: Sydney è la donna cazzutissima, Tatum è la piagnona e basta.

Sono Sydney, sono una donna, sono una madre, so anche sparare con la pistola piu piu

Scream 7 è un film che vuole giocare sui demoni del passato, quelli che tornano in nuovi modi inaspettati, e anche ua fallisce su tutta la linea. Niente del film evoca elementi dei film precedenti, neanche quando ci prova DAVVERO DAVVERO TANTO, tipo il fatto che Tatum si chiama come la migliore amica di Sydney nel primo Scream. Per essere sicuri che non ci si perda questo wink wink clamoroso, il film lo fa dire ad alta voce da svariati personaggi almeno TRE VOLTE. Il che mi fa domandare per chi cazzo potrebbe essere un film del genere: da fan della saga, è stato l’equivalente slasher di guardare Dora l’esploratrice. Scream 7 è ciò che chiamo un film da “doomscrolling”: anche lo guardi scrollando Insta in sottofondo, nessun problema, per il numero di volte in cui ti verrano ripetute le cose e per il finale (scontato da morire) riesci a capire anche se guardi tutto il tempo le live delle cinesi che si cambiano i vestiti.
Prima della linea dello SPOILER, voglio lasciare un semplice indizio a chi non ha visto il film. Riprendiamo la chiamata che avevo fatto al mio amico: ecco, ricordo di aver detto due frasi ben precise: “Oh comunque ti devo dire che rispetto ad altre saghe che non sanno più dove andare, Scream rimane abbastanza costante, non ha mai toccato il fondo in maniera definitiva” e “dopo aver guardato il 4 ho pensato che sarebbe molto bello aggiornare un po’ la saga a oggi, magari con una bella riflessione sull’IA generativa”. Ecco, vi dico solo che ho imparato d’ora in poi a tenere i miei pensieri dentro di me, per paura che dire le cose ad alta voce le faccia manifestare nel modo più sbagliato possibile.

Con fare sensazionalistico, vi annuncio qua la LINEA DELLO SPOILER

Entriamo a gamba tesa nel grosso del film: riepilogando, abbiamo quindi Sydney, Tatum e, nel ruolo del padre, il buon Joel McHale, pulotto in uniforme, che appena l’ho visto ho detto “azz”, perché non è che per le guardie finisca mai bene in sta saga, e infatti nsomma non è che se la sia spassata proprio alla grande.

Tout le Ghostface detest la police

Ovviamente Ghostface ritorna ma stavolta attenzione, la gimmick cambia: il killer si rivela da subito in videochiamata ed è… Stu Macher! “Ma come” direte voi nerdazzi “ma Stu non era morto nel primo Scream?”. Eccerto, ma tanto come ci insegna Robert Downey Jr e l’MCU, i soldi e il fanservice riportano in vita i morti, non Gesù e neanche i necromanti. A me personalmente piace pensare che questa cagata di trama ci fosse da prima di tutti i disastri di produzione, perché in Scream VI c’è un momento in cui i personaggi guardano la TV con cui Sydney uccide Stu e dicono “Acciderbolina, ma è veramente possibile ammazzare qualcuno con questo coso?”, un setup del cazzo me ne rendo conto, ma che posso dirvi, mi piace sognare.
La formula del tradizionale Scream è dunque sovvertita, manca la spiegazione delle regole (accennate appena con la frase “è un espediente ridicolo per qualsiasi franchise, no qui si tratta di nostalgia” riferendosi al ritorno di Stu) e il classico whodunit che tiene la gente attaccata fino alla fine. Eccetto che poi provano a farlo riattecchire, dicendo che Stu è creato con il deepfake e l’IA. Qua è dove il film inizia seriamente ad andare a puttane perché:

  • Questo discorso dell’IA viene mandato avanti e indietro come se fosse una pallina da ping pong. Non c’è la riflessione sulle immagini o sulla fama di Scream 4, c’è solo la tematica hot del momento buttata nel pentolone tanto per.
  • Nell’istante in cui il film cerca di far tornare nella mente dello spettatore che hey, il killer potrebbe essere chiunque!! diventa tutto mille volte più palloso perché nessuno dei personaggi è vagamente interessante da creare suspense o interesse a pensare “mmmm, sarà stato lui oppure lui?”. Se ripenso al fatto di essermi lamentata dei personaggi secondari di Scream 5 che stavano sullo schermo veramente troppo poco, beh, a quanto pare stavo gettando via oro colato.
  • Questo è uno SPOILERAZZO bello grosso, ma necessario: alla fine del film esce fuori che il cattivo era “quello di Google”, che è un boss dei computer e dell’IA e che CONVENIENTEMENTE era stato l’unico a dire a Sydney e Gale (ovviamente ritorna anche lei, con una discesa in campo che manco Silvio Berlusconi) che Stu era vivo. Per forza di cose, quando si capisce che Stu NON è vivo, tutti i sospetti non possono che cadere su di lui, al che rimane solo da capire perché.

Alla fine esce fuori che la killer era la vicina di casa, con il semplice motivo di essere fuori come un balcone. Lei amava Sydney e il suo libro, ma Sydney si era data alla vita privata, arrivederci e grazie, e lei ci era rimasta troppo troppo male. Così questa pazza aveva deciso di perseguitarla. Fine. Non si tratta di un fantasma di un passato, è una trama che si potrebbe fare copia incolla con qualsiasi saga e final girl che abbia deciso di scrivere un libro autobiografico. È assurdo che una trama del genere sia stata appiccicata a Scream, quando non ironicamente avrebbe più senso per dare un po’ di brio a After 4. Scusate per questo volo pindarico, ma quanto sarebbe stato bello se Tessa avesse accoltellato Hardin dopo aver scoperto il suo libro sulla loro storia!!! No? Vabbè ci ho provato.
Tornando a noi, vogliamo parlare alla fine di come sono stati messi dentro i morti viventi dei film precedenti? Ovviamente erano deepfake utilizzati per creare insicurezze in Sydney, ma la sequenza in cui sono presentati è di un brutto che non so come dirlo a parole. Sembra un carosello Instagram fatto da influencer alle prime armi che devono pubblicizzare le bevande alla soia: un montaggio incomprensibile, parole e rimandi a caso ai film precedenti, sfondi presi direttamente da quelli presettati su Zoom. Iconico poi che la casa di produzione abbia fatto questa “riflessione” sul pericolo dell’intelligenza artificiale procedendo poi a fare una campagna marketing in cui dando le tue fattezze facciali potevi avere un video in cui Ghostface ti ammazzava, bello no?!

Il mio sogno, essere ammazzata da Ghostface nella cameretta di Pinky Pie

FINE LINEA DELLO SPOILER
Scream 7 è una ciofeca da ogni punto di vista: è la morte di un progetto autoriale che, attraverso tanti cambiamenti, riusciva impervio a resistere in un panorama in cui altre saghe avevano un po’ naufragato. Wes Craven, e in primo luogo lo stesso Kevin Williamson che qua fallisce su tutta la linea, avevano creato un concept originale, che si faceva beffe di tutti, dei clichè della scrittura ma soprattutto dei potenti del mondo cinematografico. Scream 7 è in tutto per tutto ciò che entrambi criticavano: è vuoto, senz’anima, prodotto con il solo scopo di far soldi. Voglio pensare che da lassù Wes stia buttando un botto di castime addosso ai dirigenti della Spyglass, la casa di produzione, o che comunque sia in spirito con la gente che sta boicottando questo film.

Poster-quote:

“Adesso urlo ma nel senso che impreco fortissimo”
Ornella Van Helsing direttamente dalla sala, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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