di
Massimiliano Nerozzi

La Juventus fatica per un tempo, ma nella ripresa piega un Pisa volenteroso con le reti di Cambiaso, Thuram, Kelly e Boga. Ritrovando i 3 punti dopo 5 giornate, resta in scia al Como avvicinando la Roma impegnata domani contro il Genoa

Non avendo Haaland, e neppure Marione Mandzukic, premiato prima dell’inizio e in abito da sera, come centravanti della Juve resta decisamente meglio lo spazio: ovvero, Kenan Yildiz da falso nueve, un po’ qui e un po’ là (crossando l’assist del primo gol e stampando il terzo), attorno due dribblomani, Conceicao e Boga, e McKennie pronto a inserirsi. Nello spazio, appunto. 

Basti un dato più empirico dei gravi di Galileo dalla torre di Pisa: 0-0 all’intervallo, tra azioni confusionarie e un David da teatro dell’assurdo; 4-0 nella ripresa, con le reti di Cambiaso e Thuram, prima del tris del turco e del poker di Boga. Il tutto con David sfiduciato dopo l’orribile intervallo — suo e della squadra — e Openda tutt’uno con la panchina



















































Dunque, solo con il ribaltone alla pausa, Madama riesce a seguire l’unico copione che aveva per non farsi sfuggire il destino, di più con la vittoria del Como, nel pomeriggio: vincere, risalendo a meno uno da Fabregas e dalla Roma, oggi a Genova.

Se il secondo tempo è stato un piano inclinato, il primo si era rivelato appiccicoso come Blob, in un horror da anni Cinquanta: eppure, considerando il livello dell’avversario, un Pisa con grande volontà e dignità, ma con una qualità media imbarazzante, i bianconeri avevano giocato i peggiori 45 minuti da quando governa Luciano Spalletti. Come da menù della vigilia, la Juve avrebbe dovuto aggredire la partita e farla, invece ci è rimasta impigliata, tra errori grossolani e imperdonabili, di passaggi, tiri, scelte, finendo per sprofondare. Nell’ansia, anche. S’era già intuito dopo quattro minuti, quando Perin aveva salvato sulla deviazione volante di Moreo. 

Seguiranno pessimi passaggi di Bremer (due volte) e di Locatelli, sintomi di una squadra distratta e sconnessa. Giusto una bella combinazione, dopo undici minuti, ma non tale da aprire la cassaforte: Conceicao-David-Thuram, e tiro che sorvola l’incrocio. Il Pisa difende basso e crea densità, ma senza rinunciare a ripartire, pur con approssimazione, concedendo ai bianconeri pure qualche transizione: gestita male, in linea con il mood. Tant’è che Spalletti, alla mezz’ora, aveva inclinato l’assetto, passando dal 4-2-3-1 al 3-4-3, con Conceicao e Yildiz larghissimi e, soprattutto, spostando a destra McKennie, dove fin lì un po’ la Juve aveva patito. Negli ultimi venti metri, manco a dirlo, assenza di qualsiasi tipo di concretezza: fin lì, Yildiz con poco grip, Conceicao da sgasate e poi chissà, David un pasticcio dietro l’altro. Il 65 per cento di possesso è da grande inganno.

La Juve esce dagli spogliatoi come fossero la cabina telefonica di Superman: Boga per David e Kelly per Gatti; Yildiz sotto le spoglie del centravanti (già visto altre volte), Chico a destra, Boga a sinistra. Nell’incipit della ripresa c’è più ostinazione e convinzione, e spazi, appunto. Così arriva il vantaggio: pennellata di Yildiz, cabeza di Cambiaso, attaccando il secondo palo. Riaggredendo e correndo, arriveranno pure gli altri: il flipper del raddoppio (palo di Locatelli e tap-in di Thuram), con la difesa pisana freezata; la sassata di Kenan e il sigillo di Boga, dopo aver dribblato il portiere. Tra sette giorni, alle Idi di Marzo, Udinese-Juve e Como-Roma: va da sé, Madama vorrà rosicchiare qualche punto verso la Champions.

7 marzo 2026 ( modifica il 7 marzo 2026 | 23:04)