Minalo, 7 febbraio 2026 – Risotto contro cinghiale. Sembra un ritorno alle origini. Masterchef, prodotto da Endemol Shine con Sky, incassa la sua miglior stagione recente e laurea campione Matteo Teo Canzi, 24 anni, di Olgiate Molgora, nella Brianza lecchese.

La finale di Masterchef

Bella la finale con Carlotta, 25 anni, di Ivrea, e la prima sfida a quattro con Matteo Rinaldi, 28 anni, bergamasco di Boltiere, e Dounia, 28 anni, origine marocchina, di Bassano. Maestri di cerimonie i bravi giudici chef Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli.

Ospiti d’eccezione

Serata didattica, perché il tristellato Nobert Niederkofler porta i piatti e la materia prima sostenibile della montagna e dei boschi di Brunico, la filosofia etica del suo Cook the Mountain, con erbe, radici, piante, farine di corteccia e canapa, formaggi di malga.

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Teo Canzi, 24 anni, una laurea in Economia e il lavoro nei fondi inglesi

Arrivati al confronto fra i menu, la chef Chiara Pavan porta dei fiori commestibili per un amuse bouche a sorpresa. Poi sarà Giancarlo Perbellini ad assaggiare i secondi, lui che aveva premiato Carlotta nel test della sua cucina a tre stelle. Matteo vince 100mila euro in gettoni d’oro, un corso di alta formazione all’Alma di Parma, la pubblicazione del libro di ricette “Il gusto del perché”, per Baldini e Castoldi, in uscita il 16 marzo.

Il viaggio di Matteo Teo Canzi

Ma mentre il graphic designer Matteo Rinaldi coltiva il sogno di aprire, più avanti, «una Bakery alla francese per fare poche cose buone, fra dolce e salato», Teo Canzi racconta un viaggio più complesso, che parte, come per molti, da una nonna. E da una filastrocca imparata a scuola, La zuppa del chiodo, buonissima: basta aggiungere all’acqua un chiodo, ma sarebbe ancora più buona se aggiungessimo una cipolla, due patate, una carota, la carne… Teo va dalla nonna e la convince a fare la zuppa. E viene buona.

«Lei ha vissuto da adulta la guerra e il dopo, dalla cucina economica al boom, quindi ha un’idea in cui non si spreca nulla, si seguono le stagioni, le ragioni della spesa. E io guardavo, aiutavo, sporcavo anche. In parallelo agli studi. Quando sono riuscito a fare, quattro anni fa a Natale, un Filetto alla Wellington e la mia prima ricetta tecnicamente complessa, ho pensato che potesse essere la mia strada».

Passione e determinazione

E inizia a studiare e sperimentare ricette e tecniche di altri mondi, Spagna e Giappone le preferite, «anche dopo un viaggio in Giappone con un amico, eravamo andati a sciare nell’Okkaido ma siamo finiti in un fanastico giro enogatronomico da Tokyo a Kyoto e Osaka, provando tutto, anche l’orso. Sono affascinato dal Giappone, dal Cook The Mountain di Nederkofler, e dalla cucina di mare dello chef spagnolo Angel Leon, che trova in mare la pasta al plancton, usato come un cereale». Nel frattempo studia Marketing Internazionale dopo una laurea triennale in Economia e Finanza, corsi in Cattolica, e un futuro già scritto davanti.

«I miei genitori mi hanno sempre supportato ma dicendomi anche stai ben attento a quello che fai. Avevo già lavorato nei Fondi a Milano e Londra, lo studio di commercialisti di famiglia è ben avviato. Ma ho capito che volevo cucinare».

Il menu vincente

Razionale, ma anche emotivo, con il senso del rischio, col famoso risotto che ha superato il cinghiale di Carlotta. Un menu vincente che parte dalla flastrocca di una zuppa, “Il primo chiodo” dell’infanzia (chawanmushi di brodo dashi, verdure in giardiniera, carota a chiodo). Poi il risotto affumicato alla zucca con pesce gatto, fragoline essiccate e fiori.

Teo Canzi, re di Masterchef: io, il risotto e la zuppa col “chiodo”. Il sogno? Dare un’identità alla cucina della Brianza dei laghi

«È il piatto delle mie zone, l’ingrediente che mi ha cresciuto e che preferisco alla pasta. I passaggi sono fondamentali. Io preferisco la tostatura a secco, poi si sfuma con vino o brodo, che va aggiunto a poco a poco, bisogna starci sopra come in una relazione. La mantecatura legando con un grasso qualsiasi l’acqua libera e l’amido». Seguono il piccione e una ciliegia sul finto semifreddo.

Lezioni imparate e progetti futuri

Se gli chiedi qual è stato un passaggio fondamentale, ti risponde «la cucina Perbellini, perché in quell’ambiente caotico e silenzioso, dove non è previsto sbagliare esecuzione e timing, ho trovato la serenità e la consapevolezza definitiva».

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Teo Canzi

Per ogni giudice ha una dedica. «Cannavacciuolo mi ha aiutato a livello emotivo, Barbieri mi ha mostrato un livello tecnico pazzesco nel fare la pasta, Locatelli come portare la semplicità nell’alta cucina. Poi lo sento vicino al mio territorio di lago, magistrale il suo coregone aperto a libro». E qui arriviamo a un progetto del futuro. «La Brianza dei laghi, seguendo l’Adda, non ha mai avuto una cucina identitaria a differenza della bassa, perché oggi è difficile trovare tutto, dal pesce alla selvaggina, i funghi e le erbe spontanee, proteine diverse dal maiale. Vorrei lavorare su questo, dopo il corso all’Alma. Il premio in denaro per ora lo farò fruttare, ho studiato per questo».