di
Marta Serafini

La Casa Bianca ha già sospeso il divieto all’India di acquistare petrolio russo. Il doppio gioco dello Zar per convincere Washington ad «abbandonare» Kiev

DALLA NOSTRA INVIATA 
KIEV – «La guerra in Medio Oriente continua e il caos si sta diffondendo. I prezzi del petrolio stanno salendo. Washington potrebbe revocare le sanzioni sul greggio russo. Chi è il vero vincitore?». La provocazione l’ha lanciata ieri il premier polacco Donald Tusk su X.

A leggere i resoconti diplomatici e militari degli ultimi giorni, il sospetto viene: Mosca sta traendo vantaggio dalla situazione. O, quantomeno, ci sta provando. Se è plausibile che l’assassinio del leader supremo dell’Iran, guida spirituale e politica del mondo sciita, abbia scatenato in Putin grandi paranoie sulla propria longevità, è facile che gli abbia anche provocato una riflessione sulla propria sopravvivenza fisica e politica. E questa, a quattro anni dall’invasione, inevitabilmente è vincolata alla resa dell’Ucraina.



















































Lo schema utilizzato da Mosca per il Venezuela e prima ancora per la Siria, entrambi Paesi sotto la sfera di influenza russa, potrebbe funzionare anche per l’Iran: lasciare Washington libera di fare, proteggere solo gli interessi militari ed economici più importanti rinunciando alla difesa dell’alleato ma chiedendo una contropartita.

L’Iran potrebbe tradursi in una buona carta per lo zar da giocare per convincere definitivamente Trump ad abbandonare Kiev. Ed è in questo senso che si può leggere la telefonata che il presidente russo ha fatto al suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian venerdì sera nella quale lo zar ha chiesto a uno dei suoi principali alleati sotto attacco da 7 giorni di sospendere i bombardamenti di risposta.

Una buona mossa? Secondo Bloomberg, il tesoro statunitense ha allentato le sanzioni petrolifere al Cremlino, consentendo alle raffinerie indiane di acquistare milioni di barili di greggio russo fino all’inizio di aprile. Una prima vittoria per Putin che da tempo è alle prese con sanzioni e attacchi alla sua flotta ombra.

C’è poi l’aspetto militare e di intelligence. Ed è qui che Mosca adotta la stessa strategia di sempre. Sui tavoli diplomatici afferma una cosa. Alle spalle (e sul campo) ne fa un’altra. Da sabato scorso — è il Washington Post a dirlo — la Russia avrebbe comunicato all’Iran le posizioni di basi, navi da guerra e aerei Usa, oltre che dei centri di comando, dei radar e della stazione Cia dell’ambasciata a Riad. Difficile che l’Iran possa colpire target di questo livello, visto che possiede pochi satelliti. Più facile che il Cremlino dopo aver perfezionato il proprio targeting in quattro anni di guerra in Ucraina abbia passato al regime alleato le immagini satellitari e le coordinate.

Secondo Forbes, il mese scorso la Russia ha quasi certamente fornito all’Iran alcuni sistemi di comunicazione anti-satellite. E non solo. Il Cremlino ha dato agli ayatollah mezzi blindati Spartak e software per il riconoscimento facciale utilizzati per reprimere le proteste interne.

Il tentativo di Putin di usare Teheran come pedina nella partita ucraina potrebbe non essere necessariamente un successo. La Casa Bianca ha definito come ininfluenti le interferenze russe e cinesi nel conflitto. Eppure, dopo i primi giorni guerra la precisione di Teheran contro gli obiettivi militari Usa sembra diminuita. E nella notte tra sabato e domenica, dopo una settimana di silenzio, i raid russi sopra l’Ucraina sono ripresi, con più di dieci vittime a Kharkiv. 

Coincidenze, forse. Ma in uno scacchiere che si infuoca sempre di più, pensare che una mossa non sia il frutto di un’altra è quanto meno un azzardo che nessuno a Kiev ha voglia di correre. Non a caso ieri lo stato maggiore ucraino ha annunciato di aver colpito un sito russo utilizzato per lo stoccaggio, la preparazione e il lancio di droni di tipo Shahed di fabbricazione iraniana nei pressi dell’aeroporto di Donetsk. Arma usata: i missili franco-britannici SCALP (Storm Shadow) e quelli statunitensi ATACMS. Un messaggio molto chiaro diretto al Cremlino.

8 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 08:58)