Sfida scudetto con Chivu a +10 su Allegri, ma il posticipo della domenica vale il dominio della città e comincia con il record di incassi. Da Dimarco a Leao, da Rabiot a Barella, le chiavi per leggerlo
Giornalista
8 marzo 2026 (modifica alle 07:43) – MILANO
Derby ricco, mi ci ficco. Milan-Inter di stasera ritoccherà il record d’incasso per la Serie A, stabilito dalla stracittadina all’andata: 8.649.494 euro. Ci si avvicinerà ai 9 milioni, con 75.500 anime a riempire il Gran Catino, come lo chiamava il poeta Vittorio Sereni. Appunto. Siccome non di solo botteghino vive l’uomo, auspichiamo un derby che sia ricco anche di poesia e di bellezza, degno dell’inaugurazione olimpica di un mese fa e della Settimana della moda appena sfumata a Milano. Di sicuro non mancheranno le emozioni, perché s’incrociano la prima e la seconda del campionato, seppure da lontano. Dieci punti di distanza sono tanti, ma dieci giornate, dopo il derby, non sono poche. Nella testa di Allegri e Chivu, il partitone del Meazza ha la stessa forma: quella di un trampolino. Un trampolino per blindare il posto Champions, ma anche per sognare una rimonta ardua, non utopica a -7, per il rossonero; un trampolino per la fuga definitiva, per il nerazzurro, a +13.
Inerzia e tabù—
Dal derby al traguardo, Milan e Inter avranno percorsi e altimetrie simili. La somma dei punti delle avversarie da affrontare è praticamente identica, entrambe avranno tre gran premi della montagna, cioè 3 squadre delle prime sei. Per Allegri: Napoli, Juve, Atalanta; per Chivu: Atalanta, Roma, Como. L’Inter dovrà scalarle nelle prossime quattro giornate, per cui, se non bucherà, potrà poi programmare una planata serena verso lo scudetto, anche se l’ultima tappa a Bologna non evoca ricordi fausti. Il Milan non avrà le tre montagne ravvicinate, ma dovrà fare attenzione anche alle colline, visto il vizio di perdere punti con le piccole. Comunque, sarà il derby di stasera a impennare o a spianare la strada che resta. I rossoneri contano sull’inerzia recente: imbattuti negli ultimi 6 derby, ne hanno vinti 4. I nerazzurri, che avevano saccheggiato i 6 precedenti e non festeggiano dal 22 aprile 2024, ci metteranno rabbia per spezzare l’incantesimo, ma anche per legittimare ulteriormente l’eventuale titolo. Vero che i punti sono tutti uguali, come ripete Chivu, ma uno scudetto con due derby persi, dopo le sconfitte con Napoli e Juve, risulterebbe ammaccato. Il Milan non vince due derby nello stesso campionato dal 2010-11: c’era in panchina Max che arrivò primo.
Calci piazzati—
Assenze, dubbi e riflessioni in entrambi gli accampamenti. Allegri ha recuperato Bartesaghi, ma all’inizio dovrebbe partire Estupinan. Prudenza analoga per Chivu che ha recuperato Calhanoglu, ma dovrebbe affidare la regia a Zielinski, con l’inserimento di Mkhitaryan. Il turco è l’ultimo nerazzurro a segno in un derby (2 aprile 2025), prima dei due più recenti. Pende un punto di domanda anche sulla testa di Thuram: non dovesse recuperare dalla febbre, pronto Bonny, al fianco di Pio Esposito. Solito Milan d’attesa, a recitare da Bodo, compatto dietro e reattivo in ripartenza? Facile, anche se la Juve, pure in 10, ha dimostrato quanto soffra l’Inter se aggredita. Scopriremo, invece, quanto pressing chiederà Chivu e quanti rischi si prenderà, potendo, tutto sommato, accontentarsi di 2 risultati su 3. Un fattore spacca-equilibrio: i calci piazzati. L’Inter è la squadra di A che ne ha monetizzati di più: 21 (15 da corner); il Milan, al contrario, è quella che, in percentuale, ne ha subiti di più: 10 gol su 20.
L’ora di Leao—
I protagonisti più attesi? Beh, Leao dopo aver lanciato il proclama “vita o morte” ed essersi imposto una settimana monastica, avrà ancora di più gli occhi addosso. “Hic Rhodus, hic salta”, dicevano i latini. Pulisic non è al top, ma ha segnato 3 volte negli ultimi 6 derby e se si ripete stanotte, diventa il primo milanista ad aver timbrato nei due derby dello stesso campionato, da Kakà 2003-04. Il Milan ha segnato 21 gol in meno dell’Inter: un’enormità. I centrocampisti devono soccorrere un attacco anemico. Rabiot, gamba forte, senso del gol, ha tutto per far male all’Inter che soffre le transizioni. Lo ha dimostrato più di una volta McTominay. E, naturalmente, come sempre, tutto dipenderà dal timoniere Modric, tempi e distanze.
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Il milanese Dimarco—
Dopo i fattacci di Inter-Juve, la crocefissione mediatica, le scuse e i fischi, non sarà facile per Bastoni calarsi nell’arena del derby. Dovrà dimostrare tutta la sua maturità. Gli auguriamo serenità. Nelle 10 partite del 2026, Dimarco ha partecipato a 12 gol (4 fatti, 8 assistiti). I secondi in questa classifica sono fermi alla metà: 6. Per dire il momento straripante che sta vivendo l’unico milanese di questo derby. Saelemaekers dovrà seminare trappole sulle sue piste: sarà un incrocio chiave del match. Barella, in sofferta involuzione, cerca il derby del rilancio. Senza il totem Lautaro e il faro Calha, il guerriero sardo dovrà essere ancora più leader. Pio Esposito, già entrato profondamente nel cuore dell’interismo, dopo il gol alla Juve, ha un’altra occasione nobile per sedurre, con la corazza che gli ha prestato il Toro di Bahia Blanca. Che sia un bel derby. Ma bello per davvero. Ricco non basta.
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