di
Leonard Berberi

Con la chiusura dello spazio aereo nel Golfo decine di aerei dei vettori mediorientali sono rimasti bloccati fuori dalla base. Tra questi alcuni jet di Emirates hanno a volare grazie alle rotte in «quinta libertà»

Il piano di volo dell’Airbus A380 di Emirates, «targato» A6-EUB, prevede per il pomeriggio del 1° marzo un ultimo viaggio, con destinazione la base di Dubai. Ma solo dopo essere atterrato a Milano Malpensa, aver fatto scendere centinaia di passeggeri imbarcati al «JFK» di New York e aver fatto salire i viaggiatori destinati in Medio Oriente e oltre grazie alle tante connessioni.

La chiusura dei cieli mediorientali

Ma una volta in pieno Oceano Atlantico, con il muso diretto verso il Nord Italia e con marzo appena iniziato, dal centro di controllo negli Emirati Arabi Uniti inviano un aggiornamento, di quelli che raramente si leggono. Gli Usa e Israele hanno attaccato l’Iran, Teheran ha risposto sparando razzi e droni con esplosivi contro i vicini Paesi del Golfo. Lo spazio aereo nella zona è chiuso. Nessuno decolla, sorvola, atterra.



















































Avanti e indietro sopra l’Atlantico

Inizia così una settimana del tutto atipica. Dove mentre Emirates ufficialmente non vola, per motivi di sicurezza, alcuni dei suoi aerei bloccati all’estero — come l’A6-EUB — continuano a effettuare i collegamenti. Non quelli «regolari», con partenza e arrivo su Dubai. Ma quelli consentiti grazie al regime di «quinta libertà», alla larga dalla sede centrale e dal Paese di riferimento.

La «quinta libertà»

Il regime di «quinta libertà» nel trasporto aereo consente a una compagnia di un Paese terzo di trasportare passeggeri o merci tra due Stati stranieri, a condizione che il volo inizi o termini nel proprio Paese. E mantenga lo stesso codice di volo. Ad esempio: Emirates opera il volo EK205 Dubai–Milano–New York — con lo stesso velivolo — e vende i biglietti anche solo sulla tratta Milano–New York, pur non essendo né una compagnia italiana, né statunitense.

Frequenze quasi tutte rispettate

E infatti i passeggeri che finora hanno subìto i disagi minori da questa situazione — tranne qualche cancellazione necessaria in particolare per far rispettare i riposi degli equipaggi — sono proprio quelli che hanno prenotato un volo tra Milano e New York, sui voli EK205 (verso gli Usa) ed EK206 (verso l’Italia), stando all’analisi del Corriere sulla base dei collegamenti effettuati.

Dubai-Milano-New York

Tra il 28 febbraio e il 7 marzo la tratta Dubai-Milano del volo EK205 viene effettuata soltanto una volta: il 28 febbraio. Ma solo perché il velivolo è decollato all’alba, a ostilità non ancora iniziate. La prima settimana di marzo non vede alcun velivolo Emirates decollare da Dubai a Malpensa. Il segmento Milano-New York, nello stesso periodo, viene effettuato 6 volte su 8. Quasi non ci fossero problemi.

New York-Milano-Dubai

Lo stesso in direzione opposta: con la direttrice New York-Milano (EK206) che viene effettuato quasi sempre, mentre bisogna aspettare il 6 marzo per rivedere un Airbus A380 volare di nuovo tra Malpensa e Dubai. Il servizio quasi regolare tra il capoluogo lombardo e la Grande Mela è avvenuto perché sono stati utilizzati due degli aerei rimasti bloccati all’estero.

Le altre rotte

Emirates ha anche altri collegamenti in regime di «quinta libertà» nel mondo. Che hanno continuato a funzionare. Come il volo EK412 Sydney-Christchurch (Nuova Zelanda). O l’EK384 Bangkok-Hong Kong. Un po’ meno regolare è stata, in termini di frequenze durante la settimana critica, la rotta EK255 Barcellona-Città del Messico. E l’A380 registrato A6-EUB che fine ha fatto dopo aver volato tra Milano e New York? Alle 23:19 di sabato 7 marzo ha toccato la pista di Dubai. Oltre una settimana dopo è tornato a casa.

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8 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 07:30)