Ha avuto un ruolo centrale in questa storia. Era lì in sala operatoria ed è stato l’infermiere che ha materialmente aperto il contenitore nel quale era riposto il cuore donato a Bolzano e destinato a un piccolo paziente di Napoli. È stato ascoltato dai pm, il suo verbale è stato «secretato». Un verbale che non è a disposizione delle parti, ma che rischia di rappresentare una possibile svolta dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli: parliamo del verbale di Francesco Farinaceo, un infermiere specializzato presente il 23 dicembre nella sala operatoria della chirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi.
APPROFONDIMENTI
Un teste chiave per accertare le responsabilità della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo al quale è stato trapiantato un cuore bruciato dal ghiaccio secco. E non è tutto. In queste ore, sul tavolo degli inquirenti arriva un video che riguarda il trasporto di un organo per la chirurgia pediatrica nel 2021: viene usato lo stesso termos artigianale da spiaggia, diventato tristemente noto perché usato come mezzo di trasporto lo scorso 23 dicembre dell’organo ibernato da ghiaccio secco.
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Il retroscena
Ma torniamo al verbale secretato. Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, i riflettori restano accesi sul prima, il durante e il dopo il doppio intervento di espianto-trapianto. C’è un verbale su cui sono in corso indagini e verifiche da parte dei carabinieri del Nas agli ordini del colonnello Alessandro Cisternino. È quello del primo infermiere che si occupa della ricezione del cuore donato. È un punto su cui è stata chiara, nel corso della sua testimonianza resa ai pm, la infermiera Virginia Terracciano. Quest’ultima non ha dubbi: «Ad aprire il contenitore è stato Farinaceo», che era presente all’interno della sala operatoria.
Ed è sempre Farinaceo ad aver assistito allo scambio di parole e di ordini tra il chirurgo Guido Oppido e il resto dell’equipe presente al Monaldi. In sintesi, Farinaceo è un teste chiave, soprattutto su un punto: quando arriva l’ok cuore, cosa spinge il chirurgo Oppido ad intervenire sullo sterno del piccolo Domenico? Ci sono solo due possibili spiegazioni in questa storia: la fretta di realizzare un intervento per evitare di danneggiare l’organo donato, dal momento che stavano per scadere le quattro ore successive all’espianto che rendevano ancora utilizzabile il cuoricino; oppure la sensazione di aver avuto un segnale di ok da parte di qualcuno del suo gruppo di lavoro. Come è noto Oppido è uno dei sette medici indagati. Ed è stato anche sospeso dal Monaldi, al termine di una primissima istruttoria interna all’ospedale. Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il chirurgo si è affidato a una nota: «Ho lottato contro il tempo, anzi contro i minuti».
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Ma il rischio di vanificare l’uso dell’organo donato, può giustificare l’intervento su Domenico a fari spenti, cioé senza constatare in che condizioni fosse il cuore donato a Bolzano? Una domanda su cui non c’è possibilità di equivoco: Oppido – sembra di capire – era convinto di aver ricevuto l’ok all’operazione da parte dei colleghi in sala. Lo ha spiegato nel corso di un audit interno, prima ancora che si arrivasse al cospetto di un pm. Un buon motivo per ragionare con l’infermiere presente in sala, che ha avuto un ruolo (ovviamente esente da responsabilità) nel disvelamento del cuore giunto da Bolzano. Non è tutto. Farinaceo è anche il primo firmatario della lettera denuncia, quella inoltrata il 27 gennaio scorso. Una nota ai vertici dell’azienda del Monaldi, finalizzata in particolare a svelare «il clima tossico» attribuito ad Oppido. Dopo Farinaceo, è logico pensare che anche gli altri dieci firmatari saranno ascoltati come testi (tra cui ci sono almeno due infermiere che hanno già risposto come testi dinanzi al pm). Fatto sta che secondo i testimoni, il chirurgo avrebbe dato inizio al clampaggio della aorta (step iniziale dell’espianto) prima dell’arrivo in sala dell’organo donato da Bolzano. Ha spiegato Virginia Terracciano: «Tu hai clampato quando il cuore era fuori dall’ospedale», scatenando l’ira di Oppido (che avrebbe dato un calcio al termosifone). Ma l’inchiesta ora punta a verificare anche altri aspetti. Ne abbiamo parlato nell’edizione di venerdì scorso, a proposito della delega più recente al Nas, per verificare.
Bolzano
Ma l’attenzione è anche su quanto avvenuto nell’ospedale altoatesino di San Maurizio, secondo quanto emerge dal report degli ispettori del ministero. C’è un retroscena pubblicato da Repubblica che riguarda un presunto errore nel dosaggio di un farmaco somministrato da un’anestesista a Bolzano. Un errore che potrebbe aver danneggiato il cuore destinato a Domenico Caliendo prima che questo venisse espiantato e congelato erroneamente col ghiaccio secco. Spiega l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei Antonio e Patrizia Caliendo, genitori del piccolo Domenico: «Il dosaggio sbagliato? Verrà accertato dall’autopsia con l’esame sui tessuti, comunque ciò non muta il quadro delle responsabilità dell’equipe del Monaldi». E anora: «Dalle prime indagini è emerso che il team di Napoli era partito senza un perfusionista e che la dottoressa Farina abbia chiesto che l’infusione del liquido venisse effettuata da un’altra persona. Ma emerge anche che sarebbe stata la stessa dottoressa del Monaldi a indicare quanto liquido infondere e in quanto tempo. È stato inoltre riferito – aggiunge – che l’infusione non è stata portata a termine perché il chirurgo di Innsbruck ha richiamato l’attenzione per un rigonfiamento del fegato e del cuore. Sarebbe stato poi lo stesso chirurgo a intervenire per risolvere la situazione».