La leggenda milanista, 14 gol nei derby: “Modric deve restare, ha ancora il fuoco dentro. Allegri ha trasformato la squadra, una garanzia”
Giornalista
8 marzo – 09:40 – MILANO
A dominare Milano, quando si parla di derby, è Andriy Shevchenko. Nessuno sta più in alto di lui se si contano i gol nelle supersfide della città: 14. Sheva è il signore degli anelli di San Siro, che nelle serate come questa vivono di emozioni speciali. Shevchenko seguirà dalla tv, ma con la stessa passione dell’ex giocatore e tifoso rossonero.
Andriy, il meno 10 in classifica toglie fascino alla partita?
“Togliere fascino al derby è assolutamente impossibile e i 10 punti di distacco in classifica significano poco, anzi: se il Milan vince, il campionato è riaperto. Il derby può cambiare il destino, specie a questo punto della stagione: da qui alla fine le partite saranno imprevedibili per tutti”.

Andriy Shevchenko
Ex attaccante
Sheva, classe 1976, ha giocato con il Milan dal 1999 al 2006, poi nel 2008-09. Oggi è presidente federale ucraino, nazionale che ha allenato
L’uomo della svolta Milan è stato Allegri?
“Max è una garanzia. Il Milan tornato ai vertici è una sua creazione, lo ha trasformato. Ha restituito competitività alla squadra, reso più forti i giocatori che ha avuto a disposizione. Se prendi lui, sai cosa sposi: è un allenatore formato ed esperto, con caratteristiche precise, che forma un gruppo con le sue idee. Sa farsi seguire, portare i giocatori dalla sua parte: è un gestore formidabile. Avevo già detto mesi fa che ci aspettavamo tanto dal Milan di Allegri: ha mantenuto le promesse per la felicità di tutti i milanisti. Sta facendo un gran lavoro e un ottimo campionato”.
Da Pallone d’oro a Pallone d’oro: ha un messaggio per Modric?
“Finché ha questo fuoco dentro, deve restare. Anche perché nonostante il suo carisma non è uno che ‘pesa’: aiuta e sa rendersi sempre disponibile, senza pretendere niente in cambio. Sta facendo una stagione straordinaria, sappiamo tutti le grandissime qualità che ha. Ho avuto modo di giocarci contro: è impressionante il suo modo di interpretare la partita, il suo lavoro da atleta che va oltre quello di calciatore. E poi è una persona fantastica, per bene. Lo vedo come affronta qualsiasi squadra mettendo sempre in campo la stessa qualità, la stessa ambizione. Si fa seguire con umiltà, senza gridare. Gioca con intensità e sacrificio, con spirito di squadra. Sono contento che sia al Milan perché arricchisce la sua carriera, giocare nel Milan è sempre speciale. E lo sono per i tifosi rossoneri perché lo meritano. Dà un’immagine potente per i giovani e ovviamente per i compagni che sono portati a immedesimarsi e a seguirlo”.
Sembra esserci riuscito anche con Leao, che prima non brillava per applicazione e sacrificio.
“Rafa sta dimostrando di essere davvero maturato, cerca di esprimersi al meglio in un ruolo diverso da quello naturale, e lo fa per assecondare una richiesta dell’allenatore. Si impegna in qualcosa di nuovo e lo fa per la squadra, perché è quello che gli viene chiesto. In più, segna. Ha ragione mister Capello, leggo le sue interviste: Leao non è una prima punta ma sa svolgere bene i compiti, attacca lo spazio e si fa trovare. In questo, Allegri ha saputo trovare la quadra: se si punta sulle ripartenze veloci, lo sprint di Rafa è determinante. Poi non gli si può chiedere di tenere palla o di essere un 9 alla Ibrahimovic: le caratteristiche sono diverse”.
Pulisic con la testa al Mondiale? Non credeteci. Ha segnato gol importanti e continuerà a farli
Andriy Shevchenkosulla punta rossonera in difficoltà
Ha letto anche l’intervista in cui Leao aveva chiesto ai compagni la massima attenzione e di non uscire la sera durante questa settimana?
“Certo, mi è piaciuto. Un Rafa diverso anche in questo e un altro segnale della sua maturità. È sulla strada giusta”.
Leao farà coppia con Pulisic: il derby può essere l’occasione per sbloccarsi? All’andata fu l’uomo della partita, ma nel 2026 non ha ancora mai segnato.
“Non credete alla storia per cui un giocatore del suo calibro può avere già la testa al Mondiale. Non esiste, quando un giocatore va in campo cerca sempre di dare il massimo per la sua squadra in quel momento. Pulisic ha segnato gol importanti e continuerà a farli, nel Milan e poi ai Mondiali con gli Stati Uniti”.
Con giocatori così, quanto tempo ancora servirà al Milan di oggi per tornare ai livelli del suo Milan, capace di competere in Italia e soprattutto in Europa?
“Non possiamo fare paragoni tra quella squadra, che ha scritto la sua storia, e quella di oggi. Certo, posso solo augurare ad Allegri di arrivare a quei livelli e farlo presto. Con i rinforzi giusti dal mercato potrà tornare competitivo anche in Europa”.
Oggi l’Inter è più avanti?
“Come rosa sì, è la più forte in questo momento in Italia. E mi piace come è allenata da Chivu: è sempre stato un giocatore intelligente, che aveva qualità grandissime e classe pura, un sinistro eccezionale. Era un creativo da giocatore e si sta dimostrando bravo anche in panchina. È stato capace di mantenere il vantaggio in classifica dando energie sempre nuove al gruppo. Si vede che la squadra lo rispetta e ha un bel modo di giocare”.
Pio Esposito è quel tipo di attaccante di cui parlava prima, il 9 alla Ibra?
“L’ho visto, è giovane e segna bei gol. Anche quando entra riesce a dare il suo contributo per sbloccare le partite. E di testa è forte”.
L’Italia sarà al Mondiale. E Rino è l’uomo giusto: ha energia e amore. Bisognerà a volte trattenerlo perché vorrà dare tutto e di più
Andriy Shevchenkosugli spareggi per il Mondiale
Siamo a marzo: oltre al derby è tempo di spareggi mondiali. Fiducioso per la sua Ucraina?
“Non ci qualifichiamo da vent’anni, ora abbiamo l’occasione degli spareggi: il Mondiale sarebbe una grande opportunità anche per mantenere alta l’attenzione sul nostro Paese, oltre che per poter vivere un sogno”.
Vuol mandare un abbraccio azzurro all’ex compagno Gattuso?
“L’Italia deve essere al Mondiale. Per qualità e storia. E Rino è l’uomo giusto: ha energia e amore come nessuno, conoscendolo bisognerà a volte trattenerlo perché vorrà dare tutto e di più”.
Ultima sul derby: può rigiocarne uno soltanto dei suoi 20. Quale sceglierebbe?
Sei cliente diretto DAZN? Per te Gazzetta Digital Edition senza costi aggiuntivi.
“Quello del ritorno di semifinale Champions 2003. Ma a pensarci bene rigiocherei tutti quelli vinti: amavo la tensione di quei momenti, la città ferma per vivere la partita. La passione, la rivalità. Una sfida bellissima da giocare e vedere: sai che il mondo ti guarda. Va oltre la classifica, il derby di Milano è il derby di Milano”. Manca poco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
