di
Fabio Paravisi

La donna si era rifiutata di consumare droga ed è stata colpita con violenza e poi costretta a subire violenza sessuale

Si è svegliata senza pantaloni e biancheria, con dolori, ferite e bruciature in tutto il corpo e senza nessun ricordo di ciò che era successo nelle ore precedenti, e che dagli accertamenti è risultata essere una brutale violenza durata una notte. Per quell’aggressione è finito in carcere un marocchino abitante a Bottanuco.

L’uomo era stato arrestato solo cinque mesi fa per un caso identico avvenuto nel Milanese, e ha una lunga serie di precedenti per droga, minacce, ricettazione e possesso di armi, come le due sciabole che gli sono state trovate in casa e che deve avere usato per picchiare la donna.



















































È successo tutto la settimana scorsa. La sera di venerdì 27 la donna, 26 anni, si trova con un conoscente che le propone di andare a trovare il marocchino. Non si sa ancora se l’uomo sappia cosa sta per succedere: la sua posizione è ancora al vaglio dei carabinieri, ma la donna racconterà di averlo visto andarsene con una bustina. Il padrone di casa, H.M., 43 anni, ha all’inizio un atteggiamento cordiale, che però cambia quasi subito quando la ragazza rifiuta tutte le sue richieste: bere del tè verde, assumere droga e fargli le pulizie. Le scaglia contro un oggetto di vetro e poi la colpisce al fianco con un oggetto di ferro. Infine la trascina in bagno, si spoglia e cerca di convincerla a fare la doccia insieme. Qui la memoria della donna precipita in un buco nero: dice di non ricordare niente di quello che è successo, forse per sostanze somministratele senza che se ne accorgesse. Ed è a questo punto che è stata sottoposta a diversi rapporti sessuali.

Si risveglia alle 17 di sabato pomeriggio. È sdraiata sul letto dell’uomo, ha una coperta ma non ha indumenti nella parte inferiore del corpo. Sente dolore dappertutto, ha un’ecchimosi a una tempia, una bruciatura da cera bollente a una mano, fitte in zona lombare, graffi e tumefazioni. Scappa subito, infila i primi vestiti che trova, vede un vecchio Motorola e lo prende, scende in strada e chiama il 112. Racconta poi quello che ricorda ai sanitari del Papa Giovanni XXIII che trovano tracce di violenza sessuale e la ricoverano per alcuni giorni. Con l’ambulanza erano arrivati anche i carabinieri di Osio Sotto, ai quali la vittima ripete tutto e anche di avere visto molta droga. Sabato sera i militari vanno nella casa di Bottanuco, trovano il marocchino e anche gli stupefacenti: 82 grammi di cocaina e 10 di hashish, materiale per il confezionamento e 730 euro, ritenuti provento di spaccio. Oltre a due sciabole lunghe un metro, una delle quali deve essere stata usata per picchiare la vittima. A terra c’erano ancora i jeans e il giubbotto di pelle della ragazza: i pantaloni avevano tracce biologiche riconducibili a liquido seminale. L’uomo è arrestato in flagranza e portato in carcere per il possesso della droga, cui si aggiunge poi la violenza sessuale aggravata una volta raccolta con maggiori dettagli la testimonianza della vittima. Lui nega tutto. Nega di avere a che fare con la droga, che qualcuno gli avrebbe messo in casa per farlo arrestare.

E nega la violenza sessuale. Prima dice di avere avuto pietà di lei perché era arrivata già con le ferite; poi, quando gli parlano delle tracce sui vestiti, ammette «qualche bacio e abbraccio». Una versione che non viene ritenuta credibile dal gip Luca Bonifacio, che convalida l’arresto e decide la custodia in carcere, per la violenza e la droga. Le motivazioni risiedono nel «concreto pericolo di reiterazione del reato». Il profilo dell’indagato è apparso «allarmante non solo per le modalità della violenza, ma anche per la presenza di un recente precedente di polizia per fatti analoghi». Secondo l’ordinanza, solo la detenzione in carcere può contenere gli «irrefrenabili impulsi antisociali» dell’uomo.


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7 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 08:26)