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Francesco Bertolino e Daniela Polizzi

Il gruppo lavora al deconsolidamento con Mediobanca per valorizzare la controllata e ridurre il debito di 2 miliardi

Si profila un futuro da società autonoma e indipendente per Plenitude, società attiva nella produzione da fonti rinnovabili e nella distribuzione di luce e gas. Secondo indiscrezioni, infatti, la casa-madre Eni sta lavorando al deconsolidamento di Plenitude, ossia alla sua uscita dal bilancio della capogruppo. Mediobanca avrebbe l’incarico di studiare la struttura dell’operazione che potrebbe avvenire secondo due modalità. 

Le vie del deconsolidamento

La prima prevedrebbe un cambio di governance incisivo in Plenitude, tale cioè da determinare la perdita del controllo. Eni potrebbe, per esempio, ridurre sensibilmente il numero dei suoi rappresentanti nel consiglio di amministrazione in modo da escludere un’influenza dominante sulla gestione e sulle decisioni strategiche della società. Altrimenti, una seconda opzione — che appare più complicata nel breve termine e comunque da abbinare alla prima — Eni potrebbe scendere al di sotto del 50% del capitale di Plenitude, cedendo quote ad altri investitori accanto al fondo svizzero Eip e al fondo americano Ares che, attualmente, detengono nell’insieme circa il 30% del capitale dell’azienda.



















































La strategia dei satelliti

L’eventuale deconsolidamento si inserirebbe nel percorso tracciato da Eni sin dalla creazione di Plenitude nel marzo 2022 e definito come “strategia dei satelliti”. L’obiettivo del gruppo guidato da Claudio Descalzi è dare maggior evidenza sul mercato al valore delle sue controllate e permettere loro di accedere al mercato dei capitali in modo autonomo, rivolgendosi a investitori specializzati, vuoi per settore vuoi per geografia. «Stiamo studiando diverse soluzioni per creare società indipendenti in grado di crescere in maniera autonoma e stiamo lavorando a diverse alternative», ha detto il direttore finanziario di Eni, Francesco Gattei, agli analisti durante la presentazione dei conti del 2025. «Il deconsolidamento di Plenitude è una di queste possibilità, ma è una decisione che eventualmente comunicheremo nelle tempistiche più opportune».

Il tema del debito

L’uscita di Plenitude dal bilancio consentirebbe peraltro a Eni anche di ottimizzare la struttura finanziaria, facendo uscire dal perimetro anche il debito in capo alla controllata. Nei documenti di presentazione dei conti del 2025 di Eni si legge che l’indebitamento finanziario netto del gruppo, escludendo quello di Plenitude, si attesta a 7,4 miliardi. Dal che si deduce che i finanziamenti in capo alla controllata ammontano attualmente a 2 miliardi, circa il doppio del margine operativo lordo di Plenitude nel 2025.

Le acquisizioni di Plenitude

La società guidata da Stefano Goberti è cresciuta molto nel corso dell’ultimo anno. Prima ha acquisito 52 impianti rinnovabili in Francia dal gruppo Neoen, avvicinando l’obiettivo di raggiungere 10 gigawatt di capacità «verde» entro il 2028. Poi ha stretto un accordo per rilevare per 587 milioni Acea Energia, superando gli 11 milioni di clienti e così centrando con anticipo il traguardo fissato per il 2028. All’atto dell’ingresso del fondo Ares con il 20%, Plenitude ha ottenuto una valutazione di 12 miliardi. Il deconsolidamento potrebbe essere un passo ulteriore verso la quotazione della società in Borsa.

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8 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 07:25)