Dalla Capitale all’Emilia, passando per Bergamo, Verona e Trieste: le tavole d’eccellenza dove cucina, servizio e atmosfera diventano esperienza totale
Valutare un ristorante non si riduce alla qualità dell’offerta gastronomica: contano l’armonia tra cucina e sala, la cura del servizio, l’atmosfera, la location. Alcune insegne, per coerenza e creatività, si distinguono come esperienze davvero uniche. La Guida Michelin ne segnala cinque — tristellate — che «valgono il viaggio». Da Trieste a Roma, ecco le tavole da non perdere secondo la Rossa.
«La Pergola» — Roma (RM)
All’ultimo piano del Waldorf Astoria, «La Pergola» resta un tempio dell’alta cucina in cui la regia gastronomica di Heinz Beck domina la scena con precisione e visione. Il contesto — raffinato, panoramico, appena rinnovato — prepara il palato, ma è in tavola che si coglie il senso profondo dell’esperienza. La carta si muove tra piatti ormai iconici e nuove riflessioni: ai «Fagotelli La Pergola» — omaggio colto alla carbonara, riletta sotto forma di raviolo —, si affiancano creazioni più concettuali come il «Piatto 0,1», un «sanpietrino» di pomodoro liofilizzato e carbone vegetale guarnito con erbe spontanee, oppure l’«Agnello sull’Antica Via Appia», accompagnato da legumi germo-attivati. «Una proposta culinaria — commentano gli ispettori — che resta opulenta ma sorprendentemente salubre, gioiosa e leggibile, capace di coniugare tecnica chirurgica, sensibilità attuale e memoria mediterranea». Info: romecavalieri.com
«Da Vittorio» — Brusaporto (BG)
Da oltre mezzo secolo, «Da Vittorio» incarna l’idea di «ristorante di famiglia elevato all’eccellenza». Nato nel 1966 per intuizione di Vittorio Cerea, ha imposto una cucina di pesce raffinata in una terra storicamente legata alla carne; ancora oggi, il menu resta un inno alla tradizione italiana, riletta con mano contemporanea e una sensibilità quasi sartoriale nel trattamento degli ingredienti. I celebri «Paccheri alla Vittorio» (ormai, una sorta di caso mediatico) rappresentano a pieno lo stile della casa; accanto, piatti che valorizzano il repertorio regionale — come il risotto con pistilli di zafferano e coniglio alla bergamasca, o gli spaghetti di tonno con bagna caoda — e creazioni che si aprono a suggestioni oltreconfine, tra cui i blinis (frittelle salate tipiche dell’Europa dell’Est) con coulis di cetriolo alla vodka e latticello. Info: davittorio.com
«Harry’s Piccolo» — Trieste (TS)
Situato all’interno di Palazzo Dreher, «Harry’s Piccolo» si conferma una delle insegne più raffinate della città grazie alla cucina di Matteo Metullio e Davide de Pra: il menu è «una sinfonia di sapori netti e riconoscibili», che raccontano identità e territorio attraverso tre percorsi degustazione in cui tecnica, precisione e ingredienti d’eccellenza diventano protagonisti. Tra le creazioni più apprezzate dalla Guida: i bottoni al grano saraceno ripieni di pollo e prugne, con anguilla affumicata, brodo dashi e umeboshi; la «Caesar salad di mare», a base di lattuga romana alla brace, ricciola, caviale, erba cipollina, maionese alla menta con midollo di ricciola, chips di riso soffiato e alga spirulina; e l’«Harrysotto» — Carnaroli mantecato con acqua di pomodoro, plancton, capperi, acciughe e basilico —, piatto simbolo dell’insegna. Per un’esperienza ancor più esclusiva, il locale dispone di un bancone omakase da sei sedute, e di una sala privata (che ospita un’opera di David Dalla Venezia). Info: harryspiccolo.it
«Casa Perbellini 12 Apostoli» — Verona (VR)
Un richiamo gastronomico che fa concorrenza al balcone di Romeo e Giulietta: «Casa Perbellini 12 Apostoli» si conferma tappa imprescindibile a Verona. Qui, Gianfranco Perbellini firma una proposta che reinterpreta i grandi classici con tecnica impeccabile e gusto immediato: dal wafer con tartare di branzino, caprino e liquirizia, ai ravioli al latte di capra cagliato, passando per la pancia di maiale al limone, fino al dentice con mascarpone, acciughe e germogli. Il percorso degustazione può essere apprezzato anche allo «Chef Table», spazio che arricchisce l’esperienza con una dimensione più intima e diretta, valorizzando la storia e l’eleganza del luogo. Info: casaperbellini.com
«Osteria Francescana» — Modena (MO)
«Osteria Francescana» ha da poco celebrato i trent’anni di attività, un traguardo che racconta tre decenni di rivoluzione della cucina italiana a Modena: dal 1995, Massimo Bottura «trasforma il quotidiano in straordinario» attraverso sperimentazioni artistiche e piatti di grande estro creativo, come le cinque stagionature del Parmigiano Reggiano e i «tortellini che camminano sul brodo». In occasione dell’anniversario, lo chef firma il menu degustazione «Miseria e Nobiltà»: tra le portate più evocative, il «Jazz Duck», anatra declinata in più consistenze e accompagnata da panettone salato, glassato con la pelle del volatile stesso. La «Francescana Family» si estende oltre l’«Osteria»: da «Franceschetta 58» allo stellato «Al Gatto Verde», fino a «Casa Maria Luigia» e al «Cavallino» di Maranello. Fil rouge di tutte le insegne è l’armonia tra eleganza contemporanea, riferimenti artistici, sostenibilità e rilettura intellettuale dei classici emiliani, con una visione inclusiva e sociale che riflette l’approccio unico di Bottura e della moglie Lara Gilmore. Info: osteriafrancescana.it
9 marzo 2026
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