Per risolvere questo giallo bisogna tornare indietro di quasi ottant’anni, in una Corleone dove l’omertà pesava più della verità. È la storia di un uomo sparito nel nulla, di un bambino che vide troppo e di un segreto sepolto sotto decine di metri di roccia. Un caso che per decenni sembrò «sconfitto» dal tempo, finché la scienza non riuscì a riaprire la vicenda e a dare finalmente un nome a quelle ossa e a quei resti ritrovati nel cuore della montagna.

Il caso di Rizzotto

Tutto inizia la sera del 10 marzo 1948. Placido Rizzotto, 34 anni, scompare a Corleone mentre rientra verso casa. Rizzotto non è un uomo qualunque: è un ex partigiano socialista che, tornato dalla guerra, ha deciso di sfidare il potere dei latifondisti. Come segretario della Camera del Lavoro organizza i contadini e li spinge a reclamare l’assegnazione delle terre incolte controllate dalla mafia. Per il boss locale, il medico Michele Navarra, quell’attività rappresenta una minaccia diretta agli equilibri di potere della zona.