Il ritorno al lavoro è stato carico di emozione per Carlo Vanzini, la storica voce della Formula 1 in Italia. Dopo mesi difficili segnati dalla malattia (ha scoperto un tumore al pancreas durante un controllo di routine nel 2025) e da un intervento chirurgico, il giornalista racconta di aver provato «un’emozione pazzesca» nel riaprire una diretta televisiva. Un momento atteso a lungo, anche se accompagnato da una stanchezza ancora evidente. Prima dell’operazione, spiega, lavorare era quasi una necessità: tenersi occupato serviva a non pensare. Oggi invece il suo rapporto con il tempo è cambiato. «Mi sento al 60 per cento», ammette, complice la perdita di peso — nove chili dopo l’intervento e altri cinque prima — e una ferita che deve ancora rimarginarsi. Ma la felicità di essere tornato a fare il mestiere che ama resta più forte di tutto, racconta al Corriere della Sera.



Il rapporto con la ex moglie Cristina Fantoni

Il giornalista sente soprattutto il bisogno di dire grazie. Ai medici, tra cui la gastroenterologa Giulia Martina Cavestro, ai colleghi e agli amici. Ma il primo pensiero va all’ex compagna, la giornalista Cristina Fantoni. Nonostante la separazione, è stata la prima persona che ha chiamato quando ha scoperto la malattia e da quel momento gli è rimasta accanto in tutto. «È la prova che l’amore si può trasformare, ma non finisce: noi restiamo una famiglia».


In questi mesi Vanzini è stato travolto da un’ondata inattesa di affetto, arrivata da persone comuni ma anche da protagonisti del mondo della Formula 1 come Flavio Briatore, Charles Leclerc, Stefano Domenicali e Maurizio Arrivabene. Alcuni messaggi continuano ancora oggi ogni giorno: quelli di Lorenzo, l’ecografista che individuò il tumore, e dell’ex pilota e collega Ivan Capelli.


La notizia più importante è arrivata dai medici: il tumore è stato rimosso completamente e non sarà necessario ricorrere né alla chemioterapia né alla radioterapia. «Dopo che me lo hanno comunicato non sapevo bene come sentirmi: ho imparato che le cose possono cambiare da un momento all’altro». Un traguardo che assume un significato ancora più profondo considerando che sei anni fa sua sorella Claudia era morta per la stessa malattia. Vanzini è stato seguito dall’oncologo Michele Reni, lo stesso che aveva curato la sorella: «La prova che la ricerca ha fatto passi da gigante e che dobbiamo sostenerla».



Prima dell’operazione: le terapie e la dieta

Il percorso non è stato semplice: undici sedute di chemioterapia e un intenso lavoro di preparazione fisica con nutrizionista e psicologa per arrivare all’intervento nelle migliori condizioni. «Aver perso cinque chili prima dell’operazione ha permesso di accorciare l’intervento di un’ora», racconta.


Oggi, più di ogni altra cosa, Vanzini dice di aver conquistato una nuova percezione del tempo. «La sensazione di avere tempo è difficile da spiegare, soprattutto se pensavi di non averne più».

Per questo dietro di lui, ancora acceso, c’è un albero di Natale bianco comprato a dicembre che non ha intenzione di smontare: «Per me adesso ogni giorno è Natale». 







La cura innovativa: parla il chirurgo

Un elemento decisivo del suo percorso è stata una terapia innovativa sviluppata in Italia. Come spiega al Corriere il chirurgo del Ospedale San Raffaele Stefano Crippa, Vanzini è stato curato con un protocollo sperimentale nato proprio nell’istituto milanese: lo studio Studio CASSANDRA, coordinato da Michele Reni e pubblicato nel dicembre 2025 sulla rivista scientifica The Lancet. La ricerca ha dimostrato l’efficacia dello schema chemioterapico PAXG, una combinazione di farmaci già autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco per i tumori pancreatici avanzati, anche come trattamento prima dell’intervento chirurgico nei pazienti operabili. «Dopo 12 cicli di PAXG — spiega Crippa — Vanzini ha risposto particolarmente bene: il tumore, inizialmente inoperabile, si è ridotto permettendoci di asportarlo completamente». Un risultato che, sottolinea il chirurgo, oggi si osserva in un numero crescente di casi grazie ai progressi della ricerca.


Oggi per il giornalista si apre la fase dei controlli: il follow up durerà almeno cinque anni e, se tutto procederà senza problemi, potrà arrivare a parlare di guarigione. «È un grande successo della medicina», sottolinea Crippa, ricordando che fino a pochi anni fa per i pazienti con tumori pancreatici non operabili le possibilità erano molto limitate. «Il merito è della ricerca e dell’esperienza: servono centri con équipe altamente specializzate per offrire le cure migliori».


Oggi, più di ogni altra cosa, Vanzini dice di aver conquistato una nuova percezione del tempo. «La sensazione di avere tempo è difficile da spiegare, soprattutto se pensavi di non averne più». Per questo dietro di lui, ancora acceso, c’è un albero di Natale bianco comprato a dicembre che non ha intenzione di smontare: «Per me adesso ogni giorno è Natale».




Ultimo aggiornamento: lunedì 9 marzo 2026, 09:01





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