di
Andrea Nicastro
Mojtaba Khamenei era stato scelto come successore del padre già martedì scorso, ma la conferma ufficiale è arrivata solo ieri. Trump: «Senza la mia approvazione il nuovo leader di Teheran non vivrà a lungo»
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – Mojtaba Khamenei è un morto che cammina. Donald Trump, comandante in capo della guerra preventiva all’Iran gliel’ha promesso: «Senza la mia approvazione il nuovo leader di Teheran non vivrà a lungo». Per il presidente americano il figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ammazzato nelle prime ore della guerra il 28 febbraio, è «inaccettabile».
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La scelta e la conferma
Mojtaba Khamenei era stato scelto come successore del padre già martedì scorso, ma la conferma ufficiale è arrivata solo ieri. È lui la nuova Guida Suprema. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri, aveva lanciato il guanto di sfida a Trump: «Nessuno può interferire nei nostri affari interni». Botta e risposta in tv. Il presidente sulla Abc, il ministro alla Nbc. «Il nome di Khamenei continuerà», aveva avvisato un ayatollah dell’Assemblea degli Esperti. E un altro: «Dev’essere uno temuto e odiato dal nemico». Accontentati. Ha prevalso la linea ereditaria. Il confronto frontale con America e Israele. L’orgoglio della lotta, forse addirittura il culto del sacrificio sciita. Eleggere Khamenei figlio è una dichiarazione di resistenza a oltranza. Ma anche una conferma della fiducia che il gruppo dirigente iraniano ha di attraversare indenne la tempesta di missili che li colpisce da nove giorni. Nella battaglia interna al regime, hanno trionfato i falchi.
Il vertice del potere
Il Figlio è il vertice perfetto del nuovo sistema di potere nato dall’amalgama tra militari e gestori delle ricchezze nazionali. A non volerlo erano quei turbanti che credono che la Repubblica Islamica possa portare la virtù della religione in politica. L’opposizione è venuta da ayatollah anziani, custodi del principio del Velayat-e Faqih, l’invenzione khomeinista che giustifica la teocrazia sciita. «Non siamo una monarchia ereditaria», «Mojtaba non è amato dal popolo». «Non ha la cultura religiosa necessaria». Hanno proposto candidati come Hassan Khomeini, nipote del padre della patria, o l’ex presidente Hassan Rouhani. Entrambi lontani dal potere militare, quello che oggi conta. L’appoggio delle Guardie della Rivoluzione, i padroni del Paese non solo in tempo di guerra, li ha spazzati via.
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Brogli e repressione
Di Mojtaba Khamenei, gli iraniani hanno sentito parlare per la prima volta solo quando aveva 40 anni, nel 2009. Lo nominò un candidato alle elezioni presidenziali in una lettera aperta al Paese per accusarlo di essere l’artefice dei brogli. Da allora, il suo nome è stato associato alle repressioni delle proteste che periodicamente scuotono il Paese e alle ricchezze gestite dall’ufficio del padre, un vero governo ombra, con ministri e portafogli molto più ricchi di quelli dell’esecutivo ufficiale. Da Mojtaba sono passati incarichi, nomine, carriere fulminanti e ricchezze straordinarie. Più le sanzioni mordevano l’economia sana del Paese, più l’ufficio della Guida Suprema e quindi Mojtaba poteva escogitare modi per fare denaro col contrabbando, con i monopoli, con la corruzione.
Il triumvirato degli scudieri
Secondo le norme a governare in assenza della Guida, dovevano essere il presidente (oggi debole), un chierico (altrettanto inconsistente) e il capo della magistratura (forte). In realtà il vero triumvirato della transizione era composto dallo stesso alto magistrato Mohseni Ejei e da due ex pasdaran: Mohammad Qalibaf e Ali Larijani. Sono stati scelti da Khamenei padre per accompagnare il figlio nello scontro col «grande e il piccolo Satana», Usa e Israele. «Negli ultimi sette, otto mesi — diceva Larijani a gennaio — ci siamo preparati e siamo molto più forti» rispetto alla Guerra dei 12 giorni del giugno 2025. Qalibaf e Larijani sono perfetti per il compito. Conoscono la macchina del potere, hanno la fiducia di forze armate e del braccio repressivo, ma non possono aspirare al posto di vertice perché sono laici. Scudieri (o scherani) ideali per il nuovo Khamenei.
8 marzo 2026 ( modifica il 9 marzo 2026 | 10:33)
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