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Daniele Sparisci
Dopo il Gp in Australia continuano le critiche alle nuove regole. Leclerc: «È cambiato completamente il modo di guidare»
La macchina più bella è sempre quella che vince. Lo diceva Enzo Ferrari, lo ha ripetuto con parole diverse, George Russell. Nuovo ciclo, vecchio potere, si respirava aria di restaurazione a Melbourne dopo anni di passaggi a vuoto che Toto Wolff, non solo team principal ma anche azionista della Mercedes, non poteva più sopportare. Mesi di voci sulla superiorità della Casa della Stella (61esima doppietta, quarto podio per Antonelli) sono state confermate. Si ripetono vecchi riti: piloti che probabilmente gestiscono il margine, il boss austriaco che esalta la forza degli avversari («Ci aspetta un confronto molto tirato con la Ferrari»), gli inseguitori che parlano di sviluppi per ricucire il gap, stimato da Vasseur in mezzo secondo.
Se il primo Gran premio della nuova era della F1 è stato movimentato per almeno la metà dei 58 giri, il merito è della Ferrari che ha mostrato l’atteggiamento giusto dai primi metri e sfruttato le variabili tecniche a suo favore (un turbo di dimensioni ridotte e un’elettronica aggressiva per le partenze) per contrastare la fuga delle Mercedes.
Le premesse per un duello vero e duraturo sembrano molto più autentiche dei sette sorpassi e controsorpassi nei primi dieci giri fra Leclerc e Russell. Più che Formula 1 sembravano scene costruite con l’intelligenza artificiale, le posizioni cambiavano in base al livello di carica delle batterie. Roba da videogame, così le ha descritte lo stesso Charles al suo ingegnere di pista, Bryan Bozzi, dopo aver azionato il Boost, un pulsante che consente di avere a disposizione per qualche secondo la massima potenza: «Sembra il funghetto di Mario Kart».
Per il monegasco il podio è soltanto un punto di partenza verso una direzione promettente: «Dopo le qualifiche nelle quali avevamo preso otto decimi, sono rimasto sorpreso di essere più vicino in gara, ma sono consapevole del tanto lavoro che ci aspetta. La scelta di non fermarci durante la safety car? Non avremmo vinto comunque». È un mondo ignoto e Leclerc deve prendere le misure: «È cambiato completamente il modo nel quale corriamo e superiamo. Prima veniva premiato chi era più coraggioso, chi ritardava di più la staccata. Adesso bisogna essere più strategici in qualsiasi mossa: ogni volta che premi il Boost sai che dopo pagherai il conto». Concetto efficace per descrivere i 120 sorpassi della corsa australiana (l’anno scorso erano stati 45), che hanno scatenato critiche durissime da parte di parecchi protagonisti.
Verstappen ha recuperato 14 posizioni, come nessuno, per salire sesto, ma non ha cambiato idea, anzi: «Passavo macchine che erano due secondi più lente, non un granché, sembrava Mario Kart. Dovremmo preoccuparci di queste regole, e spero che Fia e F1 si muovano. Vogliamo la vera Formula 1, questa non lo è». Per Norris (5°, Piastri si è girato prima del via) è un «pericoloso caos artificiale». Serviranno correttivi e aggiornamenti al regolamento e, anche a una Ferrari sveglia e vivace, ma pur sempre in ritardo.
9 marzo 2026
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