L’ex centrale di Perugia ora ha un bimbo di 5 mesi e riflette sulla sua vicenda: “Spero che quello che mi è accaduto serva per chi si troverà nella mia situazione”
Giornalista
8 marzo 2026 (modifica alle 23:38) – MILANO
Il 20 gennaio 2025 Asja Cogliandro, centrale della Bartoccini-Mc Restauri Perugia, scopre di aspettare un bambino. In 48 ore lo dice alla società e si ferma: basta pallavolo, basta campionato di A1 femminile, vita nuova. A luglio, Cogliandro dà un’intervista a La Stampa con un titolo eloquente: “Sono rimasta incinta e mi hanno licenziata”. Nell’intervista, si parla di avvocati e accordi privati, in un clima da tribunale, più che da spogliatoio. Le sue parole: “La società mi ha detto di lasciare la casa e di restituire anche le mensilità di affitto già pagate”. Sono passati più di sette mesi e, in questi giorni di celebrazione per la Festa della Donna, viene voglia di capire di più. Non fosse altro perché Asja è diventata mamma.

Asja Cogliandro
Pallavolista
Nata a Busto Arsizio, nel ’96, alta 184 cm, ha giocato come centrale a Perugia.
“Sta bene, ha cinque mesi, viviamo a Formia con il mio compagno, che lavora sulle navi da crociera. Il periodo più brutto è alle spalle. Ho temuto il parto prematuro per stress, sono stata ricoverata per dieci giorni, Francesco ha rischiato di nascere di otto mesi ma è andato tutto bene”.
E con Perugia, com’è finita? Ad agosto si è scritto di un accordo trovato in Camera di Conciliazione e Mauro Fabris, presidente della Lega femminile, nel comunicato ha precisato alcuni punti: “Non c’è mai stato licenziamento o sfratto dall’appartamento dato in uso dalla società”.
“Non entro nel dettaglio della riunione di riconciliazione, ma posso dire che mi è stato saldato quello che mi si doveva da contratto. Al tavolo eravamo io, il mio avvocato, il club, il presidente Fabris, il direttore generale e l’avvocato della Lega. Il sindacato non ha potuto partecipare. Curiosamente, ero l’unica donna al tavolo”.
Riassumiamo la vicenda a posteriori?
“È accaduto tutto in una situazione delicata della vita, perché in passato ho avuto un aborto e per me è stato difficile restare incinta. Quando è successo, è stata una bella notizia caduta dal cielo. A 30 anni, diventare mamma era un sogno e non potevo che accogliere la notizia in maniera gioiosa. In poche ore l’ho comunicato alla società, a tutti i livelli: non potevo allenarmi, era una gravidanza a rischio”.

“Mi ha detto che avrei perso i benefit del mio contratto, casa compresa. Non è giusto dire che mi abbiano sfrattata, non è vero, ma mi hanno messo pressione, mi è stato detto che avrei dovuto lasciare l’abitazione nonostante il mio contratto scadesse al 30 giugno. Da allora ho percepito una mensilità di stipendio, non le altre. Non potevo crederci: se mi rompo un ginocchio mi paghi, se resto incinta no?”.
Si è parlato di tentativi di accordo personali, senza avvocati.
“Ho cercato in tutti i modi di contrattare per avere lo stipendio senza creare un caso. Ho anche proposto di lavorare come aiuto social media manager nei mesi di maternità ma mi hanno detto no. Da qui l’intervista, l’intervento degli avvocati e la Camera di Riconciliazione”.
Ora che questa vicenda è formalmente alle spalle, che cosa resta?
“Tante sensazioni. Soprattutto una grande amarezza, se penso alla società in cui viviamo: sui social mi hanno criticato e non è facile isolarsi, evitare di leggere. Tanta gente parla a sproposito. Quanto a Perugia, ho continuato a tifare per loro sperando si salvassero, fino alla retrocessione. La pallavolo resta nel mio cuore, anche se non mi sono più allenata”.

L’ambiente del volley si è fatto sentire con gesti di vicinanza?
“Nessuno del club mi ha mai telefonato, nemmeno l’allenatore. Le compagne invece mi sono state vicine e ho ricevuto messaggi da giocatori e giocatrici di alto livello. Si sono esposti più gli uomini delle donne. Mi ha scritto la mamma di qualche giocatrice, dicendo ‘io e mia figlia siamo con te’. Questo fa capire quanta paura di esporsi ci sia. Siamo alla frutta…”
C’è voglia di tornare a giocare?
“Non so se tornerò, ora voglio stare con mio figlio. Io non ho avuto la possibilità di crescere con i genitori e, anche se diventare grande con i nonni è stato fantastico, non farei mai mancare al mio bambino la presenza della mamma. Con il tempo, vedremo se tornare a lavorare nello sport, perché la passione è rimasta: guardo ancora tutte le partite”.
Per la pallavolo femminile e per la società, che cosa resta di questa vicenda?
“La voglia di fare rumore, perché queste cose non accadano più. Una ventenne, al mio posto, non avrebbe avuto la voglia o la forza di creare un caso e si sarebbe accordata per prendere il 20-30% dello stipendio. Non va bene. Il fondo ‘La maternità è di tutti’ passa 500 euro al mese ma servono nuove regole”.
Insomma, questa battaglia da avvocati avrà aiutato?
“Lo sapremo solo quando la prossima giocatrice resterà incinta”.
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