Nel centro di Bologna c’è chi si fa le foto con dietro le Due Torri e chi se le fa col Wu-Tang Clan in galleria Acquaderni. E la fila dei fans, ieri, era davvero lunga: 250 persone più o meno per il firma copie dell’album Black Samson, the Bastard Swordsman, organizzato alla Feltrinelli con alcuni membri del collettivo di Staten Island, che poi si esibirà in serata all’Unipol Arena di Casalecchio nell’unica data italiana.
Uno dei gruppi più influenti dell’hip hop di tutti i tempi (sono stati anche influenti per lo street style, tra coloro che hanno dato un nuovo significato alla moda preppy di Tommy Hilfiger e Polo Ralph Lauren), a due passi da piazza Maggiore, per passare un paio d’ore coi fans giunti da tutta Italia e anche da varie città europee.
Non ci sono tutti i nove Wu-Tan in galleria, ma il collettivo si estende a tanta gente, amici, collaboratori (oltre 50 persone che si muovono da una città all’altra del tour con i bus) ed ecco, pronti a firmare tutto: non solo il disco appena acquistato, ma anche sneakers, tastierine, felpe, t-shirt, cappellini. I tre protagonisti sono Ghostface Killa, membro fondatore, Mathematics, produttore di tante tracks del collettivo ma anche dei progetti collaterali dei vari artisti e del mitico logo e infine Street Life, “hype man” di Method Man per così dire, “spalla” che lo segue ovunque. Nati nel 1992, con questo tour “Wu-Tang Forever: The Final Chamber” tirano dentro un pubblico che va dai cinquanta e qualcosa (che è anche l’età degli artisti) ai 15 anni, con una buona fetta di quarantenni e più uomini che donne.
Ecco Adriano, 16 anni, che fa breakdance da quando ne ha 10 e ha ereditato la passione dell’hip hop dai genitori. Arrivano dalla Romania Kosmi e Ilinka, 29 e 26 anni: “Incredibile che siano qui adesso a firmare i nostri dischi– dicono – loro sono leggenda”.
Paolo, 40 anni, arriva invece dalle Marche, vicino a Civitanova e ne sa un sacco di hip hop. Quando arriverà il suo turno del firma copie riuscirà a cantare una strofa con i suoi idoli. “Ascolto i Wu Tang dal 1998 – racconta – e amo questo suono. Faccio difficoltà ad apparecchiare un tavolo comodo per le nuove generazioni che fanno musica, perché qui siamo a un altro livello di coscienza”. Si sono ritrovati in città il bolognese Filson con Vanni e Simone, gli amici di Napoli: “sono un pilastro, se ti avvicini a un certo tipo di musica e non conosci i Wu-Tang Clan è meglio che ti informi. Ma del resto oggi regna la fast music, l’artista del momento che poi sparisce e via con un altro, qui no, questa è la colonna sonora della vita”.