I Paesi del G7 provano a correre ad arginare la corsa al rialzo del prezzo del petrolio. È prevista per le 14:30 di oggi, ora italiana (le 08:30 a New York) una riunione dei ministri delle Finanze di Stati Uniti, Giappone, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Italia per discutere il rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di greggio, così da frenare la corsa degli aumenti innescata dal conflitto in Medio Oriente (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). A scriverlo è il Financial Times, che specifica come la decisione – già presa a seguito di eventi come l’invasione dell’Ucraina – coinvolgerebbe anche l’agenzia internazionale per l’energia. Gli Stati Uniti sarebbero già d’accordo per un rilascio comune di una quantità fra i 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% del totale delle riserve.

Prezzo del petrolio ai massimi dal 2022

A seguito del blocco dello Stretto di Hormuz e degli attacchi agli impianti dei Paesi del Golfo da parte dell’Iran, il prezzo del petrolio nelle scorse ore è salito ai massimi da circa quattro anni: in mattinata il Wti del Texas ha toccato i 104,9 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord i 108,5 dollari, anche se poi sono entrambi scesi (il Wti anche leggermente sotto i 100 dollari).

Trump: “Prezzo del petrolio scenderà rapidamente”

Secondo analisti e trader, l’elemento discriminante per capire fin dove si spingerà la corsa dei prezzi è solo la durata del conflitto, elemento che per il momento non è possibile prevedere. Il presidente Usa Donald Trump prova a rassicurare i mercari: il costo del petrolio “calerà rapidamente con la fine della distruzione della minaccia nucleare dell’Iran” e il rialzo di adesso è solo “un piccolo prezzo da pagare per la pace e la sicurezza degli Usa e il mondo: solo i pazzi la pensano diversamente”, scrive sul suo social Truth.

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