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Enrico Nigiotti parteciperà a Sanremo 2026 con la canzone “Ogni volta che non so volare” (di E. Nigiotti – Pacifico – E. Nigiotti – F. Pagnozzi)
Ed. BMG Rights Management (Italy)/Edizioni Curci/
Nelida Music Publishing/Copyright Control

Frase Significativa: “Il tempo vola l’ho già detto
Anche in un orologio rotto”


APPROFONDIMENTI

Testo 

Tardi
Che non è più solo notte
Ma anche un po’ mattina
Tardi che non mi addormento
Chiudo gli occhi appena
Tardi che la dovrei smettere di parlare col soffitto
Di cascare tra i ricordi per rimanerci dentro
Il tempo vola maledetto
Veloce come un pizzicotto
Ecco la prima volta che ho fatto l’amore avevo 15 anni
Sopra un vecchio materasso tenevamo chiusi gli occhi
Così dolce e preoccupato
Così sempre attento
Forse adesso che ho imparato non è più lo stesso
Il tempo vola l’ho già detto
Anche in un orologio rotto
E mentre fuori scoppia un altro inferno
Da qualche parte adesso è già domani
Qualcuno è pronto e qualcun altro è perso
Prima di
Volare
Specchio forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà
E c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità
Lo pensiamo sempre tutti che sia meglio qualcun altro
E non vediamo dietro al vecchio i capelli da ragazzo
Il tempo corre quanto è stronzo
Sorpassa e poi ti ruba il posto
E mentre fuori brucia un altro inferno
Pochi minuti e poi sarà domani
Qualcuno è pronto e qualcun altro è perso
Prima di volare
I mostri che c’ho dentro
Che mi fanno cadere
Questa mania che devi andare solo bene
A chi mi salva ogni volta che tocco il fondo
A chi comunque vada mi rimane accanto
E se questa vita è un viaggio
Meno male siete qui
Ogni volta che non so
Volare
Ogni volta che non so
Volare
Ogni volta che non so
Volare 

Significato 

Questa canzone di Enrico Nigiotti è una riflessione profonda e viscerale sul tempo che passa, sulla perdita dell’innocenza e sulla necessità vitale di avere dei punti di riferimento quando ci si sente smarriti.

Il brano si apre in quel momento sospeso e liminale tra la notte fonda e l’alba, un orario in cui le difese immunitarie dell’anima sono più basse e i pensieri iniziano a “parlare col soffitto”.

Nigiotti usa l’immagine del tempo come un “pizzicotto” o un “ladro stronzo” che ti sorpassa e ti ruba il posto, descrivendo la crudeltà di una crescita che avviene troppo in fretta, portandoci via la purezza di quei quindici anni passati su un vecchio materasso. C’è una nostalgia struggente nel confronto tra la “dolce preoccupazione” della prima volta e la consapevolezza tecnica dell’adulto che, pur avendo imparato come si fa, sente che “non è più lo stesso”. Il testo tocca poi un punto filosofico centrale nel rapporto tra sogni e realtà, suggerendo che i primi non svaniscano semplicemente quando apriamo gli occhi, ma che siano intrecciati al dolore, necessario come contrappasso per gustare la felicità.

Nigiotti critica quella “mania di dover andare sempre bene”, quella pressione sociale alla perfezione che ci costringe a nascondere i mostri interiori che ci fanno cadere. Il cuore pulsante del brano è però il grido di gratitudine finale: un ringraziamento a chi resta accanto quando si tocca il fondo, a chi funge da paracadute umano.

“Volare”, in questo contesto, non è un atto di libertà assoluta, ma la capacità di restare a galla nella vita; e quando il protagonista ammette di “non saper volare”, trasforma la propria fragilità in una richiesta d’aiuto, celebrando la bellezza di non essere soli durante quel viaggio complicato e a tratti infernale che è l’esistenza.


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