di
Guido Olimpio
Con ondate di attacchi «mirati», Israele sta colpendo e «neutralizzando» generali e alti ufficiali nemici. Ma dopo la guerra dei 12 giorni, Iran e Hezbollah hanno imparato a resistere: tanto che la loro organizzazione (ad ora) continua a funzionare
Abolghasem Babeian è stato ucciso sabato a Teheran, quasi nelle stesse assassinati altri ufficiali a Beirut. Gli ultimi bersagli di una guerra dentro la guerra che contrappone Israele, assistito dagli Usa, agli apparati iraniani.
L’assassinio di Soleimani, dove tutto ha inizio
Prima alcuni colpi minori, poi il 20 gennaio 2020 il raid americano a Bagdad per eliminare Qasem Soleimani, il generale alla guida della Divisione Qods dei pasdaran, l’uomo che ha elaborato per decenni il piano di trasformazione delle milizie sciite mediorientali nell’Asse della Resistenza. Stratega, politico, personaggio discreto ma presente, quando necessario, sul campo per dare istruzioni, galvanizzare gli alleati. Per questo Donald Trump ne ha autorizzato l’omicidio mirato. Che è stato seguito da una campagna più intensa condotta dagli israeliani in parallelo a quella contro Hamas ed Hezbollah.
Iran, le ultime notizie in diretta
Un breve elenco marca il sentiero di strike.
Settembre 2023: il generale Abbas Nilforoushan muore nel bunker a Beirut insieme ad Hassan Nasrallah, il leader Hezbollah. Il loro rifugio è stato devastato dalle bombe.
25 dicembre 2023, Damasco, tocca a Sayed Mousavi, dirigente della Qods.
Il 20 gennaio 2024 si alza il livello dei target: sempre nella capitale siriana colpiscono il generale Sadegh Omidzadeh e quattro collaboratori, tutti della Qods.
Passano quattro mesi, all’inizio di aprile, altro gradino perché viene violata una sede diplomatica: i missili israeliani centrano il consolato iraniano a Damasco per eliminare Mohammed Zahedi, ex responsabile del settore aerospaziale e capo della Divisione Qods per Libano/Siria.
Trascorre un anno e finisce nel mirino in Libano Hassan Badir, definito punto di congiunzione tra i pasdaran e l’unità speciale degli Hezbollah. La lista dei caduti è comunque più ampia in quanti va integrata dalla perdita di quadri intermedi.
La guerra dei 12 giorni e l’esperienza che serve all’Iran
Con il conflitto dei 12 giorni nel giugno 2025 gli israeliani vanno avanti con la decimazione delle gerarchie, una manovra che priva l’Iran di personaggi autorevoli ma non ferma le capacità di reazione della Repubblica islamica. Anzi, proprio quell’esperienza spinge i guardiani a rimodellare la catena di comando per «sopravvivere» alle ripetute offensive.
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Un meccanismo messo alla prova dallo scontro in corso: per ora la struttura funziona e risponde con precisione causando danni considerevoli alle basi Usa nel Golfo e alle monarchie sunnite al fianco di Washington. Stessa cosa per gli Hezbollah che, malgrado i vuoti nei ranghi, replicano usando i droni kamikaze contro lo Stato ebraico e la vicina Cipro.
Le indagini
Con l’operazione Ruggito del Leone, l’IDF ha ripreso la «caccia». Ecco la Guida Alì Khamenei e una schiera di generali uccisi nelle prime ore dell’assalto, compresi alcuni in carica da pochi mesi.
Tra loro un elemento interessante: Yahya Panjaki.
Funzionario del MOIS, l’intelligence iraniana, è stato al centro di indagini americane e britanniche per il suo presunto ruolo di gestore di cellule attive in Occidente, persone incaricate di organizzare azioni contro membri dell’opposizione all’estero. Un’attività resa possibile dalla collaborazione con il clan Zindashti, un network di trafficanti di droga presente in numerosi paesi che, secondo alcune inchieste, ha favorito aggressioni, ha reclutato appartenenti a gang criminali per svolgere missioni, ha tenuto d’occhio gli esuli. Londra ha attribuito a Panjaki responsabilità diffuse, proprio in relazione a possibili attività sovversive.
Il regime avrebbe mobilitato queste risorse per rispondere a Israele e, al tempo stesso, tenere sotto pressione quanti contestano la Repubblica islamica sul piano politico «da fuori». Numerosi i tentativi di utilizzare cittadini israeliani per portare a termine omicidi mirati nei confronti di personalità oppure attuare gesti dimostrativi.
Nuova ondata
Nel fine settimana altra ondata da parte dell’IDF.
Abolghasem Babeian, definito come uno dei consiglieri militari di Khamenei, è stato neutralizzato da un raid dell’aviazione: secondo la versione ufficiale i caccia sono entrati in azione dopo 50 minuti dalla segnalazione della sua presenza in un determinato ufficio. Un dettaglio per sottolineare, anche sotto il profilo propagandistico, la profondità della propria intelligence.
A Beirut, invece, è la stata la Marina a condurre un’incursione «sparando» un missile che ha centrato un paio di stanze dell’hotel Ramada. Diverse le vittime. Per gli israeliani sarebbero stati uccisi almeno quattro esponenti della Divisione Qods, compreso Daoud Ali Zadeh, ritenuto uno dei titolari del dossier libanese.
9 marzo 2026 ( modifica il 9 marzo 2026 | 15:04)
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