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Redazione Spettacoli
La dichiarazione durante un incontro all’Università del Texas. Dure reazioni da parte di artisti d’opera e compagnie di balletto. Poi il dietrofront: «Ho sparato a zero senza motivo»
L’attore statunitense Timothée Chalamet, 30 anni, candidato all’Oscar nel 2018 per Chiamami col tuo nome e oggi per Marty Supreme, è finito al centro delle polemiche nel mondo delle arti performative dopo aver definito balletto e opera come forme d’arte «che il pubblico ormai non apprezza più».
Le dichiarazioni risalgono a febbraio, durante un incontro con Matthew McConaughey all’Università del Texas, in cui Chalamet parlava degli sforzi per preservare il cinema.
«Non voglio lavorare in balletto, opera o cose del genere dove si tratta di “tenere in vita qualcosa che ormai non interessa più a nessuno“», aveva detto l’attore, aggiungendo subito dopo: «Tutto il rispetto per chi lavora nel balletto e nell’opera».
I commenti hanno suscitato aspre reazioni da parte di artisti di palcoscenico, teatri d’opera e compagnie di balletto, anche se alcuni hanno colto l’occasione come promozione.
In un video pubblicato su YouTube da «Variety», Chalamet aveva ammesso che le sue parole avrebbero potuto creare controversie: «Ho appena perso 14 centesimi di pubblico. Ho sparato a zero senza motivo».
La mezzosoprano canadese Deepa Johnny ha definito il commento «deludente», mentre l’attrice hollywoodiana Jamie Lee Curtis si è chiesta su Instagram: «Perché un artista dovrebbe attaccarne un altro?».
Johnny ha sottolineato l’importanza di «unirsi tra discipline per valorizzare queste forme d’arte».
Anche il mondo del balletto ha risposto. Il coreografo Martin Chaix ha ricordato che il balletto è «più vivo che mai» e che, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando il cinema, «la presenza umana diretta in balletto e opera diventa ancora più essenziale».
L’English National Ballet ha ribadito che la disciplina «non solo è viva e prospera, ma conta oltre 200.000 spettatori alle performance e più di 65 milioni di impression sui social».
L’Opéra de Paris ha pubblicato un video accompagnato dalla didascalia: «All’opera c’è anche il ping-pong», un messaggio chiaramente rivolto all’attore, che nel film candidato all’Oscar Marty Supreme interpreta un pongista.
Anche il Teatro alla Scala di Milano ha preso parte alla conversazione con un filmato della sala gremita di spettatori e la frase: «A qualcuno interessa. E se ci facessi visita potrebbe interessare anche a te».
Il Met di New York ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un video che mostra il lavoro di tutte le figure coinvolte in una produzione: musicisti, scenografi, costumisti, tecnici di scena e artisti. Accompagnato da una didascalia molto chiara: «Questo è per te, @tchalamet…».
Anche il Royal Ballet and Opera di Londra ha partecipato alla discussione con un video che mostra il pubblico riempire il teatro sera dopo sera. Il messaggio, semplice e diretto, è racchiuso in poche parole: «A noi importa».
Negli Stati Uniti, il coreografo Kam Saunders, che ha lavorato come ballerino nel tour di Taylor Swift, ha commentato con un secco: «Yikes» (un’espressione inglese usata per esprimere sorpresa, shock o imbarazzo, simile agli italiani «accidenti», «mamma mia», «ahi ahi»).
Alcune istituzioni hanno però trasformato la polemica in opportunità di marketing: la Seattle Opera ha lanciato una promozione speciale per il prossimo allestimento di Carmen, offrendo sconti sui biglietti con il codice promozionale «Timothée».
Il dibattito resta aperto e testimonia come le parole di una star del cinema possano accendere discussioni anche nei mondi artistici più tradizionali.
9 marzo 2026
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