Rilascio congiunto di petrolio dalle riserve. La proposta è sul tavolo dei ministri delle finanze del G7 che ne discuteranno già oggi in una riunione online prevista oggi alle 8.30 di New York, le 14.30 italiane. La decisione, già presa in passato dopo l’invasione dell’Ucraina, coinvolgerebbe anche l’agenzia internazionale per l’energia. E sarebbe volta a contrastare l’impennata dei prezzi del petrolio in seguito al conflitto nel Golfo.

APPROFONDIMENTI

Il prezzo del petrolio intanto scende dai massimi toccati nella notte ma resta stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari a seguito del blocco dello stretto di Hormuz e degli attacchi agli impianti del Golfo. Il Wti del Texas sale del 15% a 104,9 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord avanza del 17% a 108,5. 

Cosa sono le riserve di petrolio

I 32 membri della IEA, l’agenzia internazionale dell’energia, detengono riserve strategiche nell’ambito di un sistema di emergenza collettivo progettato per fronteggiare le crisi dei prezzi del petrolio. Una fonte ha affermato che alcuni funzionari statunitensi ritengono che un rilascio congiunto di 300-400 milioni di barili, ovvero il 25-30% degli 1,2 miliardi di barili di riserva, sarebbe «appropriato».

L’incontro avviene mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sotto pressione per fermare il forte aumento del prezzo del petrolio greggio dall’inizio della guerra. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito a 3,45 dollari al gallone domenica, dai 2,98 dollari al gallone di una settimana fa, ed è destinato a salire ulteriormente a meno che il presidente degli Stati Uniti non riesca a invertire la tendenza. 

  Gli effetti

L’aumento dei prezzi del petrolio registrato la scorsa settimana ha innescato ricadute globali, minacciando un’impennata inflazionistica che potrebbe danneggiare in modo duraturo la crescita economica in tutto il mondo. Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Germania, Italia e Spagna sono tra i maggiori importatori di greggio e ciò li espone fortemente agli aumenti choc dei prezzi.

Il greggio Brent, il benchmark internazionale, è balzato del 24% nelle contrattazioni asiatiche di lunedì, raggiungendo i 116,71 dollari al barile. Il West Texas Intermediate, il benchmark statunitense, è salito del 28% a 116,45 dollari. 

La storia

Le scorte petrolifere di emergenza furono istituite nell’ambito della creazione della IEA nel 1974, in seguito all’embargo petrolifero arabo, che fece impennare i prezzi del greggio e provocò gravi carenze di carburante in tutto il mondo occidentale. Le riserve sono progettate per consentire ai grandi paesi consumatori di petrolio di rispondere a choc energetici significativi.

Dalla creazione della IEA, gli Stati membri hanno effettuato cinque rilasci collettivi. Gli ultimi due sono avvenuti nel 2022 per contrastare l’impennata dei prezzi del petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Martedì l’organizzazione ha tenuto una riunione d’emergenza per valutare le opzioni per affrontare l’emergente crisi dell’approvvigionamento petrolifero. Un documento preparato per la riunione affermava che l’IEA era «pronta ad agire per sostenere la stabilità dei mercati petroliferi». 

Il documento riservato evidenziava che i paesi dell’IEA detenevano più di 1,24 miliardi di barili di scorte pubbliche, oltre ad altri 600 milioni di barili circa di scorte industriali che avrebbero potuto apportare ulteriore offerta al mercato, se necessario. Secondo il documento, queste scorte potrebbero coprire quasi un mese della domanda totale di petrolio nei paesi e oltre 140 giorni di importazioni nette. Stati Uniti e Giappone rappresentano circa 700 milioni di barili degli 1,24 miliardi di barili totali.

La decisione di prendere in considerazione l’attingimento alle riserve strategiche di petrolio segna un’inversione di rotta per l’amministrazione Trump, che la scorsa settimana aveva dichiarato che non sarebbero stati necessari rilasci dalle scorte per stabilizzare i mercati. Ma gli analisti energetici hanno affermato che l’aumento record dei prezzi del petrolio nell’ultima settimana ha lasciato ai decisori politici poca scelta se non quella di rilasciare scorte strategiche per cercare di placare i mercati.