di
Alfio Sciacca
L’ira dell’arcivescovo Luigi Renna: «Ha portato solo morte». E interviene la Commissione Antimafia che fa rimuovere i post che inneggiano al capomafia
C’è chi posta la foto con tanto di corona e lo saluta come «il re di Catania». E poi i messaggi: «Sei stato un grande, come te non ce ne saranno mai»; «Sei la storia di Catania, hai scontato tutto come un vero uomo d’onore». E ancora: «Ciao Nitto, finalmente starai in pace senza questi infami traditori»; «Oggi in cielo c’è una nuova stella, proteggici da lassù».
Dal giorno della morte sui social c’è chi non smette di celebrare il mito di Nitto Santapaola, morto in carcere a 87 anni. Nonostante i 33 anni trascorsi al 41 bis, un pezzo di Sicilia continua ad omaggiare, a viso aperto, uno dei boss più sanguinari di Cosa nostra.
Messaggi condivisi soprattutto su TikTok che raccontano del grande radicamento del boss e del suo clan e di una sottocultura che continua a far presa tra giovanissimi che di Santapaola hanno solo sentito narrare, facendone un idolo.
Che si tratti di un fenomeno allarmante lo dimostra il tempestivo intervento della Commissione Parlamentare Antimafia. La presidente, Chiara Colosimo, ha subito attivato un protocollo siglato proprio con TikTok per la rimozione dei contenuti che inneggiano ai mafiosi. «Abbiamo segnalato questi post e alcuni sono già stati rimossi — spiega al Corriere —. A scriverli non sono solo familiari, ma anche giovani che crescono nel mito dei boss. Spesso non organici ai clan e ciò è ancora più grave. Dimostra che c’è una fascinazione del male che facciamo fatica a sradicare».
Fascinazione che non sembra confinata ai social. Soprattutto in quello che fu il regno di Santapaola. Il quartiere San Cristoforo, dove ha frequentato l’oratorio dei Salesiani de «La Salette» e dove il suo nome continua a riecheggiare. Persino il parroco del quartiere, don Benedetto Sapienza, si è lasciato andare. «Il nostro Benedetto Santapaola, che ha studiato ai Salesiani, era devoto della Madonna, di San Giuseppe e di Sant’Agata — ha detto —. Se ne parla ancora. È una persona che per il quartiere ha fatto la storia, seppure in negativo».
Parole che imbarazzano l’arcivescovo, Luigi Renna, sempre durissimo nel condannare la mafia che cerca di infiltrarsi persino nella festa di Sant’Agata. «Sono dichiarazioni assolutamente non condivisibili, quando si dice che Santapaola ha fatto la storia, perché tale storia è antistoria, regresso della città, disseminata di morte di tanti uomini giusti e difensori dello Stato — spiega al Corriere —. Di queste dichiarazioni è stato informato l’ispettore dei Salesiani, che è intervenuto richiamando fraternamente, ma con fermezza, il sacerdote».
Indignata Sonia Alfano, figlia di Beppe, il giornalista ucciso dalla mafia: «Le parole di don Sapienza, oltre a essere sconcertanti, sono un pericoloso arretramento culturale nella lotta alla mafia».
Ma tanto inneggiare a Santapaola e al suo mito criminale fa da contraltare al silenzio assordante della città ufficiale, che preferisce rimuovere e tacere. «Il sistema mafioso creato da Santapaola era ampio e trasversalmente ramificato, anche in settori della borghesia, delle istituzioni e della politica — attacca Enzo Guarnera, presidente dell’associazione Antimafia e Legalità —. Dopo la sua morte il sistema rimane in vita, pertanto chi ne fa parte non può parlare, ha interesse a non farlo. Peraltro, se lo facesse, anche per ipocrisia, verrebbe subito richiamato all’ordine».
Concetto che, con toni diversi, risuona anche nelle parole di un vecchio pm antimafia di Catania, Ignazio Fonzo: «Non stupisce il silenzio della città e dei suoi ambienti più elitari, forse perché abituati a servire contemporaneamente Dio e Mammona».
Mentre il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, si mostra preoccupato per il futuro dei giovani: «Dovremo lavorare molto per spiegare ai giovani, soprattutto dei quartieri a rischio, che devono prendere le distanze da quello che Santapaola ha rappresentato. Altrimenti tutto quello che abbiamo fatto per contrastarlo rischia di andare in fumo».
9 marzo 2026
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