Ora più che mai, in tempi di scosse geopolitiche, choc energetici e incertezza, va curata la resilienza del portafoglio. Con una raccomandazione: più diversificazione ma niente panic. È un po’ la filosofia ricordata da Patrick Brenner, lobal Head of Multi-Asset Investments, e Joven Lee, Multi-Asset Strategist, Schroders, nell’ultimo report datato 9 marzo.
IL PORTAFOGLIO
«In periodi di incertezza geopolitica e macroeconomica, come quello attuale a seguito degli eventi in Medio Oriente, rafforzano un principio fondamentale dell’allocazione multi-asset: la diversificazione deve essere deliberata e lungimirante», dicono gli esperti. La rotta da seguire è quella di «costruire portafogli con coperture intrinseche, includendo ad esempio un’esposizione misurata alle materie prime ed evitando un’eccessiva concentrazione in un singolo settore, può migliorare significativamente la resilienza». Attenzione dunque alle opportunità: «Quando i portafogli sono strutturati in modo proattivo, gli investitori si trovano spesso nella posizione più vantaggiosa di decidere dove realizzare i profitti durante le fasi di stress del mercato, piuttosto che essere costretti ad agire in modo reattivo per ridurre le perdite».
NON SOLO ORO
Negli ultimi anni, le ipotesi tradizionali sono state messe alla prova. Le obbligazioni non si sono sempre comportate come strumenti di diversificazione affidabili, in particolare durante gli shock inflazionistici, e la forza di lunga data del dollaro statunitense è stata periodicamente messa in discussione. In questo contesto, «l’integrazione di asset reali come l’oro e le materie prime può svolgere un importante ruolo di stabilizzatore», aggiungono gli esperti. Queste esposizioni possono offrire vantaggi di diversificazione quando i mercati si riposizionano e possono aiutare i portafogli a superare gli shock determinati dall’offerta o la rinnovata volatilità dell’inflazione. Un’allocazione oculata agli asset reali rafforza quindi la solidità complessiva del portafoglio quando le coperture tradizionali si rivelano meno affidabili.
LE VALUTAZIONI DELLE MATERIE PRIME
Brenner e Lee partono dall’analisi sul passato per analizzare la situazione attuale. Il conflitto attuale si sta configurando in modo diverso rispetto al passato. A differenza del breve conflitto dello scorso anno, durato 12 giorni, la situazione attuale prevede attacchi più estesi da parte degli Stati Uniti e di Israele e una risposta più aggressiva da parte dell’Iran. Ciò ha comportato attacchi alle infrastrutture energetiche (come raffinerie di petrolio e impianti di GNL) nella regione. Inoltre, lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici più critici al mondo per l’energia, sembra praticamente chiuso. Lo stretto è un passaggio altamente esposto attraverso il quale transita circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e GNL, oltre a quantità significative di fertilizzanti e alluminio. Un’interruzione prolungata avrebbe quindi ripercussioni su diversi mercati delle materie prime, non solo sul greggio. «Non si tratta solo di una questione legata al petrolio, ma di una più ampia rivalutazione dei prezzi dell’energia e delle materie prime», avvertono.
LE IMPLICAZIONI PER ALTRI MERCATI
I titoli azionari e obbligazionari globali hanno un’esposizione diretta limitata al settore energetico. La tabella sottostante mostra che solo nel Regno Unito i titoli energetici hanno un peso rilevante. Vale anche la pena ricordare, inoltre, che il Medio Oriente è una componente relativamente piccola dell’indice di riferimento azionario e obbligazionario.

IL DEBITO EMERGENTE E LE MATERIE PRIME
A sentire Abdallah Guezour, Head of Emerging Market Debt and Commodities, sempre di Schroders, «la rapida evoluzione della situazione dovrebbe sostenere la pressione al rialzo sui prezzi del petrolio, mantenere elevati i premi di rischio geopolitico e potenzialmente pesare sulla propensione al rischio globale. In uno scenario di questo tipo, l’oro e le materie prime dovrebbero continuare a essere sostenuti». Per quanto riguarda le varie economie dei mercati emergenti, ci rassicura il fatto che la loro solida posizione della bilancia dei pagamenti, raggiunta grazie agli aggiustamenti degli ultimi anni, e la loro scarsa dipendenza dal capitale estero a breve termine, dovrebbero consentire a molti paesi emergenti di resistere alle attuali turbolenze geopolitiche. La maggior parte dei paesi emergenti ha già dimostrato questa resilienza mantenendo la stabilità macroeconomica e una solida performance di mercato nonostante una serie di shock esterni negli ultimi anni.
IL REDDITO FISSO UNCOSTRAINED (FLESSIBILI)
James Ringer, Fund Manager, di Schroders fa invece il punto su bond. «L’escalation dei rischi geopolitici è arrivata in un momento in cui le pressioni inflazionistiche si sono progressivamente attenuate a livello globale. Di conseguenza, negli ultimi 12 mesi si sono moltiplicati i segnali che indicano che il reddito fisso può fungere da contrappeso alla debolezza dei mercati azionari. L’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe porre fine a questo effetto compensativo nel breve termine». Alcuni commentatori tracciano un parallelo con il picco dei prezzi dell’energia del 2022, quando la Russia invase l’Ucraina. Ricordiamo che le banche centrali aumentarono aggressivamente i tassi in risposta all’aumento dell’inflazione e i mercati obbligazionari subirono un significativo sell-off. «Invitiamo alla cautela nel tracciare tali parallelismi, poiché oggi l’economia globale si trova in una posizione molto diversa: le catene di approvvigionamento si sono normalizzate, i mercati del lavoro si sono allentati e le banche centrali hanno inasprito significativamente la politica monetaria», dice. Le banche centrali, dunque, probabilmente guarderanno oltre un breve aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime in generale. Tuttavia, un conflitto prolungato, che aumenta la probabilità di un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio, solleverà preoccupazioni circa un radicamento più acuto dell’inflazione. È proprio questo effetto secondario, se le aspettative di inflazione dovessero diventare instabili, che potrebbe destare preoccupazione per le banche centrali. «Per ora, vediamo alcuni rischi al rialzo a breve termine per i rendimenti, ma comunque all’interno del recente range di negoziazione». In conslusione, «i recenti eventi ribadiscono la necessità di gestire attivamente i portafogli obbligazionari, non solo per cogliere le opportunità, ma anche per proteggersi dai rischi di ribasso. Come sempre, la diversificazione rimane fondamentale».
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