La storica vittoria sull’Inghilterra lancia il fenomeno azzurro e i sogni della Nazionale italiana: “Tutto figlio della nuova mentalità, Quesada ha portato freschezza e consapevolezza. Gli All Blacks? Li proveremo a battere a luglio”


Andrea Buongiovanni

Giornalista

9 marzo – 08:48 – MILANO

La bibbia dei siti ovali del mondo, Planet Rugby, prima gli ha dato un 9, poi lo ha scelto miglior giocatore del quarto turno del Sei Nazioni 2026: “Attacca da 13 e difende da 12” ha scritto. Ovvero, gioca indifferentemente da primo o da secondo centro. I quotidiani inglesi lo esaltano, quelli francesi non vedono l’ora che, a fine stagione, arrivi a Tolosa. Tommaso Menoncello è un crack per tutti.

Tommy, come si festeggia il primo successo della storia azzurra contro l’Inghilterra?

“Con un terzo tempo nel ventre dell’Olimpico, insieme ad avversari mogi mogi. E poi, con la mia fidanzata Anna, con un bel pranzo della domenica a un forno romano, tra pizza e schiacciate”.

Il mondo parla di lei… 

“Non esageriamo, anche se qualche titolo l’ho visto e qualche commento l’ho letto. Mi ha fatto piacere, ovvio. Come mi hanno inorgoglito, in giro per la città, i tanti complimenti dei tifosi, inglesi inclusi. È il riconoscimento al lavoro che stiamo facendo. Certi risultati non arrivano per caso”.

Si rende conto di cosa avete combinato? Il Ceo della federazione inglese, Bill Sweeney, si è sentito in dovere di confermare il ct Ian Bortwick…

“Ora lo capisco più che a caldo. Sabato notte, sfruttando il lavoro dei nostri video analyst che ci inviano su una app dedicata l’intera partita e relativi spezzoni, ho subito guardato le azioni in cui più sono stato protagonista. Sei o 7 minuti in tutto. Ma quante emozioni”.

L’Italia, in un passato recente, sotto 18-10 a 22’ dalla fine e con un uomo in meno, sarebbe scomparsa. Ora rimonta e vince: com’è possibile?

“Tecnicamente non abbiamo giocato al meglio. Ma, soprattutto negli ultimi 10’, andando in meta e difendendo duro gli ultimi assalti inglesi, abbiamo dato grande prova di continuità e maturità”.

Italy’s Tommaso Menoncello during the Six Nations rugby union match between Italy and Scotland at the Rome's Olympic stadium, Italy - Saturday, February 7, 2026 - Sport - rugby ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

Le assenze di gente come Capuozzo, Todaro, Trulla, Page-Relo, Vintcent, Negri o Riccioni passano quasi sotto silenzio: qual è il segreto?

“A livello fisico siamo al top da tempo, è cambiata la mentalità. Ora rimaniamo accesi per tutti gli 80’, raramente concediamo punti facili. Abbiamo imparato a dividere le partite in quarti. Così, distribuendo lo sforzo, diamo sempre il 100%”.

Può spiegare meglio?

“È un fatto psicologico: entriamo in campo a cannone, in partita e in allenamento. E quando scoccano gli ultimi 20’ ripartiamo da capo”. 

Che ruolo ha il ct Quesada in tutto questo?

“Il suo arrivo ha portato freschezza e consapevolezza. Vive tutto con entusiasmo e passione e sa come trasmettere l’una e l’altra. Ci motiva, ci carica e noi abbiamo un atteggiamento diverso”.

Torniamo a sabato: è stato protagonista nelle due mete che ora invadono i social. Riesce a riviverle?

“L’azione della prima è partita da una touche provata e riprovata in settimana. Da lì un possesso a più fasi, capace di mandare in tilt la difesa inglese. Fino a che il pallone non arriva ad Alessandro Garbisi che è bravissimo, in rapidità, a indirizzarlo verso di me, dandomi un angolo di corsa perfetto. Segnare in mezzo ai pali a qual punto è stato facile. Tutta questione di meccanismi e automatismi”.

E la seconda?

“Da contrattacco: Paolo Garbisi fa una magia per pescare Ioane che, con due finte, fa fuori un paio di avversari, io me la gioco in uno contro uno e servo Marin che si tuffa in meta”.

Come le è venuta quella “giravolta” su stesso?

“Istinto: era l’unico modo per rimanere in piedi e mantenere la velocità dopo un duro impatto. Diciamo che i garretti mi hanno aiutato”. 

Giovedì partirete per Cardiff dove sabato, col Galles, chiuderete il Torneo: con quali ambizioni?

“Sarà la partita più dura delle cinque di quest’anno. I risultati non lo dimostrano, ma sono una squadra da non sottovalutare, In casa, poi…”.

È sempre convinto che l’Italia, un giorno non lontano, vincerà il Sei Nazioni?

“Io ci credo davvero. Questo gruppo ha le potenzialità per farlo. Dateci ancora qualche anno”. 

Anche battere gli All Blacks è possibile?

“Perché no? Ci proveremo già a luglio a Wellington. Ma ora restiamo concentrati sul presente”.

Anche perché il suo futuro a Tolosa è da vertigini.

“Non è ufficiale, ma sono ambizioso e sogno un’esperienza all’estero. Se accadrà, resterò riconoscente al Benetton e so che la mia Quinto di Treviso, a 10’ da Monigo, dove vivo da sempre, mi mancherà. Ringrazio Anna, studentessa on line in psicologia, che mi segue ovunque, come la mia famiglia”.

Dagli inizi a Paese al club francese, capace nelle ultime cinque stagioni di quattro titoli nazionali e due Champions Cup: ne ha fatta di strada…

“A Paese sono stato per tre stagioni, fino all’under 14, ‘sfiorando’ Zuliani che ha due anni più di me. È passato tutto molto in fretta”.