di
Paolo Condò
L’Inter rimane sempre favorita per lo scudetto, ma occorre una profonda ristrutturazione. Allegri al Milan non ha una squadra da titolo, ma sa trasformare buoni giocatori in un reparto
1. Il risultato del derby ha davvero riaperto il campionato?
Sì. O meglio, ha esposto l’Inter a un pericolo che non pensava di poter correre. Con 7 punti di margine continua a essere la chiara favorita, ma il derby era l’ultima chance di produrre una vittoria da ricordare. Con due sconfitte dal Milan, un solo punto con il Napoli e l’unica vittoria con la Juve che ha sì portato tre punti (preziosi), ma viste le circostanze nessun incremento di autostima tecnica, l’Inter sa che sta vincendo il titolo grazie alla straordinaria — questa sì — efficienza contro le squadre più deboli. Per un gruppo di campioni non è un discorso esaltante.
2. Ma se sono campioni, perché stentano con gli avversari forti?
Perché ragionando di altissimi livelli, quest’Inter è finita dieci mesi fa, la sera della gara di ritorno col Barcellona: la prestazione leggendaria di un gruppo crepuscolare, unico nel suo genere per la capacità — firmata Marotta e Ausilio — di rigenerarsi per anni monetizzando campioni (Hakimi), ottimi giocatori (Lukaku) e meteore (Onana), e sostituendoli in pari (Dumfries e Thuram) o addirittura in meglio (Sommer, fino a quest’anno). Godendo della crescita del nucleo storico Lautaro-Barella-Bastoni-Dimarco e aggiungendo figure altrove deprezzate come Calhanoglu e Mkhitaryan.
3. Perché questo gruppo sarebbe finito?
Ribadiamo: lo è per gli altissimi livelli, cioè due finali di Champions. Ancora per quest’anno dovrebbe bastare per lo scudetto, ma sarà un frutto estremo da festeggiare senza lasciarsi fuorviare. Occorre una ristrutturazione molto profonda, che dia spazio ai Pio Esposito, congedi qualche ultratrentenne e si rassegni al fatto che non tutte le pescate sono riuscite: da Frattesi ci si aspettava complessivamente di più, Luis Henrique è stato pagato troppo, Diouf è ancora un mistero.
4. Chivu ha commesso degli errori?
Certo, come tutti. La quantità di infortunati spiega solo in parte il calo di intensità dell’ultimo mese, nel quale fra Bodo, Como in coppa e derby l’Inter ha smarrito aggressività e faccia tosta. Si è incartato sul caso Bastoni e i lamenti sui mancati riconoscimenti (ma quali?) non sono da Inter, ma la sua conferma non è certo in discussione. Piuttosto la proprietà dovrebbe varare una politica di mercato espansiva: non si può scoprire ogni anno un gioiello a basso costo.
5. Ma il derby l’ha vinto soprattutto Allegri?
Tutti gli allenatori guidano gli uomini oltre che i calciatori, ma è chiaro che Allegri — un uomo imperfetto nel senso più umano e solidale — sa parlare ai suoi come pochi altri. La scelta di Estupinan può sembrare fortunata, invece nasce da una lettura profonda del momento del ragazzo, e da ispirazione felice nel valutarlo. Poi, un quid di azzardo da cavallaro c’è, fa appunto parte dell’uomo. Per fortuna sua e del Milan.
6. Ha una squadra da scudetto?
No. Ha un fuoriclasse stagionato, Modric, due campioni nel pieno, Maignan e Rabiot, e attorno un cast di buoni giocatori che Allegri trasforma in reparto (la difesa meno battuta), gregari capaci di esaltarsi come Saelemaekers e Fofana, l’acciaccato Pulisic, la sorpresa Bartesaghi. E poi c’è Leao, dal quale è saggio non attendersi niente, che poi magari la giocata vincente arriva.
7 .Come migliorare il Milan?
Con un centravanti super. E poi organizzandosi per consentire a Modric, la prossima stagione, un impiego di qualità.
8. Per quest’anno solo il posto Champions, quindi?
Mai porsi limiti, ma dovrebbe essere l’Inter a crollare. Il Milan ha 30 punti a disposizione e almeno tre gare complicate (Napoli, Juve, Atalanta). Ne facesse 26, chiuderebbe a 86 senza rimpianti.
10 marzo 2026
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