«Il modo migliore per ricordare Gianmaria Testa è continuare a cantarlo». È semplice e diretta Paola Farinetti, produttrice e moglie del grande cantautore piemontese scomparso dieci anni fa. A lui è intitolato il concorso dedicato ai giovani cantautori under 38 che quest’anno giunge alla sesta edizione. Lunedì 9 marzo alle 20,45, alle Fonderie Limone di Moncalieri, si svolgerà la serata speciale con l’esibizione dei cinque finalisti. L’artista ospite sarà Raphael Gualazzi. A presiedere la giuria la stessa Farinetti.
Lei ricorda sempre la cura meticolosa e artigianale che Gianmaria Testa aveva per la parola. Come definirebbe lo stato di salute della parola oggi?
«Non buono. Per Gianmaria era fondamentale che chi aveva la voce che arrivava più lontana degli altri sentisse una responsabilità enorme. Nel momento in cui si parla e le tue parole arrivano lontano a persone che neanche conosci la responsabilità nel formulare frasi e pensieri deve essere tripla. Non vedo oggi un’altrettanta responsabilità nell’esprimere pensieri, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti».
Il premio intitolato a suo marito e dedicato alla canzone d’autore. Quale direzione sta prendendo questo tipo di canzone?
«Guardando il Festival di Sanremo appena finito direi che sta andando sempre di più verso la formula dell’intrattenimento gioioso. Non vorrei però fare di tutta un’erba un fascio. C’è un sottobosco di musica che magari non ha tutta questa visibilità ma che in realtà continua ad avere un sacro rispetto per la parola».
Chi le piace ad esempio?
«Penso al rapper Rancore, per citare qualcuno che fa cose diverse rispetto a quelle che faceva Gianmaria. Penso anche a Dargen D’Amico che nella serata delle cover al Festival ha usato le parole del “Disertore” di Boris Vian. In una situazione totalmente pop di intrattenimento ha cercato di mandare un messaggio di un altro tipo. Penso anche a Fulminacci. È vero che a Sanremo ha portato una canzone leggera però la sua è una storia di un autore che dà peso alle parole».
A Sanremo si è anche polemizzato sul fatto che ci fossero in concorso 10 donne contro 20 uomini. È questo il reale rapporto di forza?
«Probabilmente ci sono più donne. Dal mio punto di osservazione posso dire che quest’anno abbiamo avuto una altissima partecipazione femminile. La maggior parte di queste cantautrici erano del sud. Negli ultimi anni c’è stata una crescita della proposta femminile nell’ambito della canzone d’autore. Nella musica sta accadendo quello che è accaduto nel lavoro. Tempo fa c’erano meno direttrici di giornali o di teatri. Oggi ce ne sono sempre di più perché i tempi, sia pur lentamente, stanno cambiando e anche la musica diventa specchio della realtà che si sta trasformando e che lascia più spazio alle donne rispetto a prima».
Sarà una serata speciale, visto che sono passati dieci anni dalla morte di Gianmaria.
«Quest’anno sono dieci anni dalla morte di Gianmaria. La data è il 30 marzo. È allo stesso tempo lunghissimo e brevissimo. Mi sembra impossibile che siano passati dieci anni».
Che serata sarà?
«Sono contenta ci sia Raphael Gualazzi. È uno dei musicisti più interessanti, liberi e indipendenti della scena italiana e anche internazionale. Per far capire che il premio non abbandona chi partecipa ci sarà Domenico Imperato, vincitore del premio 2023, che continua la sua carriera. Joe Barbieri, che fa anche parte della giuria, canterà “Le milonghe del sabato” che aveva scritto chiedendo a Gianmaria un featuring. I cinque finalisti canteranno la propria canzone poi una loro personale interpretazione di una canzone di Gianmaria».
Qual è il modo migliore per ricordare Gianmaria Testa?
«Cantarlo».