Dalla mappa al modello computazionale
Come dicevamo, il video del moscerino “incarnato” non è supportato (al momento) da alcuna pubblicazione peer-reviewed, ma poggia comunque su basi scientifiche reali e recentissime. Wissner-Gross, in particolare, cita uno studio pubblicato su Nature nel 2024 in cui si dimostra la fattibilità di realizzare un modello computazionale del cervello della Drosophila: gli autori del lavoro hanno creato un’architettura digitale basata solo sull’anatomia delle connessioni neurali e sull’identità predetta dei neurotrasmettitori, che “replica” l’intero connettoma del moscerino (ossia la mappa completa e dettagliata di tutte le connessioni neurali – sinapsi e assoni – di un cervello), composto da oltre 125mila neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche (giusto per confronto: il connettoma umano è composto da circa 86 miliardi di neuroni e 100mila miliardi di connessioni sinaptiche). Nello studio, l’attivazione in silico di specifici neuroni sensoriali ha permesso di prevedere con successo l’attivazione di neuroni motori per comportamenti concreti, come l’estensione della proboscide per mangiare o i movimenti legati alla pulizia delle antenne. Il modello pubblicato su Nature, tuttavia, era “disincarnato”, nel senso che descriveva le trasformazioni sensomotorie ma non era stato “inserito” in un corpo. L’annuncio odierno di EON Systems sostiene di aver chiuso il cerchio, innestando quel cervello computazionale in un modello fisico (ovviamente virtuale).
Piedi di piombo
A scanso di equivoci, lo ribadiamo: al momento, la presunta “incarnazione” funzionale del moscerino – un traguardo che sarebbe di enorme rilevanza per il settore delle neuroscienze – è raccontata solo in un video caricato su YouTube e in un testo in una newsletter. Non esiste alcuna pubblicazione scientifica che certifichi che il movimento osservato nel video emerga esclusivamente dalle dinamiche del connettoma, senza interventi di correzione esterni. Inoltre, va evidenziato il conflitto di interessi: oltre a Wissner-Gross, anche Philip K. Shiu, primo autore dello studio succitato, è dipendente e detentore di quote azionarie di EON Systems. Finché non si avranno conferme terze, è bene trattare la notizia con estrema prudenza.