Avere persone fastidiose nella propria vita non solo può influenzare il nostro umore, ma persino accelerare l’invecchiamento biologico. A confermarlo è una ricerca scientificata citata dal Washington Post in un focus dedicato agli “hassler”, ovvero i fastidiosi.
Cosa ci dice lo studio
Chiamateli fastidiosi, hassler o come credete. Quel che è certo è che noi tutti abbiamo almeno un conoscente, parente, collega o amico che crea problemi o rende la vita più difficile. Circa il 30% delle persone afferma di essere circondato nel suo piccolo da compagnie fastidiose. E le conseguenze sono serie: non solo possono influenzare il nostro umore, ma persino accelerare l’invecchiamento biologico. A dichiararlo è uno studio condotto da un gruppo di scienziati e citato dal Washington Post. La ricerca, finanziata dallo statunitense National Institute on Aging e pubblicato su “Pnas” (Proceedings of the National Academy of Sciences), ha indagato proprio su questo aspetto finora poco esplorato. Mentre le relazioni positive sono da tempo collegate a una vita più sana e lunga, i soggetti fastidiosi sembrano avere l’effetto opposto: aumentano lo stress cronico e innalzano i biomarcatori epigenetici associati all’invecchiamento. Lo studio ha anche evidenziato che questi legami negativi sono vissuti in modo sproporzionato da chi già affronta maggiori vulnerabilità sociali e sanitarie, ma anche dalle donne rispetto agli uomini.
L’effetto “cumulativo”
Un’ulteriore coneguenza riscontrata dagli scienziati è l’effetto “cumulativo”: ogni persona fastidiosa in più nella nostra vita corrisponde a un ritmo di invecchiamento più rapido di circa l’1,5% e a un’età biologica più avanzata di circa 9 mesi. In generale i risultati, riassumono gli studiosi, evidenziano il ruolo cruciale – in negativo – degli hassler e la necessità di interventi che riducano le esposizioni sociali dannose per promuovere percorsi di invecchiamento più sani. Una cosa è certa: «Non tutti i legami sociali sono di supporto», come evidenzia il professore associato di Sociologia alla New York University e autore principale dello studio, Byungkyu Lee, nell’approfondimento pubblicato online sul Wp. Alcune amicizie possono essere ambivalenti e dal sapore “dolceamaro”, portando luci e ombre. Altre, osserva la coautrice Brea Perry, associate director dell’Irsay Institute for Sociomedical Sciences Research e docente di Sociologia dell’Indiana University a Bloomington, sono «esclusivamente stressanti».
Perché alcune persone sono più inclini a finire nell’orbita degli hassler?
Parlando delle donne, osserva Perry, «non sorprende tanto che possano avere più persone complicate nella loro vita, in parte perché sono probabilmente più propense a percepire i problemi degli altri, a sentirli e viverli come stress». Chi ha problemi di salute, continua, «potrebbe aver bisogno di assistenza, e questo tipo di relazioni possono diventare unilaterali e difficili da negoziare». Chi ha avuto un’infanzia difficile, poi, «tende ad essere più vulnerabile agli stress cronici e agli eventi negativi della vita, e quindi potrebbe esserlo anche ai soggetti fastidiosi». Lo studio ha poi rilevato che «molti di questi elementi fastidiosi sono membri della famiglia», nota Perry, «persone radicate» nella vita di chi le subisce «in modalità difficili da rinegoziare o a cui sfuggire». Nelle relazioni non familiari i partecipanti hanno riferito che colleghi, coinquilini e in misura minore vicini di casa avevano maggiori probabilità di essere molesti rispetto ai loro amici. Come i familiari, questi gruppi spesso implicano obblighi e la necessità di gestire spazi condivisi, osservano gli autori dello studio. Come proteggere la propria salute dai fastidiosi? Il consiglio più ovvio, segnala Lee, è di valutare attentamente le relazioni, evitando chi ci importuna quando possibile, e tagliando i ponti se si percepisce che qualcuno sta aggiungendo molta negatività e stress alla propria vita, anche se questa può essere una decisione incredibilmente difficile. Ma se tagliare i ponti con amici può essere facile, farlo con un parente può esserlo meno.In questo caso, potrebbe essere utile limitare il tempo trascorso con quella persona o prendere in considerazione la terapia per migliorare aspetti difficili della relazione, suggerisce Perry. Un’ancora di salvezza sono eventuali ‘cuscinetti sociali’, cioè investire costantemente in relazioni positive e che offrano supporto. «Se ne avete abbastanza nella vostra rete o nel vostro ambiente», evidenzia Lee, «potreste avere qualche effetto calmante sul vostro invecchiamento», anche se questo specifico aspetto non è stato indagato». L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato un rapporto globale che ha collegato la solitudine a 871mila decessi ogni anno. «E’ molto importante avere delle relazioni. Non vorrei si trascurasse questo aspetto», chiosa Umberson.
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