Bologna, 10 marzo 2026 – Morte di Daniela Gaiani, il marito a processo per omicidio: oggi in udienza vengono ascoltati i testimoni. Ammessa la Rai per le riprese in aula, escluse invece Le Iene, “in quanto non ha taglio esclusivamente giornalistico” e quindi “specie se le immagini dovessero andare in onda nel corso del processo, potrebbe condizionare atteggiamenti ed emozioni di tutti”.
Duro scontro in aula tra pm e parti civili
Duro scontro in aula tra il pm e le parti civili, oggetto del contendere la nuova consulenza che ribalta completamente lo scenario trasformando un omicidio – come sostiene l’accusa – in un suicidio dal momento che nelle nuove carte si sostiene che il marito non era in casa al momento dello spegnimento del cellulare, avvenuto in modo manuale. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto l’ammissione di due nuovi consulenti. Il giudice Fabio Cosentino si è riservato su tutte le questioni procedurali e ha rimandato alla prossima udienza, dove sarà sentito il colonnello Claudio Gallù, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri. Il punto è lo spegnimento del telefonino della vittima, avvenuto manualmente alle ore 23.36 di quella sera: se il marito non era in casa a quell’ora, come dimostra la nuova consulenza, torna a essere plausibile l’ipotesi del suicidio. Ma i familiari della vittima – oggi in aula la mamma e la sorella di Daniela – non ci stanno e chiedono appunto nuovi esami, su cui i giudici decideranno la prossima volta.

I nuovi esami disposti dalla procura
Intanto, dalla nuova inchiesta disposta dalla Procura e affidata ai carabinieri in merito alla morte di Daniela Gaiani, condotta – a indagini già chiuse e a processo iniziato – con l’uso dell’ultima versione del software di analisi forense, emergono diversi elementi in più rispetto all’inchiesta che era stata svolta nel 2021: dalle celle telefoniche agganciate dai telefonini dell’uomo e della donna e dall’incrocio dei dati, Leonardo Magri quella sera è uscito di casa prima delle 22.24 e non è rientrato prima delle 2.59 della notte seguente. E, quindi – sempre stando alla nuova analisi – non era presente nell’abitazione quando il cellulare della moglie si è spento. Altro punto fermo: il telefono di Daniela è stato spento manualmente (non si è scaricato).

Un momento della trasmissione tv ‘Le Iene’
I fatti e le accuse
Gaiani, 58 anni, è stata trovata morta il 5 settembre 2021 nel letto di casa sua, a Castello d’Argile. Per omicidio volontario è imputato, a piede libero, il marito, il 63enne Leonardo Magri.
Il processo in Corte d’assise
Oggi l’udienza in Corte d’assise, presieduta dal giudice Fabio Cosentino. (pm Giampiero Nascimbeni). Per l’accusa, quello che inizialmente appariva un suicidio in realtà è stato un femminicidio. Magri, secondo le indagini, avrebbe ammazzato la moglie – trovata impiccata alla spalliera del letto – per poter vivere una storia con un’altra donnaSecondo l’analisi del medico legale Matteo Tudini, la donna sarebbe morta tra le 21 e le 24.
La nuova inchiesta e il cellulare di Daniela spento alle 23,56
Ma ora, dalla nuova indagine, emerge ora che la sera del 4 settembre il cellulare di Gaiani è stato spento da qualcuno alle 23.36, agganciando la cella telefonica relativa alla sua abitazione. E, sempre sulla base dei nuovi elementi, Magri non era in casa in quanto sarebbe uscito attorno alle 22.15, restando poi in zona Pieve di Cento fino a dopo le 23.30 (l’esame mostra come il cellulare e la scheda Sim dell’auto si aggancino alla cella telefonica competente), per poi spostarsi in un bar del centro del paese di Castello d’Argile, dove, dopo una telefonata, Magri era entrato per acquistare del vino. Era poi andato in un’altra località, per poi tornare a casa dopo le 2.40 (alle 2.59 invierà un messaggio WhatsApp comunicando il suo rientro).

Un momento dell’udienza del 10 marzo al processo per la morte di Daniela Gaiani
La svolta dalle celle telefoniche: dal bar del centro per acquistare vino al rientro a casa dopo le tre
Dalla nuova inchiesta disposta dalla Procura e affidata ai carabinieri in merito alla morte di Daniela Gaiani, condotta – a indagini già chiuse e a processo iniziato – con l’uso dell’ultima versione del software di analisi forense, emergono diversi elementi in più rispetto all’inchiesta che era stata svolta nel 2021: dalle celle telefoniche agganciate dai telefonini dell’uomo e della donna e dall’incrocio dei dati, Leonardo Magri quella sera è uscito di casa prima delle 22.24 e non è rientrato prima delle 2.59 della notte seguente. E, quindi – sempre stando alla nuova analisi – non era presente nell’abitazione quando il cellulare della moglie si è spento. Altro punto fermo: il telefono di Daniela è stato spento manualmente (non si è scaricato).
Gaiani, 58 anni, è stata trovata morta il 5 settembre 2021 nel letto di casa sua, a Castello d’Argile. Per omicidio volontario è imputato, a piede libero, il marito, il 63enne Leonardo Magri. La prossima udienza è fissata il 10 marzo, in Corte d’assise (pm Giampiero Nascimbeni). Per l’accusa, quello che inizialmente appariva un suicidio in realtà è stato un femminicidio. Magri, secondo le indagini, avrebbe ammazzato la moglie – trovata impiccata alla spalliera del letto – per poter vivere una storia con un’altra donna.
L’analisi del medico legale
Secondo l’analisi del medico legale Matteo Tudini, la donna sarebbe morta tra le 21 e le 24. E dalla nuova indagine emerge ora che la sera del 4 settembre il cellulare di Gaiani è stato spento da qualcuno alle 23.36, agganciando la cella telefonica relativa alla sua abitazione. E, sempre sulla base dei nuovi elementi, Magri non era in casa in quanto sarebbe uscito attorno alle 22.15, restando poi in zona Pieve di Cento fino a dopo le 23.30 (l’esame mostra come il cellulare e la scheda Sim dell’auto si aggancino alla cella telefonica competente), per poi spostarsi in un bar del centro del paese di Castello d’Argile, dove, dopo una telefonata, Magri era entrato per acquistare del vino. Era poi andato in un’altra località, per poi tornare a casa dopo le 2.40 (alle 2.59 invierà un messaggio WhatsApp comunicando il suo rientro).
Le parti
Quanto allo smartphone di Daniela, con il nuovo accertamento emerge che non si è allontanato dall’abitazione, che è stato spento manualmente alle 23.36 del 4 settembre mentre si trovava dentro casa e che sempre qui è stato riacceso la mattina del 5 settembre, alle 10, quando i carabinieri erano già presenti sul posto. “È finito il processo – così l’avvocato Ermanno Corso, che assiste l’imputato –, la nuova acquisizione istruttoria pone fine alla vicenda processuale in quanto, con la prova oggettiva che Magri in quei momenti non si trovava nemmeno nelle vicinanze, viene meno ogni fondamento dell’accusa”. Invece per la parte civile, tramite gli avvocati Daniele Nicolin e Valentina Niccoli, il nuovo accertamento “non dimostra proprio nulla. Le celle telefoniche sono per loro natura imprecise”. E aggiungono: “Non si può distruggere così tutto l’impianto accusatorio di mesi e mesi, peraltro c’è una mole di indizi, oltre a diverse spiegazioni che non tornano. Ora, soprattutto ora, la nostra diventa una battaglia vera e propria”.