di
Stefano Righi

Fabrizio Palermo in pole position per la guida dell’istituto. Il faro Bce, il concambio Mediobanca-Mps e l’assemblea del 15 aprile

C’è chi ha spiegato la defenestrazione di Luigi Lovaglio con l’immagine della tempesta perfetta. Un susseguirsi di fatti, un allineamento di pianeti, che hanno consentito al presidente del comitato nomine di Mps, Domenico Lombardi e al presidente del consiglio di amministrazione di Mps, Nicola Maione, di sferrare il colpo tanto atteso dal loro azionista di riferimento, Francesco Gaetano Caltagirone: l’esclusione di Lovaglio dalla lista dei candidati amministratori della banca per il prossimo triennio.
Vediamo dunque quali pianeti si sono allineati per consentire quanto pochi avrebbero immaginato, considerando la mole di lavoro svolta da Lovaglio a Siena dal 7 febbraio 2022 e i risultati ottenuti.

Incisività

Venerdì 27 febbraio alla presentazione del piano di integrazione di Mediobanca Lovaglio è parso, nella call con gli analisti, meno incisivo del solito. Nonostante la conferma di tutti gli obiettivi precedentemente comunicati, come i 700 milioni di sinergie possibili, il mercato ha reagito negativamente: -6,76% Mps, -6,24% Mediobanca a fine giornata. Ad accentuare la caduta dei titoli due fattori da non sottovalutare: 1) l’entità dei volumi scambiati, più che doppi rispetto alla media degli ultimi 30 giorni per Mps; 2) l’intervento a mercati aperti della premier Meloni che dichiarava sostanzialmente concluso il compito del governo all’interno della compagine sociale del Monte dei Paschi, dove il Mef controlla ancora il 4,863 per cento.



















































L’andamento in Borsa

Sulle parole del presidente del Consiglio i titoli azionari, già in forte calo da metà mattina, hanno accelerato la discesa nell’ultima ora di contrattazioni. Fin qui, però, poco di sorprendente, tanto che Lovaglio il giorno precedente aveva confidato a un collaboratore «lo sa che domani ci affonderanno in Borsa…?». Ma c’è modo e modo di affondare e quello del titolo Mps è stato il più rapido, con volumi molto rilevanti. Nel weekend, poi, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. Così lunedì 2 marzo, alla riapertura dei mercati le tensioni internazionali, le paure e un clima di generale incertezza hanno spinto al ribasso tutti i listini. Il giorno dopo, la sera, si è riunito il Comitato nomine del Monte dei Paschi, i cui membri sono vicini a Caltagirone. La posizione dell’amministratore delegato è stata passata al setaccio. A maglie strette. Oggettivi, va riconosciuto, i timori di un coinvolgimento di Lovaglio nell’inchiesta della Procura di Milano. 

Rimbalzi

Il rimbalzo di Borsa, che poteva aiutare l’azione Mps non è mai arrivato, mentre la posizione di Lovaglio diveniva più critica di ora in ora. Rispetto ai massimi della mattina di venerdì 27 il titolo Mps si è trovato a perdere, martedì, 1,595 euro, ovvero il 21,66 per cento, in tre sedute. Lo scontro tra manager e azionista, ancorché per interposte persone, poteva avere un solo esito, vista la profonda diversità di vedute sul futuro delle Assicurazioni Generali, di cui il Monte, attraverso Mediobanca, è primo azionista. E così è stato.
Come ha detto un manager apicale di un gruppo concorrente: adesso che Lovaglio ha completato il lavoro sporco sul Monte, glielo portano via. Sono le regole del gioco, un gioco dove la riconoscenza non esiste, ma qualche osservazione si impone.

Quadro normativo

La nuova Legge Capitali è infatti il parametro, la cui portata è stata ampiamente sottovalutata, con cui confrontarsi. La norma ha acuito una visione personalistica della gestione societaria, introducendo elementi innovativi per il sistema economico italiano. Gli effetti si stanno vedendo, gli azionisti hanno una libertà di manovra che prima non esisteva, sono consentite strategie un tempo impensabili. Strategie nuove, non mosse obbligate: lo dimostra il Banco Bpm che, pur con un azionista potente e ingombrante come il Crédit Agricole, ha tenuto una linea di condotta ben diversa. Vi è poi l’inedito, maturato in seno al comitato nomine di martedì 3 marzo, di una terna di candidati al medesimo ruolo, quello più importante, di amministratore delegato. Una poltrona per tre, direbbero a Hollywood. Carlo Vivaldi è il meno accreditato al successo finale, sebbene sia un manager di lungo corso in Unicredit, dove governò da Vienna un’area dell’Est Europa. Da cinque anni si occupa d’altro. A Vittorio Veneto, dove è cresciuto dopo essere nato a Ormelle (Tv), ha rilevato lo Sporting Club 2001 di San Giacomo di Veglia, un impianto semi abbandonato che conta di trasformare in un Raquet club sulla scia di quanto ha fatto, non lontano da lì, Adriano Panatta.

Testa a testa

I candidati più accreditati sono Corrado Passera e Fabrizio Palermo. Il primo è stato uno dei manager più in vista nel mondo del banking, avendo firmato la fusione che ha dato vita a Intesa Sanpaolo, prima di diventare ministro dell’Economia con il governo Monti, quindici anni fa. Nel 2018 ha fondato illimity, che lo scorso anno è finita all’interno del perimetro di Banca Ifis. Palermo invece emerge alle cronache dopo la vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle, che nel luglio 2018 lo pone alla guida della Cassa Depositi e Prestiti. Tre anni dopo, Mario Draghi lo sostituirà con Dario Scannapieco. Attualmente guida la multi utility romana Acea in forza di un rapporto fiduciario con Francesco Gaetano Caltagirone, che controlla il 5,45 per cento della società la cui maggioranza è in mano al Comune di Roma. Palermo è anche consigliere delle Assicurazioni Generali, eletto proprio nella lista presentata da Caltagirone. Per questi motivi è il candidato con ha maggiori probabilità di succedere a Lovaglio. Anche perché Passera, fino a una decina di giorni fa, non era disponibile a incarichi operativi e non è chiaro se fosse pretattica o sia effettivamente cambiato qualcosa.

Cinque settimane

Cosa accadrà ora? All’assemblea del 15 aprile mancano cinque settimane. Lovaglio concluderà il proprio mandato: annuncerà il concambio tra azioni Mps e Mediobanca (fissato in 2,45 azioni del Monte Paschi per ogni titolo di Mediobanca), ma non farà il road show sui mercati finanziari, annullato lunedì 9 marzo.
Intanto, da venerdì sera, 6 marzo, è noto cosa la Banca centrale europea ha chiesto al Monte dei Paschi accendendo il proprio faro sulla banca più antica al mondo. La Bce esprime «riserve» sul processo di selezione dei candidati della lista del cda di Mps, condotto in «tempi stretti» e che ha portato a valutare la «maggior parte dei candidati» con «punteggi alti», anche in presenza di «un livello e una qualità di esperienza molto diversi». Questo, dice la Bce, «solleva preoccupazioni» sul rischio che «possa portare a un deterioramento nella composizione del cda». Serve, dice la Bce, «independence of mind» e un ceo con una «chiara» autonomia di giudizio e una «rilevante esperienza bancaria». La tempesta potrebbe continuare.

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10 marzo 2026 ( modifica il 10 marzo 2026 | 21:42)