di
Salvo Fallica

La tela attribuita, all’artista dopo quattrocento anni, continua a regalare suggestioni e ipotizzare legami culturali affascinanti

(BdI n. 1.067) Una storia straordinaria che è legata alla pala – dipinta a tempera grassa e olio su tavola – da Sofonisba Anguissola (nel 1576), nota come «Madonna dell’Itria». Il dipinto è stato attribuito solo dopo quasi 400 anni (nel 1995) alla grande e innovativa artista che visse a Paternò dal 1573 al 1579, ai piedi dell’Etna. Vi si trasferì dopo aver sposato l’aristocratico Fabrizio Moncada. Passando così dalla corte di Filippo II, dove era molto stimata, al mondo etneo dove ha composto uno dei suoi più originali dipinti. La Sicilia spagnola aveva una proiezione internazionale, grazie all’interazione con la Spagna e con la Lombardia. Il dipinto de la «Madonna dell’Itria» è stato negli anni scorsi restaurato gratuitamente al Museo civico di Cremona Ala Ponzone, ospitato in grandi mostre, e commentato da studiosi e media a livello europeo e internazionale. 

Il ruolo costruttivo del volontariato culturale

La celebre «Madonna dell’Itria», assieme ad un altro interessante dipinto, si trova nel centro storico di Paternò, nella chiesa ed ex Monastero Santissima Annunziata. Grazie al sacerdote che guida la parrocchia, padre Salvatore Patané, e al volontariato è stato allestito un apposito spazio scenico per poter fare ammirare le opere ad esperti, appassionati, turisti e visitatori. Il volontariato come motore della cultura, l’associazione Amici di Sofonisba ha unito cattolici, laici ed istituzioni. Un impegno che ha visto tra i protagonisti della missione culturale anche l’architetto Antonio Caruso e la giornalista Mary Sottile. Sull’attribuzione della seconda opera, la Madonna della Raccomandata, si è aperto un dibattito tra studiosi dell’arte.



















































La genesi della geniale attribuzione del dipinto de la “Madonna dell’Itria” a Sofonisba

Una storia nella storia. Tornando al dipinto de la «Madonna dell’Itria», lo scopritore Alfio Nicotra – che nel 1995 in pochi avevano preso in considerazione -, ebbe un risalto internazionale dopo il ritrovamento nel 2002 di un atto notarile a Catania (commentato dall’autorevole studioso Salvatore Silvano Nigro sul Sole 24 Ore). Il riferimento è all’atto del 25 giugno 1579 che palesa la donazione da parte di Sofonisba del dipinto ai frati cappuccini di Paternò (ritrovato dal notaio Filippo Marotta Rizzo nell’archivio storico di Catania). Da allora Nicotra è stato accolto dalla critica ufficiale, invitato in atenei prestigiosi. Fu in grado di dimostrare che per primo aveva intuito e palesato, con acuta ricostruzione stilistica, filologico-artistica e storico-culturale, l’attribuzione dell’opera a Sofonisba grazie ad un articolo pubblicato nel 1995 sul Giornale di Sicilia. Da allora Nicotra ha scritto (e continua a pubblicare) saggi di storia dell’arte e ha partecipato a convegni con i più grandi studiosi di Sofonisba Anguissola. Con un nuovo saggio, Nicotra delinea la ricostruzione di un dialogo cultural-artistico tra Sofonisba Anguissola ed El Greco tra il mondo etneo e Palermo. E propone una nuova tesi, sostiene che Sofonisba Anguissola abbia avuto come collaboratore per la realizzazione della Madonna dell’Itria proprio El Greco. E secondo il suo nuovo studio, il celebre artista sarebbe anche l’autore dell’altra opera «La Madonna della Raccomandata» – o Del Riparo – (in cui si intravvedono anche Filippo II e Fabrizio Moncada). Per altri critici invece anche quest’opera sarebbe stata realizzata da Sofonisba Anguissola. Paternò grazie anche al ruolo della dinastia dei Moncada e alla presenza di Sofonisba divenne luogo di creatività artistica di alto profilo. E vi è un connubio storico tra Paternò e Palermo – capoluogo siciliano dove celebri artisti incontrarono Sofonisba -. 

Sofonisba ed El Greco

Alfio Nicotra in merito a la «Madonna dell’Itria» afferma che: «L’autografia di Sofonisba Anguissola per la figura della Madonna col Bambino e del paesaggio nella parte alta del dipinto identifica in El Greco il pittore che ha collaborato all’esecuzione delle parti del dipinto non ascrivibili alla mano di Sofonisba, già individuate da Mario Marubbi, che ha curato il catalogo della mostra di Cremona e Catania, dopo il sapiente restauro conservativo operato da Domenico Cretti, con l’ausilio delle indagini tecnico scientifiche eseguite da Mario Amedeo Lazzari». Già nel 2018 Alfio Nicotra aveva pubblicato un saggio in cui ipotizzava la probabile collaborazione tra Sofonisba ed El Greco nella realizzazione di alcune opere, dopo la conoscenza che avrebbero potuto acquisire in Sicilia, nel 1576, favorita dal comune maestro, il celebre miniatore Giulio Clovio. Nicotra ritiene che fu Sofonisba a «introdurre El Greco nell’ambiente artistico spagnolo e a referenziarlo presso Filippo II». Altro elemento rilevante è che un’artista quale Sofonisba che innovò partendo dalla grande tradizione, trovò nuova fonte di ispirazione a Paternò, confrontandosi anche con stilemi diversi rispetto alla sua capacità ritrattistica. E Paternò nella seconda metà del Cinquecento mostrò una sensibilità moderna nell’accogliere una donna-artista e fuori dagli schemi.

Paternò nel Cinquecento al centro di relazioni internazionali

Nicotra argomenta: «Dopo le nozze per procura con don Fabrizio Moncada, contratte a Madrid il 26 maggio 1573, in settembre la celebre pittrice e miniaturista cremonese Sofonisba Anguissola raggiunse lo sposo nella sua residenza di Paternò. Sappiamo che la notizia si diffuse in tutte le corti d’Italia attraverso la corrispondenza diplomatica. Sofonisba era ben nota al principe Alessandro Farnese e a suo zio don Giovanni d’Austria, che l’avevano conosciuta a Corte a Madrid, dove la pittrice li aveva anche ritratti. El Greco, a sua volta, conosceva bene la vicenda biografica e artistica della pittrice, per essere stata allieva del suo amico e sostenitore Giulio Clovio, prima del trasferimento alla corte di Spagna. E proprio Giulio Clovio potrebbe aver pensato a Sofonisba Anguissola per il passaggio in Spagna di El Greco».

Paternò, la Spagna e la Lombardia

Il professore Mario Marubbi ha approfondito il tema più volte spiegando che «la Lombardia e la Sicilia erano inserite in un contesto di ampio respiro europeo, e vi era omogeneità culturale tra le élites locali e quelle della Spagna. È fondamentale capire quanto fu importante la fase siciliana della vita di Sofonisba, in particolar modo il periodo paternese che ha portato alla genesi e alla realizzazione del capolavoro de la ‘Madonna dell’Itria’ che rappresenta una novità stilistica e contenutistica nella sua produzione artistica. Ed è affascinante pensare come la lombarda Sofonisba, abituata ai paesaggi della pianura padana e alle stanze della corte madrilena, sia rimasta incantata dalla straordinaria visione dell’Etna che si ammira dalla sommità della collina storica di Paternò -dominata dal castello normanno-, da un lato vi è il grande vulcano dall’altro l’antica Valle del Simeto».

La nuova tesi dello studioso Alfio Nicotra sulla collaborazione tra Sofonisba ed El Greco

Nel nuovo saggio, dal titolo Sofonisba Anguissola e la Madonna dell’Itria. Problemi attributivi e prospettive di catalogazione critica, Nicotra scrive che: «Le tensioni tra il naturalismo lombardo di Sofonisba, evidente nella resa dei volti e nella compostezza della Vergine e del Bambino, e l’espressività visionaria del cretese, percepibile nella verticalità accentuata, nella luce zenitale e nella teatralità della composizione, contribuiscono a generare una ‘tensione iconica’ che mette in crisi le categorie stilistiche tradizionali. La Madonna dell’Itria di Paternò si rivela così come un’opera di straordinaria complessità simbolica e teologica, luogo di incontro tra biografie, culture e teologie».

La pala di Paternò, Madonna dell’Itria, ha un valore artistico, storico, filosofico e teologico

Nicotra chiosa: «L’ipotesi attributiva che coinvolge Sofonisba Anguissola ed El Greco, pur non definitivamente confermata, apre prospettive critiche di grande interesse. Se Sofonisba porta con sé una visione intimista e naturalistica, radicata nella tradizione ritrattistica lombarda e affinata dall’esperienza di dama di corte a Madrid, El Greco introduce una tensione mistica e deformante, che spinge la scena verso una dimensione visionaria. Attraverso un approccio storico‐critico, attento alle implicazioni semiotiche dell’immagine, la pala di Paternò può essere letta non solo come oggetto artistico, ma come soggetto teologico e culturale, capace di attivare memorie familiari, aspirazioni dinastiche, identità territoriali e tensioni spirituali». Una grande storia che continua a vivere mediante l’arte…

10 marzo 2026 ( modifica il 10 marzo 2026 | 14:21)