Se prendiamo sul serio l’etichetta di «fiction giudiziaria», «Guerrieri – La regola dell’equilibrio» fa subito capire di voler giocare un’altra partita: più che i processi, le arringhe e i colpi di scena, qui interessa il rovello interiore dell’avvocato. Il che, sulla carta, era anche una bella idea.
In pratica significa che tra un interrogatorio e l’altro ci si ferma spesso a contemplare la fissità del protagonista: attività nobile, ma non sempre televisivamente irresistibile.
Guerrieri, avvocato di successo e uomo in crisi, è interpretato da Alessandro Gassmann che fa quello che sa fare meglio: sguardo pensoso, passo lento, tono grave e lunghi silenzi.Guerrieri non è il solito principe del foro televisivo, uno di quelli che entrano in aula e sbaragliano tutti con un’arringa da applausi. No: lui pensa, ripensa, si tormenta, si interroga, cita qualche articolo del codice penale e vince la causa.
L’empatia dovrebbe essere la sua virtù principale, ma anche la sua dannazione narrativa, visto che fatica a emergere: più che un legal thriller, vorrebbe essere un seminario di filosofia morale.
La serie – quattro puntate su Rai 1 – è diretta da Gianluca Maria Tavarelli e nasce dai romanzi di Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore che, in pubblico, preferisce sempre le certezze ai dubbi: il materiale di partenza arriva da titoli come Ragionevoli dubbi, Le perfezioni provvisorie e La regola dell’equilibrio. L’ambientazione è una Bari notturna e malinconica, quasi più nordica che mediterranea.
Qui Guerrieri affronta casi che oscillano tra il giallo e il dramma morale. Attorno al protagonista si muove la consueta galleria di comprimari: l’ispettore Carmelo Tancredi (Michele Venitucci), l’ex cronista di nera diventata investigatrice privata Annapaola (Ivana Lotito), la diligente praticante Consuelo (Lea Gavino), l’unico personaggio che ci regala uno sguardo ironico.
Come spesso accade quando la Rai mette mano a romanzi di successo, il risultato è una fiction elegante, ben recitata, visivamente curata. Tutto molto rispettabile, tutto molto corretto. Forse anche un po’ troppo.
10 marzo 2026
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