La serie con l’adattamento live-action del celebre manga di Eiichiro Oda. Racconta le avventure del pirata Luffy e della sua ciurma alla ricerca di un nuovo tesoro
L’avventura va avanti. E lo fa in puro stile manga: esagerato, colorato, a volte paradossale. Perché One Piece, la cui seconda stagione – intitolata “Verso la Rotta Maggiore” – è da oggi disponibile su Netflix, nasce proprio lì, dalle chine di Eiichiro Oda, uno dei grandi sensei (maestri) del fumetto giapponese. Capace di dare vita (era il 1997) al fumetto più venduto di sempre: con 600 milioni di copie vendute, per dare l’idea, segue da vicino l’Harry Potter della Rowling. A Netflix sono bastati i quasi 100 milioni di visualizzazioni della prima stagione per decidere di andare avanti a raccontare, sul piccolo schermo e con attori veri, la missione della ciurma di Cappello di Paglia: trovare il tesoro di Gol D. Roger, il One Piece appunto, e per il capitano Monkey D. Luffy diventare il nuovo Re dei Pirati. Arrivano otto nuovi episodi, curati in modo maniacale come i precedenti, che accompagneranno gli spettatori nel nuovo mondo della Rotta Maggiore, un mare misterioso dove a ogni isola Luffy e i suoi pirati si imbatteranno in mondi e società dei più fantasiosi. E se ve lo stavate chiedendo, la terza infornata è già sul piede di partenza con le riprese.
Storie da bambini, si dirà. Ed è vero. Ma i produttori dei Tomorrow Studios – sotto la supervisione costante di Oda e della sua casa editrice, la centenaria Shūeisha -sono riusciti a tradurre anche nel live action quello spirito universale che ha reso One Piece un successo trasversale, in termini di età e culturali. Un messaggio che Iñaki Godoy, il giovane (22 anni) attore messicano che interpreta il protagonista Luffy, sintetizza al Corriere come «una visione ottimistica della vita, una storia che ci ricorda sempre di inseguire i nostri sogni, e di imparare a farlo con le persone a cui si vuole bene». Concetti semplici, anche un po’ stucchevoli volendo. Ma funzionano, «perché sono in netto contrasto con la cultura di adesso», ci spiega Mackenyu, l’interprete nippo-americano (figlio del mitico attore Sonny Chiba) di Roronoa Zoro. «One Piece offre una narrazione differente rispetto alla visione spesso individualistica sostenuta dai social network».
One Piece è dunque la favola buona, una sorta di romanzo di formazione travestito da storia di pirati, che mai scade nella banalità. E con scontri tra giganti, bizzarre creature marine, personaggi che sfiorano l’assurdo – come il capitano della Marina Smoker, fatto letteralmente di fumo come i sigari che consuma ininterrottamente -, risulta veramente difficile annoiarsi. La serie è poi riuscita a portare la fama della narrazione di Oda oltre i confini, già larghi, raggiunti dal fumetto. La dimostrazione arriva dai tanti che hanno battezzato il jolly roger – la bandiera pirata – della ciurma di Luffy come simbolo di libertà e lotta contro il potere. Il vessillo, dall’estate 2025, è comparso nelle manifestazioni di piazza di tutto il mondo: dalle proteste in Indonesia ed Ecuador, ai cortei pro-pal in Europa. «La nostra bandiera significa speranza, dignità a prescindere da dove vieni e dove vuoi andare», spiega Emily Rudd (l’attrice nel ruolo di Nami). «È un onore essere parte di tutto questo». È dunque arrivato il momento di spiegare di nuovo le vele. E di concludere, con l’augurio di Eiichiro Oda: «Che questa serie possa raggiungere ogni spirito avventuroso nel mondo!”.
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10 marzo 2026 ( modifica il 10 marzo 2026 | 12:56)
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