di
Silvia Turin

Uno studio condotto dall’Università dell’Iowa mostra come una singola sessione sportiva attivi scariche elettriche che aiutano a consolidare i ricordi

Un nuovo studio condotto dall’Università dell’Iowa ha dimostrato che una singola sessione di esercizio fisico può «smuovere» nel cervello le attività dei neuroni nelle zone deputate all’apprendimento e alla memoria.

Il gruppo di lavoro ha reclutato per lo studio 14 pazienti con epilessia per studiare, tramite gli elettrodi già impiantati sulla loro testa, l’attività neurale in tempo reale. L’esperimento si è svolto presso l’University of Iowa Health Care Medical Center e i risultati sono stati pubblicati online sulla rivista Brain Communications, parte di Oxford Academic.



















































Una semplice pedalata 

I partecipanti, di età compresa tra 17 e 50 anni, dopo un breve riscaldamento, hanno pedalato su una cyclette per 20 minuti a un ritmo che riuscivano a mantenere costante.
I ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale prima e dopo la sessione di ciclismo tramite elettroencefalografia intracranica (iEEG).
I risultati hanno mostrato un aumento del tasso di «increspature» che hanno origine nell’ippocampo e si collegano alle regioni corticali del cervello note per essere coinvolte nell’apprendimento e nelle prestazioni mnemoniche. Le «increspature» sono scariche elettriche molto veloci che aiutano a consolidare i ricordi, proprio come un’onda che spinge i pensieri dal corto al lungo termine. 

I neuroscienziati avevano già documentato l’esistenza di «increspature» rilevanti per la memoria nei topi e nei ratti, ma non avevano confermato la loro presenza (dopo esercizio fisico) negli esseri umani, principalmente perché per ottenere le registrazioni era necessario impiantare gli elettrodi nel cervello. 

Nonostante i partecipanti siano stati scelti tra pazienti epilettici, i risultati dello studio non si applicano solo a loro: «I modelli che osserviamo dopo l’esercizio fisico corrispondono strettamente a quanto osservato negli adulti sani utilizzando tecniche di imaging cerebrale non invasive, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Questa convergenza tra metodi molto diversi è uno degli indicatori più forti che gli effetti non sono specifici dell’epilessia, ma riflettono una risposta cerebrale umana più generale all’esercizio fisico», ha chiarito Michelle Voss, Professoressa e Ronnie Ketchel Faculty Fellow presso il Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello dell’Iowa e autrice dello studio.

«Sappiamo da anni che l’esercizio fisico è spesso benefico per le funzioni cognitive come la memoria e questo beneficio è associato a cambiamenti nella salute del cervello. Registrando direttamente l’attività cerebrale, il nostro studio dimostra per la prima volta negli esseri umani che anche una singola sessione di esercizio può alterare rapidamente i ritmi neurali e le reti cerebrali coinvolte nella memoria e nelle funzioni cognitive», ha concluso la ricercatrice.

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11 marzo 2026