di
Allegra Ferrante

Lui ha 42 anni e fa l’imprenditore, lei 40 ed è medico chirurgo. Hanno delegato all’algoritmo il compito più delicato: mettere su famiglia. «Ma non via Tinder, quello è un supermercato di casi umani». Ora hanno una figlia di 4 anni. «L’abito da sposa? Ordinato online su un sito cinese»

Archiviate la fenomenologia del colpo di fulmine e la stanca retorica degli incontri fortuiti. Niente sguardi tra i volumi della Braidense, o sospiri tra i tavoli del Sant’Ambroeus. In una metropoli dove il desiderio è un bene negoziabile, il cuore si è arreso all’efficienza delle app di incontri. È tutta una questione di tassonomia digitale: bio, match, geolocalizzazione. Maria Olimpia, 40 anni, chirurgo generale, e Lorenzo, 42 anni, ingegnere aerospaziale e imprenditore, si sono scelti su Meetic perché Tinder no, «sembrava un supermercato di casi umani». Hanno delegato all’algoritmo il compito più antico di sempre: costruire una famiglia. «Dopo nove mesi abbiamo detto: ci sposiamo». In mezzo: sei traslochi, una catena di cambi di residenza tra il Molise e la Bergamasca, e oggi una figlia di quattro anni. Nessuna epifania, solo parametri. E quella certezza tacita che l’amore non sia un sussulto, ma «un progetto».

I razionali dell’amore

«Con il lavoro che faccio non avevo alcuna speranza di conoscere persone fuori dall’ospedale», ammette Maria Olimpia. Il suo è un quotidiano fatto di reperibilità, turni e urgenze, un’esistenza iperaffollata di corpi e voci dove tutto è temporaneo. In corsia il contatto è fisico, immediato, a volte brutale — tra un codice rosso e una sala operatoria — ma la vita «fuori» è un’eco lontana. È il paradosso del chirurgo: toccare tutti per non conoscere nessuno. Lorenzo la aggancia su un’altra frequenza: l’app è l’evasione necessaria da quella «solita cricca di amici», quando la vita sociale si restringe per inerzia. Stesse volti, stessi rituali, la possibilità del nuovo si è assottigliata. Eppure, la conclusione è la medesima per entrambi: la necessità di un sistema più efficiente per incontrare persone «sfaccettate, non lineari», come le desiderano. Nella lista dei «no» di Maria Olimpia, l’asimmetria è il primo scarto: «Non cercavo un uomo a cui dover ricordare, a sessant’anni, di prendere i farmaci». Un incastro di carriere e reciproco sostegno, senza ruoli fissi o previsti dalla tradizione.



















































La prova regina

L’approccio è speculare. Se per lei l’amore è criterio, per Lorenzo è determinazione: utilizza un test di personalità per sintonizzarsi. «Mare o montagna?». È la sua cartina di tornasole della compatibilità: «Il 99 per cento delle donne risponde “mare”. Maria Olimpia è stata l’unica anomalia nel sistema a scegliere la montagna». Punto di aggancio. Entrambi cercano «qualità». Parola non ritirata, non addolcita. «Relazioni di qualità». Per arrivarci: filtri, tanti filtri. Selezione, prima dei batticuori. Criterio numero uno: la distanza. Lorenzo parte stretto, quasi per disciplina. «Impostavo un raggio d’azione di 3-4 chilometri», poi esteso per necessità a 15. Criterio numero due: una forchetta d’età praticabile, «un range di 5 anni». Ultimo vincolo, il più irrinunciabile: il titolo di studio. Una laurea triennale, «per carità, il minimo sindacale per scongiurare il collasso precoce della conversazione». E, in appendice, la sottoscrizione di un abbonamento a pagamento: una tassa d’ingresso per garantire, almeno sulla carta, «uno spessore intellettuale». La loro razionalità è un linguaggio cifrato. Non è trovarsi, ma cercarsi bene. Lei non è romantica: è selettiva. Lui non si è innamorato: ha deciso. Nessun «mi hai salvata»: solo un «mi hai capita». Niente «sei perfetta»: molto meglio un «sei complessa».

Corteggiamento per parametri

L’esordio, sullo schermo, è stato infelice. La foto profilo di lei appare «quasi surreale»: sepolta sotto un colbacco enorme. Maria Olimpia ride, perché ormai quel copricapo è diventato un pezzo della loro mitologia domestica. «Com’ero?». Lui non media: «Terribile». Quella di lui, invece, trasuda un entusiasmo sospetto: in barca a vela, occhiali specchiati da «paninaro nautico». Eppure, lei ha letto oltre i pixel. «Dalla descrizione ho pensato: ecco una persona vitale». 

Prima di incontrarsi, hanno dovuto gestire gli attriti del reale, quelli che non concedono spazio al lirismo. Lui tenta il primo contatto telefonico e sbatte contro la trincea di un turno ospedaliero: la intercetta mentre è in reperibilità. Poi fissano l’appuntamento, quello dal vivo, ma il piano salta per un imprevisto. Lorenzo è già in macchina quando squilla il cellulare: «Mi chiama mio papà: “Sono a Milano, ho urtato il marciapiede e ho la ruota a terra. Devi venirmi a prendere”». Lei scuote la testa ancora oggi: «Sembrava una barzelletta». Trattano l’imprevisto per quello che è: una variabile tecnica, non un presagio. L’evento non cancella la possibilità: la rimanda, la ricalcola. Si muovono già come una coppia prima di esserlo, coordinando la gestione del quotidiano. «Ero un po’ risentita, sai?», ammette lei. «Ci ha messo un po’ ad accettare il secondo invito», conferma lui. 

Quando finalmente si incontrano, due settimane dopo, al Caffè Vistarini di Lodi, lei arriva con due ore e mezza di ritardo e si presenta con una freddezza clinica: «Piacere, Maria Olimpia». Un tono così formale che Lorenzo non batte ciglio: «Mancava solo il titolo di dottoressa. Sembrava un colloquio di lavoro». Lei non ha fretta di capitolare. «Resta dietro ad un muro, scrutando l’interlocutore da uno spioncino». Ma la connessione scatta: «Mi sono sentita capita da subito».

L’abito da sposa? Preso online

Poi la storia si sposta sulla geografia dei bandi e dei trasferimenti. La razionalità qui si chiama «carriera»: lui a Lodi, lei a Codogno e la vittoria di un concorso a tempo indeterminato a Termoli. E il matrimonio? «Un atto di amministrazione congiunta», scherzano. Niente rose o ginocchia a terra: la decisione viene presa per telefono a fine 2019, una mossa strategica per agevolare le pratiche di ricongiungimento coniugale verso la Lombardia. «L’abbiamo discussa un po’ come se fosse il 740», ironizzano oggi. La proposta formale è avvenuta per amor di precisione, davanti al frigorifero di casa del padre di lei. Fissano la data: 13 marzo 2020. «Abbiamo organizzato tutto in tre settimane. Poi è scoppiato il Covid». Lui ne sottolinea il paradosso del calendario: «L’addio al celibato era previsto il primo giorno del lockdown». E il vestito da sposa, che potrebbe essere «il simbolo», segue la linea dell’efficienza: «Ordinato online da un sito cinese che oggi non esiste più». Un’operazione ben riuscita: una modellista prende le misure, lei le ricopia con scrupolo e le inoltra. «È arrivato perfetto e ha passato un anno in armadio, in attesa della data». Ricalcolata al 24 aprile 2021, con la precisione di un sistema che non si arrende all’errore.

A chi parla di destino, Lorenzo risponde col realismo dell’ingegnere: «È stato l’algoritmo. Senza l’app non ci saremmo mai visti. A meno che non fossi arrivato nel suo ospedale con la cistifellea scoppiata». L’esperimento è riuscito, eppure non c’è niente di artificiale. Si interrompono, si correggono, si prendono in giro con misura. Lui pianifica, lei mette i limiti. Lei anticipa i problemi, lui li rende praticabili. Si guardano mentre parlano, come se continuassero a verificare che l’incastro tenga.


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11 marzo 2026