Foto Giulia Maretti Studio. Styling Magdalena Lindstedt
A Fiesso d’Artico, in provincia di Venezia, lungo la Riviera del Brenta, l’ultimo piano di una villa cinquecentesca della famiglia Soranzo diventa una casa per un trentacinquenne fatta di spazi ampi, una distribuzione semplice e una relazione naturale con la luce. Il progetto, firmato da Mide Architetti, nasce da una condizione precisa: 360 metri quadrati completamente al grezzo, con la sola presenza della copertura storica, delle capriate e di una parte di soppalco già esistente. Tutto il resto era da costruire, ma senza perdere ciò che rendeva questo luogo riconoscibile.
L’obiettivo dichiarato è stato quello di fare il minimo indispensabile per rendere lo spazio abitabile, lasciando che fosse l’architettura esistente a guidare le scelte. Il tetto resta a vista, con travi e traversi sabbiati e ripitturati, così come gli intonaci, riportati a una matericità discreta, leggermente sabbiata e color crema. La pianta romboidale diventa una traccia da interpretare più che un vincolo da correggere, e anche le putrelle esistenti vengono lasciate leggibili, senza essere mascherate.
La casa si organizza attorno a un grande spazio giorno affacciato verso sud, dove cucina, pranzo e soggiorno convivono in continuità. Qui la luce entra da più lati e costruisce, nel corso della giornata, un ritmo che accompagna l’uso degli ambienti. La cucina, in legno spazzolato a doghe, si inserisce come un volume compatto dentro un ambiente che resta volutamente aperto. Sul lato opposto, verso il giardino, si sviluppa la zona notte, più raccolta e silenziosa, pensata come controcampo intimo rispetto alla parte pubblica della casa.
Al centro, una scala in cartongesso conduce al soppalco: uno spazio sospeso, a metà tra studio e luogo di pausa, che dialoga direttamente con l’abbaino principale. Anche qui la scelta è stata quella di non chiudere troppo, di non interrompere la percezione del grande volume sotto il tetto. Le nuove partizioni restano più basse delle travi, così che la struttura continui a essere la vera protagonista dello spazio.

I materiali seguono la stessa logica di misura. La resina a pavimento costruisce una base neutra e continua, capace di tenere insieme ambienti diversi senza frammentarli. Sopra, il legno scuro delle travi e la grana degli intonaci restaurati tengono vivo il rapporto con la storia dell’edificio, mentre gli arredi scandiscono l’uso quotidiano senza trasformarsi in dichiarazioni di stile.
Il progetto è coerente con l’approccio di Mide Architetti, studio fondato da Fabrizio Michielon e Sergio de Gioia, che parte dall’ascolto del luogo e dalle esigenze di chi lo abita. Nei loro interventi, l’analisi funzionale e la lettura sensibile del contesto diventano strumenti per costruire spazi misurati, dove materiali, dettagli e proporzioni non cercano effetti, ma una qualità d’uso che si scopre nel tempo.

Più che imporre una nuova immagine, il recupero dell’ultimo piano di Villa Soranzo lavora per sottrazione, cercando un equilibrio tra ciò che c’era e ciò che serviva aggiungere. Il risultato è un nuovo modo di stare dentro a un’architettura antica. E forse è proprio qui il punto: come trasformare senza tradire, e come abitare il tempo senza cancellarne le tracce?
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