L’ex iridata del salto in lungo ha partecipato al programma insieme al compagno Patrick Stevens: “Esperienza divertente e difficile, ho perso tre chili. Ora andremo a seguire mia figlia ai Mondiali”


Andrea Buongiovanni

Giornalista

11 marzo – 09:41 – MILANO

Le rivali, fino a un paio di decenni fa, si chiamavano Heike Drechsler e Chioma Ajunwa, Niurka Montalvo e Tatyana Kotova. Fiona May invece, ora, se la dovrà vedere con “I raccomandati” e “Le dj”, con “I creator” e “Le Biondine”. Una volta, in pedana, era da sola. Adesso viaggerà (verso “L’Estremo Oriente”) in coppia. Insieme a Patrick Stevens, ex (eccellente) sprinter belga, compagno di vita da una quindicina d’anni. I due (“I velocisti”), da domani sera, su Sky, saranno tra i protagonisti della nuova edizione di Pechino Express. E il pubblico ammirerà l’ex iridata del lungo nell’ennesima veste, quella di concorrente dello show televisivo. Le puntate – tra Indonesia, Cina e Giappone – sono già state registrate. Ma nessuno, nemmeno tra i dieci tandem partecipanti, conosce il vincitore. 

Atleta leggendaria, attrice, politica, dirigente sportiva, presentatrice, giornalista, due volte mamma: Fiona, perché questa nuova avventura? 

“Me lo hanno proposto: all’inizio ero titubante, timorosa. Mi pareva un’idea un po’ pazza. Ho chiesto di poter avere al mio fianco qualcuno che mi infondesse fiducia. Soltanto Patrick ci sarebbe riuscito. Ed eccoci qui”. 

Che esperienza è stata? 

“Molto divertente. Anche se difficile. Mentalmente e fisicamente: ho perso tre chili… Le giornate, mangiando e dormendo poco e male, sono state infinite. Meno male che siamo ex sportivi di vertice: il passato agonistico si è rivelato utile”. 

Pechino Express come un’Olimpiade? 

“Proprio come prima di una gara importante, siamo arrivati in Indonesia con un certo anticipo rispetto al via delle riprese: così ci siamo acclimatati e abituati al fuso orario. E quando si dice che lo sport è maestro di vita, è in circostanze così che ti rendi conto di quanto sia vero”. 

Gli avversari? In gara si parla poco. Se devo fare l’antipatica, sono bravissima…

Fiona May

“Vuol dire che nemmeno le prove più dure ci hanno spaventato: non sapevo nemmeno portare uno zaino in spalla, adesso sono pronta a tutto”. 

Da Biagio Izzo-Francesco Paolantoni a Chanel Totti-Filippo Laurino, da Jo Squillo-Michele Masullo a Gaia De Laurentiis-Agnese Catalani: quali rapporti avete avuto con gli altri partecipanti? 

“Erano avversari e con gli avversari, come l’atletica insegna, durante la gara si parla poco. Io poi, se devo fare l’antipatica, sono bravissima”. 

Com’è andata con Patrick? 

“Se non avessimo vissuto questa prova insieme non sarebbe stata la stessa cosa. Entrambi abbiamo conosciuto degli aspetti dell’altro che ci erano poco noti, nel bene e nel male. Lui, per esempio, sa sempre come tenermi tranquilla. La nostra unione ne è uscita rafforzata”. 

Dove vivete nella normale quotidianità? 

“Io a Calenzano, sulle colline fiorentine, Patrick in Belgio, dove gestisce un’azienda. Ma durante i weekend ci scambiamo continue visite”. 

Prima le pubblicità con sua figlia Larissa, poi la vittoria a “Ballando con le stelle”, quindi protagonista di due serie della fiction “Butta la luna” su Rai 1, con audience fino a 6.600.000 spettatori. Di più: commentatrice e intervistatrice in rassegne internazionali del suo sport e infine attrice cinematografica e teatrale: di fronte alle telecamere è a suo agio? 

“Non proprio, ma cerco di essere la più spontanea possibile. Quella di Pechino è stata un’occasione diversa. Vedrete una nuova Fiona. Peccato non potrà esserci una seconda volta”.

Cambia lei e cambia l’atletica: quanto è diversa quella di oggi da quella dei suoi tempi? 

“Non così tanto. Non seguo molto, se non Larissa. A inizio febbraio siamo andati a Karlsruhe, in Germania, a vederla. Ha vinto con 6.84, è stata brava. Ma in generale non mi pare ci siano enormi cambiamenti”. 

Patrick è nella storia degli Anni Novanta, perché spesso unico bianco nelle finali più importanti dei 200, come ai Giochi di Atlanta 1996. 

“È un’etichetta che non ha mai gradito. Dice che tutti abbiamo sangue rosso e che, sulla linea di partenza, si è uguali. Piuttosto amava quella di ‘unico europeo’. Comunque, i suoi idoli erano Pietro Mennea e Allan Wells. Anche lui nota come, rispetto ad allora, poco sia mutato”. 

“Non saprei: certe specialità, nei risultati, nonostante i nuovi materiali e le nuove metodologie, non si sono evolute poi tanto”. 

Il lungo, per esempio… 

“Sia maschile, sia femminile. Ma sono certa che presto talenti come mia figlia e Mattia Furlani ci stupiranno ulteriormente. Tutti e due hanno fatto vedere grandi cose sin da giovani”. 

Larissa è tosta, ha una bella testa. È ora che porti a casa altri titoli

Fiona May

Chi le piace nella nuova generazione di azzurri? 

“Ai recenti campionati italiani indoor ho ammirato Randazzo, Falocchi, la Dosso”. 

Larissa è pronta per migliorare i suoi primati, 7.11 del record italiano compreso? 

“Ci è già andata vicina e ha solo 23 anni. Io ho raggiunto il top a 25-26. Patrick sostiene che io fossi più elegante nell’azione, ma che lei sia più esplosiva”. 

“Solo quando li chiede. Ha una bella testa, è tosta, sa cosa fare e cresce bene. È ora che riporti a casa qualche altro titolo”. 

La prossima settimana la seguirà ai Mondiali indoor di Torun dove, oro europeo in carica, si presenterà con la seconda misura stagionale? 

“La raggiungeremo con partenza in macchina dal Belgio: dopo Pechino Express, vorrei andare in autostop. Ma Patrick non è tanto dell’idea…”. 

Dove vedrà la prima puntata? 

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“Non voglio vederla: resterò sola chiusa in casa!”.