di
Cesare Giuzzi
Le ultime notizie sul delitto di Garlasco: sono passati solo 12 mesi dall’annuncio della nuova inchiesta su Andrea Sempio e siamo a un bivio storico e il tempo sta per scadere
Sembra una vita fa, ma sono passati soltanto dodici mesi. L’11 marzo 2025 deflagrava il caso Garlasco con la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. Da allora non c’è stato giorno, letteralmente da mattina a sera, in cui in tv (e sui social) si parlasse dell’inchiesta che a quasi 19 anni di distanza potrebbe riscrivere uno dei casi giudiziari più controversi della storia italiana. Certamente il più dibattuto, visto che ogni giorno si inseguono presunti scoop, vere o false indiscrezioni, rivelazioni esclusive. Il caso Garlasco oggi è un genere televisivo con avvocati, ex cronisti ed ex magistrati, criminologi schierati a darsi battaglia tra innocentisti e colpevolisti. Interi palinsesti si reggono sull’analisi delle tracce di sangue nella villetta di via Pascoli, su ricostruzioni fantasiose del movente del delitto, su guerre fra esperti di Dna e aplotipi Y.
Quel che è vero, invece, è che dell’inchiesta riaperta dai magistrati di Pavia, con il procuratore Fabio Napoleone, l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, e condotta dai carabinieri della squadra Omicidi del Nucleo investigativo di Milano, si sa — nonostante tutto — ancora pochissimo. Ma il conto alla rovescia è iniziato: tra due o tre mesi, infatti, la procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio per omicidio di Andrea Sempio e in quel momento svelare l’intero compendio di accuse nei suoi confronti. Lo showdown — in gergo giudiziario la discovery dell’indagine — è ormai vicino. Lì si capirà se davvero l’inchiesta e i processi sul delitto di Chiara Poggi siano il più clamoroso caso di errore giudiziario della storia italiana. Con un colpevole, l’ex fidanzato Alberto Stasi condannato a 16 anni con sentenza definitiva, in carcere ingiustamente da quasi 11 anni.
L’11 marzo 2025 viene resa nota la notizia che Sempio è ufficialmente indagato per omicidio. Pochi giorni dopo gli viene prelevato il Dna per un confronto con i risultati dei test genetici eseguiti nel 2007 sul materiale biologico rinvenuto sulle unghie della vittima. Già alla fine del 2016 l’amico di Marco Poggi era stato indagato e pochi mesi dopo archiviato per le stesse accuse dalla procura di Pavia dopo un esposto della madre di Stasi e dei legali dell’ex bocconiano. Su quell’inchiesta oggi pesa però un’altra indagine, nel frattempo aperta dalla procura di Brescia, con l’ipotesi di corruzione (indagati l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il padre di Sempio, Giuseppe): per i pm bresciani c’è il sospetto che l’archiviazione sia stata pilotata in cambio di soldi. Dopo uno scontro tra magistrati (ora l’inchiesta coordinata dal procuratore Francesco Prete è affidata ad altri pm) il capitolo giudiziario è ancora aperto.
A riportare Sempio al centro delle indagini è sempre il Dna sulle unghie, ma anche altro. I pm pavesi e i carabinieri di Milano mettono in luce una serie di possibili errori nelle indagini precedenti e clamorose stranezze: i verbali del 2008 di Sempio e degli amici redatti in contemporanea dagli stessi ufficiali di polizia giudiziaria, la mancata presenza negli atti del malore che colpì Sempio durante l’interrogatorio, le telefonate anomale a casa Poggi del ragazzo nei giorni precedenti al delitto, e soprattutto lo scontrino presentato dal 37enne come «alibi» per quella mattina.
Nei mesi successivi si scatena di tutto. Ad alimentare suggestivi collegamenti tra il delitto e il Santuario della Bozzola vicino a Vigevano è soprattutto l’avvocato Massimo Lovati che insieme all’amica di Sempio Angela Taccia difende l’indagato. Celebri le sue apparizioni in tv a tutte le ore corredate da strani sogni e misteriose premonizioni. Lovati cadrà poi vittima di Fabrizio Corona e di qualche bicchiere di troppo tanto da spingere Sempio e la sua famiglia a revocare il mandato e affidarsi al più compassato legale Liborio Cataliotti. A marzo la procura chiede l’incidente probatorio sul confronto del Dna di Sempio e il materiale genetico isolato sotto le unghie della vittima. Dopo un iter travagliato (prima era stato indicato il genetista Emiliano Giardina, poi ritenuto incompatibile) la gip Daniela Garlaschelli si affida alla biologa della polizia scientifica Denise Albani. A maggio la procura convoca Sempio in tribunale a Pavia per l’interrogatorio. In contemporanea i pm sentono anche il fratello Marco Poggi a Mestre (dove vive oggi) e il condannato Alberto Stasi. In quell’occasione la procura deposita la consulenza sull’impronta 33 sulle scale della cantina, mai attribuita prima, e che oggi i pm identificano in quella dell’indagato. Sempio a sorpresa non si presenta all’interrogatorio. Altro colpo di scena. Con l’avvocata Taccia che festeggia con tanto di emoticon della tigre sui social. Da quel momento in poi i rapporti tra chi indaga e i legali di Sempio si fanno più tesi. E così il procuratore Fabio Napoleone decide la nuova linea: silenzio assoluto, nessuna nuova comunicazione su elementi d’indagine.
L’inchiesta prosegue nel massimo riserbo senza più notizie in chiaro e soprattutto certe. Nel frattempo però il processo mediatico non si ferma. Mesi con giornalisti e sedicenti esperti ad alternarsi su teorie e possibili moventi. A mettere il nuovo punto fermo alle indagini è il deposito della perizia Albani a inizio dicembre: il Dna è compatibile con quello «Y» di Sempio, anche se degradato. Un dato che smentisce la perizia del processo di secondo grado del 2014 firmata dal genetista genovese Francesco De Stefano e conferma quindi le consulenze dei pm di Pavia. La questione però resta controversa, soprattutto sui social e nei dibattiti tv. Nel frattempo la procura ha affidato due nuove consulenze: quella informatica all’esperto Paolo Dal Checco e quella medico legale nelle mani dell’anatomopatologa dei casi impossibili Cristina Cattaneo.
Sono gli ultimi atti (noti) arrivati sul tavolo dei pm pavesi proprio ai primi di marzo. Dentro ci sono la riscrittura delle fasi del delitto e soprattutto, secondo chi indaga, elementi decisivi a sostegno delle loro accuse ad Andrea Sempio e dell’innocenza di Alberto Stasi. Il tempo (ancora poco) dirà cosa sarà del caso Garlasco.
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11 marzo 2026 ( modifica il 11 marzo 2026 | 13:15)
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