di
Francesco Bertolino
Il gruppo tedesco lancia la strategia «In China for China» e punta a portare più produzione in Usa. A rimetterci sono l’Europa e la Germania, destinataria di 50 mila tagli all’organico. Il ceo Blume: «La strategia del passato non funziona più»
Volkswagen si prepara a ridurre i costi in Europa per aumentare gli investimenti in Cina e negli Stati Uniti. Il gruppo tedesco intende tagliare 50 mila dipendenti in Germania entro il 2030, circa un quinto del suo organico nel Paese. «Il nostro mondo è cambiato drasticamente negli ultimi tre anni», ha scritto il ceo Oliver Blume nell’annuale lettera agli azionisti, annunciando un piano di ridimensionamento della forza-lavoro più incisivo rispetto ai 35 mila esuberi concordati a fine 2024 con i sindacati.
«La strategia che abbiamo adottato negli ultimi decenni non funziona più oggi per via della situazione dei vari mercati, dei cambiamenti nelle politiche commerciali, degli enormi oneri regolamentari e per la nostra pesante struttura di costi, specialmente in Europa», ha rimarcato il manager, commentando il bilancio del 2025, chiuso con ricavi per 321,9 miliardi di euro e un utile operativo più che dimezzato a 8,9 miliardi.
I risparmi in Europa
Il Vecchio Continente dovrà perciò assorbire gran parte delle sforbiciate ai costi che Volkswagen progetta per arrivare a risparmiare 6 miliardi all’anno. «La nostra ambizione — ha sottolineato il numero uno del gruppo — è ottenere un ritorno sulle vendite compreso fra l’8 e il 10% entro il 2030», il doppio rispetto al risultato del 2025. «Questo obiettivo verrà ottenuto attraverso una disciplina ferrea su costi e investimenti», ha aggiunto Blume, precisando che il taglio costi non sarà fine a se stesso ma «è essenziale per gli investimenti, per la crescita e per il futuro successo di Volkswagen». Da quel che si deduce dalla lettera, gran parte delle risorse così liberate servirà a finanziare la rimonta in Cina e l’avanzata negli Stati Uniti.
La concorrenza in Cina
Volkswagen ha tuttora nella Cina il suo primo mercato, ma la concorrenza locale morde. Le vendite del gruppo in Cina sono scese dell’8% a 2,7 milioni di unità e i profitti operativi si sono dimezzati a 958 milioni anche a causa dei miliardi investiti sul piano «In Cina per la Cina» che prevede il lancio di 30 modelli entro il 2027. Il programma consente al gruppo di realizzare auto elettriche 100% made in China, dimezzando il costo di fabbricazione rispetto all’Europa «grazie all’efficienza della catena produttiva, tempi di sviluppo fino al 30% più brevi e minori spese per la manodopera».
Le fabbriche in Usa
Volkswagen sarà però costretta ad adottare una strategia più «domestica» anche negli Stati Uniti, dove le vendite sono scese del 10% e l’impatto dei dazi imposti da Donald Trump sulle auto straniere è stato di 2,9 miliardi nel solo 2025. «Stiamo valutando la possibilità di localizzare sul mercato nordamericano la produzione di veicoli oggi importati», ha anticipato Blume, citando in particolare il marchio Audi. Nonostante sia destinataria di gran parte dei tagli, l’Europa ha dato più soddisfazioni nel 2025 a Volkswagen. La quota di mercato del colosso tedesco è infatti salita al 25% e quella nel mercato delle auto elettriche si è attestata al 27%, superando per la prima volta la quota di Volkswagen nei modelli benzina e diesel.
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11 marzo 2026 ( modifica il 11 marzo 2026 | 10:30)
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