“Il riscaldamento globale dimostra come la riduzione della neve sulle Alpi e gli Appennini non sia un fenomeno episodico. La crisi climatica, che ha visto un 2025 segnato da temperature record, genera anche impatti diretti sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi montani e sulle attività umane legate alla montagna. Servono più azioni di adattamento al clima ma occorre anche orientare politiche e investimenti verso modelli di turismo più sostenibili e resilienti, capaci di ridurre la vulnerabilità dei territori montani e di garantire condizioni di vita sostenibili nel lungo periodo”, ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Con il nostro report annuale Nevediversa – ha aggiunto – ci facciamo portavoce di un dibattito pubblico e un confronto coinvolgendo cittadini, amministratori e comunità locali in una lettura condivisa della montagna che cambia e che non può più basarsi solo sul ‘sistema neve’ che ancora oggi stimiamo dreni all’incirca il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano”.

Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente, ha poi ribadito: “Ogni impianto inattivo ha un costo economico e testimonia la fragilità di un modello di turismo montano che riduce la montagna a scenografia. Infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future. Anche le Olimpiadi invernali soffrono sempre di più la crisi climatica, occorre ripensare il loro modello di gestione. Alla luce di ciò, nasce il Manifesto della Carovana dell’accoglienza frutto di un lavoro corale sulla montagna e sul suo modo di viverla”.

 

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