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Mario Sensini

La Ragioneria dello Stato chiede di specificare che ogni passaggio dell’iter di approvazione avvenga senza extra-costi. Il ministro Salvini: partire entro l’anno. Opposizioni all’attacco

«Sui lavori del Ponte di Messina non do più scadenze mensili, perché ho imparato che tra corsi, ricorsi, Corte dei Conti e Comitati del No… Prima voglio vedere la carte: il mio obiettivo è che questo sia l’anno dell’avvio dei lavori del benedetto Ponte di Messina». Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sposa ora la linea della prudenza, ma il progetto del Ponte incontra un altro inciampo. Il decreto legge del 5 febbraio con il quale veniva ridisegnato il percorso di approvazione dell’opera, dopo le osservazioni della magistratura contabile, dovrà essere riapprovato dal Consiglio dei ministri.

L’iter di revisione

Il testo, nelle scorse quattro settimane, è stato oggetto di revisioni e limature, ma anche di modifiche sostanziali, in particolare da parte della Ragioneria dello Stato, che ha il compito di verificare la compatibilità di bilancio delle leggi di spesa. Nel caso specifico la Ragioneria, che è una direzione del Mef, avrebbe chiesto e ottenuto di specificare che ogni passaggio dell’iter di messa a punto e di approvazione del piano avvenga senza costi aggiuntivi per la finanza pubblica. Una garanzia esplicita, che ricorre spesso nei testi normativi.



















































Opposizione all’attacco

«Non ci saranno extra-costi per il Ponte» ha subito puntualizzato l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, spiegando che, fermo restando il costo di 13,5 miliardi, il decreto si limita a modulare gli importi di ciascun anno dei lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei conti». L’opposizione parlamentare, tuttavia, attacca. «Sul Ponte il governo Meloni e il ministro Salvini continuano a collezionare solo rinvii, correzioni e stop tecnici. L’ennesima conferma arriva dalle modifiche al decreto imposte dalla Ragioneria, che certificano ancora una volta l’improvvisazione del Mit» dice Antonio Misiani del Pd.

I rilievi della Ragioneria

Negli ultimi tempi, ad ogni buon conto, la Ragioneria, che è stata affidata dall’agosto 2024 a Daria Perrotta dal ministro Giancarlo Giorgetti, si è dimostrata molto puntigliosa nella «bollinatura» delle norme. Complici le nuove regole europee sui bilanci, che limitano gli spazi di manovra e impongono coperture ferree ai provvedimenti di spesa, la Ragioneria ha imposto parecchie riflessioni sugli ultimi provvedimenti di legge. Dall’approvazione formale alla pubblicazione in Gazzetta dei decreti sicurezza e immigrazione, e ora quello sulle Infrastrutture, è così corso lungo tempo. Come molte leggi delega, alcune delle quali sono sembrate essersi proprio arenate, come quella sui porti, che Salvini ora punta a chiudere entro il ‘26.

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11 marzo 2026 ( modifica il 11 marzo 2026 | 07:53)