In segno di protesta nei confronti dell’AI e dell’uso non autorizzato delle loro opere, migliaia di scrittori, guidati dal premio Nobel Kazuo Ishiguro, hanno contribuito alla realizzazione di un libro completamente bianco, «Don’t steal this book». Le proposte del governo britannico

Ha le fattezze di un libro comune, ma nasconde al suo interno pagine completamente bianche e vuote: si chiama «Don’t Steal This Book» (non rubare questo libro) ed è simbolo provocatorio della protesta di oltre 10.000 scrittori nei confronti dell’intelligenza artificiale generativa e dell’uso non autorizzato delle loro opere per il suo addestramento. 

Non c’è spazio per racconti gialli o fantasy dopo il frontespizio, ma solo le firme delle migliaia di autori (tra cui figurano nomi di spicco come il premio Nobel Kazuo Ishiguro, Philippa Gregory e Richard Osman) che hanno contribuito al movimento di protesta, frutto di un malcontento generale che sta ormai attraversando a macchia d’olio ogni campo artistico, dalle attrici di Hollywood come Scarlett Johansson e Cate Blanchett fino ad arrivare al doppiaggio nostrano con Luca Ward, che ha perfino deciso di registrare un marchio a tutela della sua voce



















































Che si tratti di voce, stili di recitazione, linguaggi visivi o opere scritte come in questo caso, gli artisti di tutto il mondo sono mossi da un sentire comune: l’intelligenza artificiale generativa sta «rubando» le proprietà intellettuali. Come ben sappiamo (Google AI Overview è solo una delle ultime testimonianze), infatti, l’intelligenza artificiale generativa si nutre di milioni di contenuti di vario genere (spesso e volentieri protetti da copyright) per addestrarsi e affinare le sue conoscenze, noncurante di chi, quegli stessi contenuti, li ha prodotti con ore di lavoro e fatica. 
È un meccanismo simile a un incendio che consuma legna per alimentarsi, senza garantire il giusto compenso a chi ha fornito la materia prima. Un sistema che, lo scorso anno, ha portato la società Anthropic, produttrice del modello «Claude», a versare 1,5 miliardi di dollari per la violazione del copyright ai danni di oltre 500mila scrittori violazione del copyright di oltre 500 mila scrittori

L’organizzatore dell’iniziativa, Ed Newton-Rex, è categorico: «L’industria dell’intelligenza artificiale si basa sul lavoro rubato, sottratto senza permessi o compensi». Il suo appello alle autorità è un richiamo alla responsabilità: «Non è un crimine senza vittime, poiché l’AI generativa entra in concorrenza diretta con gli autori sulle cui opere è stata istruita. Il governo deve proteggere i creativi del Regno Unito e rifiutarsi di legalizzare il furto artistico operato dalle multinazionali tecnologiche».

Le proposte del governo britannico

I ministri hanno fissato per il prossimo 18 marzo il termine per presentare al Parlamento una analisi sull’impatto economico e un aggiornamento sulla revisione legale del settore, mentre la tensione tra i professionisti del settore creativo continua a salire.

La proposta principale avanzata dall’esecutivo ha però alimentato l’indignazione degli scrittori, poiché prevede di consentire alle società di AI l’utilizzo di opere protette senza l’autorizzazione preventiva del titolare, a meno che quest’ultimo non neghi esplicitamente il consenso. Una clausola che, all’atto pratico, assomiglia molto a un silenzio-assenso imposto dall’alto.
Insieme a questa ipotesi, i ministri hanno delineato tre possibili scenari: mantenere la situazione attuale, obbligare le società tecnologiche a ottenere licenze per l’uso del materiale protetto oppure, come scelta estrema, permettere l’utilizzo delle opere senza che i creativi abbiano alcuna facoltà di «opt-out».
Un portavoce ha dichiarato al «Guardian»  che l’obiettivo del governo è promuovere un sistema di gestione del diritto d’autore affidabile, capace di valorizzare la creatività umana e favorire contemporaneamente l’innovazione. Resta da capire se, tra una settimana, queste intenzioni si tradurranno in risposte concrete per chi vive di scrittura e arte.

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11 marzo 2026