di
Matteo Persivale

Dietro allo storico successo un lavoro enorme e l’orgoglio delle radici. I brindisi con il caffé da un’intuizione di Mike Piazza

«Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui, che cadde riverso. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo… benché Davide non avesse spada».

È una storia di tremila anni fa, quella di Davide e Golia (dal libro di Samuele della Bibbia), il ragazzino contro il gigante più forte del mondo. Basta però sostituire alla pietra una palla da baseball e racconta quello che è successo al Mondiale di baseball, il World Baseball Classic, a Houston: con l’Italia che vince contro gli Stati Uniti 8-6 (a un certo punto il vantaggio era di 8-0) e ha  condannato gli americani a fare il tifo per la vittoria degli azzurri contro il Messico per evitare un umiliante playoff.



















































La faccia di Aaron Judge, fenomeno dei New York Yankees che guadagna 40 milioni l’anno, finisce così sui giornali e in tv, rimbalza sui social media: Judge vestito di bianco rosso e blu che guarda allibito il fuori campo del rookie — debuttante — Jac Caglianone dei Kansas City Royals, 23 anni ma pare un liceale, che porta avanti l’Italia.  Poi un altro fuori campo; Team Usa che non riesce accendere i suoi fuoriclasse, l’inerzia del gioco che rapidamente infila la maglia azzurra.Non tutti i ragazzi di Team Italia hanno il passaporto del nostro Paese perché per le regole Wbc basta avere un genitore o un nonno italiano (gli italoamericani sono circa l’80% della rosa), ma la loro vittoria è anche quella di un legame che storicamente è sempre stato fortissimo: quello degli immigrati che hanno contribuito a costruire l’America, tenendo sempre «the old country», il vecchio Paese, nel cuore. È il motivo per il quale dobbiamo molto di questa vittoria epica al signor Dennis, nonno di Vinnie Pasquantino detto «The Pasquatch», anche lui dei Royals, il volto della squadra. È stato lui a convincere Vinnie a giocare con il tricolore sulla spalla, con una telefonata di due ore dopo la visita — la prima, l’anno scorso — del nipote in Italia.

È la vittoria del sacrificio: del lavoro difensivo mostruoso di Sam Antonacci 23enne dei Chicago White Sox (che, con qualche brufoletto sulla faccia pulita, pare ancora più giovane di Caglianone), Antonacci che oltre ad acchiappare qualunque cosa — i replay delle giocate più belle della serata sono da applausi — ha piazzato anche il fuori campo che ha chiuso i giochi. È la vittoria del lanciatore Aaron Nola (Philadelphia Phillies) ex promessa mai esplosa fino in fondo che è uno dei leader degli azzurri e che ricorda spesso con onore come il suo cognome indichi la città campana dalla quale partirono i suoi bisnonni per andare in Louisiana.

È, sopratutto, il trionfo della «wildcard» Giacomino Lasaracina, terza base che gioca in Italia (Settimo) e che in questo torneo sforna home run come cornetti. I media americani avevano presentato con una certa sufficienza la partita: d’altronde Team Usa contava su fenomeni come Judge e il (non simpaticissimo) Bryce Harper che alle medie già mandava regolarmente la palla fuori dal campetto della scuola bersagliando il parcheggio e aveva trattato con sufficienza il Wbc («Non è che siano esattamente le Olimpiadi»). Team Italia infuria da ieri sui social americani grazie all’idea geniale dell’ex allenatore Mike Piazza — ex giocatore Mlb ora imprenditore, ex presidente della Reggiana calcio — che nel 2023 aveva deciso di piazzare in pancina una macchina per l’espresso.
La macchina del caffé è ormai una star: un incaricato la porta dal pullman agli spogliatoi fino alla panchina, e l’espresso è diventato il rito con il quale i ragazzi festeggiano una bella azione. «Team Caffeina», rideva il commentatore della Espn mentre i giocatori brindavano con i bicchierini di espresso e si baciavano sulle guance, «Italian style».

12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 08:55)